Negli ultimi anni i podcast hanno registrato una popolarità in costante crescita, trasformandosi da un formato di nicchia a un’opportunità concreta per le strategie di marketing digitale.

La loro capacità di coinvolgere e fidelizzare un pubblico di utenti attraverso contenuti fruibili sempre e ovunque, li rende uno strumento molto potente per i marketer.

In questo articolo esploreremo cosa sono i podcast e i motivi della loro popolarità, ma anche chi sono gli ascoltatori tipo e quali le piattaforme più diffuse. Infine, vedremo come integrare efficacemente i podcast nelle strategie di marketing omnicanale.

Cosa sono i podcast

I podcast sono programmi audio resi disponibili online che possono essere ascoltati in streaming o scaricati in locale sui propri dispositivi. Coprono una vasta gamma di argomenti, dai notiziari ai talk di attualità, fino alle storie fiction e alle lezioni sui topic più disparati. Offrono contenuti per tutti gli interessi e la loro facilità di accesso li rende un mezzo di comunicazione flessibile e altamente personalizzabile in base al proprio target.

Tra gli elementi che ne hanno permesso la nascita riconosciamo l’avvento di internet, la commercializzazione dell’Apple iPod e, più in generale, la digitalizzazione degli strumenti per la produzione audio. Da qui il termine "podcast", che altro non è che l’unione delle parole iPod (sì, quello Apple) e broadcast, trasmissione.

La rivoluzione rispetto alla radio? Sta tutta nella sua modalità di fruizione on-demand, libera da luoghi e, grazie alla possibilità di scaricare i contenuti, anche libera dalla rete. Un nuovo modo di informarsi, istruirsi e intrattenersi, a prescindere da dove ci si trova.

La crescita del formato podcast

Da quando nel 2004 venne usato per la prima volta il termine podcast, la crescita di questo formato ha continuato a registrare dati in crescita costante.

Solo nel luglio 2021 il 31% degli italiani, pari a circa 9,3 milioni, dichiarava di aver ascoltato almeno un podcast nel mese precedente (indagine IPSOS su un campione di 2.300 persone di età compresa tra i 16 e i 60 anni). Nel 2023, la nuova ricerca condotta su un campione dalle caratteristiche demografiche sovrapponibili, registrò un ulteriore aumento dei dati di ascolto, con il 39% di italiani che ha ascoltato almeno un podcast nel mese precedente (11,9 milioni). Questi dati evidenziano come il podcasting stia diventando una parte sempre più rilevante del consumo di contenuti digitali.

Ma a cosa può essere attribuito il successo dei podcast? Vediamolo insieme:

I podcast più ascoltati in Italia

Come visto in precedenza, in Italia i podcast hanno conquistato un pubblico vasto che si conferma interessato al formato. Tra i podcast più ascoltati in Italia troviamo:

Podcast: l'aspetto audio del marketing

Il podcast è uno strumento prezioso per le strategie di marketing, perché rappresenta una dimensione unica per creare una connessione più profonda con la propria audience, giungendo a un rapporto quasi personale con il target.

Vediamo insieme quali sono i principali vantaggi del podcast marketing:

L’audience moderna ha esigenze nuove ed ecco perché il podcast marketing sta registrando tanto successo a discapito della radio tradizionale: perché è uno strumento flessibile e versatile in grado di adattarsi alla società che cambia.

Secondo il report Spotify del 2023, il 76% dei GenZ vede i podcast come un mezzo che avvicina le persone alla cultura rappresentando una fonte di informazioni più autorevole, nonché come uno strumento per approfondire rapidamente argomenti che non vengono affrontati a scuola.

Inoltre, il 44% dei Gen Z ammette di avere una maggiore fiducia degli annunci ascoltati su Spotify rispetto a quelli dei social media, in quanto percepiscono questo spazio più affidabile per scoprire nuovi prodotti e servizi.

Secondo Gaia Passamonti, autrice di "Podcast marketing", la forza dei podcast starebbe in queste 4 caratteristiche, che li differenzierebbe dalla radio:

Un aspetto di cui tener conto quando si parla di podcast marketing è il fatto che sì, i podcast sono utili per fare informazione e intrattenimento, ma sono soprattutto uno strumento di marketing.

Rappresentano un canale utilissimo per diffondere i valori del proprio brand e per rafforzarne l’awareness: basti pensare che l’81% degli ascoltatori compie un’azione verso il brand al termine della riproduzione. Le azioni possono essere tra le più semplici, come connettersi con il brand sui social media, alle più concrete, come cercare un prodotto online o parlare del podcast, e dunque del brand, ad altre persone.

Podcast marketing: l'abbiamo usato in strategia

Abbiamo visto che integrare i podcast nella propria strategia di marketing può risultare particolarmente efficace in svariati settori. Noi abbiamo sviluppato una strategia su misura per un nostro cliente del settore turismo: West of Sicily.

West of Sicily è il portale di promozione territoriale del Distretto Turistico della Sicilia Occidentale volto allo sviluppo turistico di questa parte del territorio siciliano.

Andiamo a dare un'occhiata a come ci siamo mossi per inserire il podcast di West of Sicily nella strategia di marketing del Distretto:

Individuazione degli obiettivi
È stato scelto di orientare le attività al seguente obiettivo: far conoscere la Sicilia Occidentale come meta turistica al pubblico italiano e estero.

In conclusione, il podcast marketing non è solo un trend passeggero, ma una componente strategica in forte crescita che offre innumerevoli opportunità per coinvolgere e fidelizzare il pubblico. Sfruttare il potere dei podcast può aiutare le aziende a raccontare la propria storia in modo autentico e avvicinare il brand ai consumatori, consolidando relazioni durature e di valore.

Negli ultimi tempi, stiamo assistendo alla grande evoluzione dell'intelligenza artificiale che sta aprendo le porte a nuovi scenari professionali catapultandoci in ciò che sembra essere già il futuro.

Tema caldo, caldissimo: l'intelligenza artificiale (IA) è il risultato di studi e ricerche scientifiche in ambito informatico e non solo. Sotto l’etichetta “artificial intelligence” rientrano tutti quei sistemi intelligenti, per l’appunto, in grado di imitare le capacità cognitive umane, come l'apprendimento, il ragionamento e la risoluzione di problemi.

Si è parlato di impatto sul mercato del lavoro, licenziamenti di massa, competenze che presto non saranno più richieste, e di veloci salti in avanti verso una società che non sarà più costretta a lavorare perché l’intelligenza artificiale potrà prendersi carico di tutti quei mestieri per cui è richiesta forza fisica o grandi livelli di analisi e calcolo.

L'intelligenza artificiale ci ha già stupito con strumenti di lavoro alla portata di tutti e con app che permettono anche ai meno creativi di cimentarsi in musica e svariate espressioni artistiche.

In questo articolo abbiamo voluto delineare lo stato delle cose: scopriremo quali tipi di AI esistono a tutt’oggi, a cosa serve l’intelligenza artificiale e come possiamo usarla nel digital marketing.

Le immagini di questo articolo sono tutte generate con l'intelligenza artificiale di Canva. Ci siamo divertiti a interrogare l'IA e a scoprire i risultati delle nostre richieste.

Che cos'è l'intelligenza artificiale?

Partiamo dalle basi. Esistono diverse definizioni di intelligenza artificiale, ma in generale si può affermare che si tratta di un'ampia gamma di tecnologie che consentono ai computer di svolgere attività che tradizionalmente richiedono l’intervento dell’intelligenza umana.

Quando parliamo di AI, cosa intendiamo realmente? L’intelligenza artificiale trova già applicazione nei settori della sanità, finanza, produzione, trasporti, retail e chi più ne ha più ne metta. Attualmente, l’utilizzo dell’artificial intelligence si è sviluppato in queste forme:

In un’analisi pro e contro, tra i potenziali benefici emergono anche alcune preoccupazioni. Se da un lato l’AI sembra poter aumentare la produttività e l'efficienza umane, migliorando anche la qualità dei servizi offerti e contribuendo a snellire la comunicazione verso i consumatori, dall’altro si teme che l’uso dell’intelligenza artificiale possa violare la privacy ed esulare il controllo umano.

I timori verso uno strumento nuovo e potentissimo che, oltretutto, imita le capacità umane sono del tutto leciti, anche se a volte estremi. Resta comunque il fatto che l’intelligenza artificiale segue sviluppi molto rapidi e che abbiamo contatti con strumenti che utilizzano l’IA quotidianamente, solo che non sempre lo sappiamo!

Fun fact: alla richiesta di creare un'immagine di un uomo con uno smartphone in mano, abbiamo ottenuto una donna che guarda con attenzione il retro del suo telefono!

Intelligenza artificiale e digital marketing

L'applicazione dell’IA nel settore del marketing digitale sfrutta principalmente la capacità di raccolta di dati, di elaborazione del linguaggio naturale, ma anche il machine learning e l'analisi dei dati per ottenere approfondimenti sui clienti e competitor, e svariate automazioni.

Il vantaggio dell'IA è che permette di ottenere rapidamente informazioni sui comportamenti dei clienti raccogliendo grandi quantità di dati. Questi dati possono essere utilizzati per rispondere e adattarsi alle esigenze dei clienti in base alle loro azioni e preferenze.

L’AI, infatti, può analizzare azioni, fare previsioni dei comportamenti per conoscere le preferenze, le abitudini e i bisogni degli utenti. Sembra un sogno, vero? Pensate a quanto tempo si può dedicare ad altro, mentre l’intelligenza artificiale elabora dati e tira le somme, dando suggerimenti e consegnando ai marketer strategie già ottimizzate per il funnel marketing o il customer journey di quei precisi consumatori, sia sul versante siti sia nell’ambito di annunci e copywriting.

E non finisce qui perché l’intelligenza artificiale è anche in grado di adattarsi e migliorare nel tempo utilizzando feedback e nuovi dati.

Non dimentichiamoci che l’intelligenza artificiale non soppianta il ruolo umano: si tratta di uno strumento, una tecnologia che ci permette di potenziare le nostre stesse capacità di analisi e di strategia riducendo i tempi di produzione e di messa a terra degli output. C’è da aggiungere che, in particolar modo per gli strategist, è proprio la competenza in carne e ossa a fare la differenza in termini di efficacia e di applicazione.

In soldoni, i marketer sono essenziali proprio per il loro tocco umano!

L’intelligenza artificiale generativa: in breve, cos’è e a cosa serve

L’intelligenza artificiale generativa è forse quella più chiacchierata nel settore del marketing digitale. Questo tipo di intelligenza, infatti, utilizza modelli avanzati di machine learning e deep learning per creare dati nuovi e originali sulla base del comando, o prompt, che le viene fornito.

A differenza di altre forme di IA che si concentrano sull'analisi o sulla classificazione dei dati, il modello generativo crea nuovi contenuti che non esistono nei dati su cui è stato addestrato.

Principalmente, chi si occupa di marketing digitale può sfruttare questo tipo di intelligenza per generare testi, non a caso stiamo assistendo a una vera e propria guerra dei prompt, quindi per scrivere articoli, rispondere a domande, creare storie, trovare ispirazione per le strategie di marketing, avere caption bell’e pronte e persino scrivere codice, oppure creare immagini e comporre musica.

Nel dettaglio tecnico, l’intelligenza artificiale generativa utilizza vari modelli di machine learning, tra cui:

I tool IA più utilizzati nel digital marketing al momento

Designer, social media manager, copywriter, SEO specialist, advertiser di tutti i canali hanno a disposizione un ventaglio di tool che operano in regime di intelligenza artificiale e che aiutano nel proprio lavoro quotidiano.

Nonostante l’hype generato da ChatGPT che può essere lo strumento di intelligenza artificiale generativa più discusso, ce ne sono molti altri che aiutano i marketer nei loro ruoli quotidiani. Possono aiutare i marketer in una varietà di funzioni, dalla generazione di contenuti all'automazione, alla SEO e al design.

Ecco alcuni degli strumenti di IA attualmente più consigliati da chi li usa ogni giorno:

Sguardi "ammiccanti" e duck face sembrano essere la prima scelta per l'intelligenza artificiale a cui abbiamo chiesto di realizzare un'immagine che mostrasse la bellezza.

AI per il marketing: come si comportano i brand

Cavalcare l’onda dell’IA generativa? Sì, molti brand l’hanno già fatto e, in alcuni casi, con risultati ironici e risvolti virali.

In barba all’importanza dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla nostra vita quotidiana digitale, sono tante le aziende che hanno scelto di giocare con l’AI per le proprie campagne di marketing, dando per scontato che tutta l’utenza fosse sul pezzo. D’altro canto, si sente parlare di intelligenza artificiale anche in televisione, nonostante il fenomeno abbia la sua vera grande eco online.

Se a livello mondiale ci si aspetta che gli sforzi verso l'implementazione dell'intelligenza artificiale generativa portino a una maggiore efficienza e produttività, tra riduzione dei costi e il miglioramento dei prodotti e servizi esistenti, i brand hanno invece già sfruttato l’IA ma in modo strategico per la promozione di prodotti e stimolo alla notorietà dei propri marchi.

È il caso di Heinz, potentissimo brand del settore food con un ketchup che non ha bisogno di grandi presentazioni. Heinz ha sfruttato l’intelligenza generativa per confermare come il suo marchio iconico sia persino noto all’IA.

Divertendosi e rendendo i confini tra realtà e artificialità ancora più blandi, Virgin Voyages ci porta nel dietro le quinte della campagna che vede protagonista JLo. In questo caso si esplicita già che l’ambassador sarebbe stata artificiale, ma attraverso i reali attori Virgin Voyages spinge sui plus dei propri viaggi rivolgendosi a diversi target.

Un altro brand che ha sfruttato la scia delle novità portate dall’intelligenza artificiale è Dove con la sua campagna di riflessione sull’impatto delle immagini generate artificialmente. In linea con i suoi valori, infatti, Dove esprime seri dubbi sugli standard di bellezza che in automatico l’IA crea se interpellata, giocando sull’uso dei prompt e la mission del Brand.

Quindi, invece di utilizzare l’intelligenza artificiale “solo” come strumento per l’output di tutte le attività di marketing, i brand più coraggiosi hanno utilizzato il clamore creato da questi stessi tool di generative AI per la loro comunicazione, strappandoci sicuramente un sorriso.

Un sorriso, però, ce lo strappa anche sapere che grazie all’intelligenza artificiale riusciamo già a targettizzare meglio, a portare gli utenti a un'interazione migliore e a spendere in modo più performante il budget.

A quanto sembra, per l'intelligenza artificiale lo scenario del futuro dell'IA ha il volto di una donna astronauta, bionda con gli occhi azzurri dallo sguardo nostalgico.

Come si evolverà l'intelligenza artificiale?

Secondo i trend e statistiche raccolti da Forbes, il mercato dell’IA può raggiungere i 407 miliardi di dollari entro il 2027.

Sappiamo già, perché noi stessi siamo spettatori, che il campo dell'intelligenza artificiale è in rapida evoluzione ed attualmente è complesso disegnare gli scenari futuri.

Ciononostante, è chiaro che l'IA continuerà a svolgere un ruolo importante nelle nostre vite nei prossimi anni e bisogna tenersi al passo, aggiornandosi sulle potenzialità dei tool di AI, sulle loro applicazioni e le svariate implicazioni.

Infatti, anche in Italia il mercato dell'intelligenza artificiale è in crescita, con un valore stimato di 5,7 miliardi di euro entro il 2025, mentre almeno un italiano su 4 ha già interagito una volta con ChatGPT.

Quindi, se da un lato è difficile esporsi delineando scenari futuristici in cui, tra macchine volanti robot umanoidi, l’essere umano non dovrà più lavorare, dall’altro possiamo già dire che l’intelligenza artificiale si è già insinuata sottopelle, almeno digitalmente parlando.

Forse non ce ne siamo neanche accorti, forse ne siamo più consapevoli, in ogni caso l’IA è già qui e con un risvolto inaspettato: portarci a una riflessione, più ampia, su noi stessi.

Per chiudere, abbiamo chiesto a Chat GPT “Come si evolverà l'intelligenza artificiale?”, giusto per sapere cosa ne pensa a riguardo: il risultato? Un breve trattato generato con la stessa passione di Nostradamus, speriamo però più oggettivo.

"L'evoluzione dell'intelligenza artificiale (IA) è un argomento affascinante e complesso, con molteplici direzioni di sviluppo. Ecco alcune delle principali aree in cui l'IA potrebbe evolversi nei prossimi anni:

L'IA è destinata a evolversi in modi che oggi possiamo solo immaginare, con un potenziale enorme per trasformare quasi ogni aspetto della società. Tuttavia, questa evoluzione dovrà essere gestita con attenzione per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi".



Storie di South Working ospita Silvia Gennaro, Head of Marketing per Southside, per la nuova intervista che vuole esplorare e raccontare cosa significa lavorare nel digital marketing dalla Sicilia.

Silvia è nata a Palermo ma negli ultimi 15 anni della sua vita ha avuto modo di vivere in California, a Roma, a Barcellona (dove si è formata professionalmente) e persino alle Canarie, dove torna con molto piacere a lavorare da remoto ormai ogni anno.

Se vivere nella capitale, negli Stati Uniti e anche in Spagna le ha dato molto sia a livello personale che professionale, la pandemia è stata per lei il trigger per iniziare un percorso di rientro in Sicilia con Palermo come base.

Tra voglia di tornare e la possibilità di essere una nomade digitale, Silvia Gennaro ci racconta come sta partecipando al cambiamento che vede la Sicilia come l’attuale frontiera del South Working.

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Digitale?

Il mio percorso professionale è stato super variegato come la mia storia, ho sempre amato la sfida che si lega alle vendite e sono una persona che cerca di trovare il valore nelle cose e nelle persone.

Ho sempre saputo di volere una certa flessibilità nel lavoro e sono sempre stata una persona tanto pratica quanto creativa.

La mia carriera inizia a Barcellona, con un primo lavoro in una startup molto nota in Spagna (Wallapop), qui ho iniziato nella moderazione di catalogo e dopo un mese ho avuto l’opportunità di mettere su un team di 20 moderatori e di creare processi e gestire i loro flussi di lavoro.

Questa prima esperienza di junior management è stata molto importante per me e mi ha dato modo di familiarizzare con l’ecosistema startup, di cui mi sono innamorata.

Dopo un po’ è nato in me il desiderio di fare qualcosa che potesse ancora di più coinvolgere la mia personalità, metodica ma anche abbastanza creativa. Così ho iniziato un percorso di upskilling, in cui prima di tutto ho individuato quale settore potesse interessarmi di più.

In questo periodo durato un anno, ho lavorato in Amazon e collaborato come stagista con una agenzia di social media marketing, finché a settembre 2018 ho iniziato a lavorare in una startup che si occupa di sostenibilità ambientale come Country Manager Italia e lì sono rimasta per più di due anni ricoprendo successivamente anche altri ruoli per il sud Europa.

Con l’arrivo della pandemia ho cominciato la mia attività di libera professione, con consulenze per aziende e di personal branding in seguito all’esperienza maturata con campagne di influencer marketing.

In questo momento ho cominciato la vita da nomade digitale tra Barcellona, la Sicilia e le isole Canarie. Questa maggiore frequenza di permanenza in Sicilia mi ha permesso di osservare cosa si stesse muovendo a Palermo in termini di opportunità grazie al digitale e di investire ancora una volta nel mio upskilling con un master in digital marketing di Edgemony, che mi ha aiutato non solo a chiudere il cerchio delle mie competenze nel digital marketing complementando con Paid ads e nozioni di CRM che ho potuto subito mettere in pratica con una startup palermitana in ambito health tech Restorative Neurotechnologies.

Nell’ultimo anno e mezzo ha avuto modo di collaborare con tante aziende, persone e realtà interessanti (Magnisi, LB&Partners, Lisca Bianca solo per citarne alcuni) fino a giungere alla mia attuale società, Southside.

Sono felice della posizione che ricopro adesso come Head of Marketing per Southside, società di consulenza per aziende, credo che sia una bellissima realtà, con cui stiamo costruendo tante cose belle per e con imprenditori locali e non.

Quali sono gli insegnamenti più importanti che hai ricavato dalle tue esperienze professionali precedenti?

Le tappe più significative delle mie esperienze precedenti sono quelle in cui ho pianificato un cambiamento, ho avuto fede sul fatto che “Rome wasn’t built in a day” e che ci sono dei momenti in cui stai vivendo un'evoluzione interiore e stai reinvestendo in te stessa senza che nessuno capisca dove tu voglia andare e va bene così.

Ci sono stati momenti in cui ho dovuto prendere il cuore in mano e buttarmi, altri in cui ho dovuto avere fede nel processo e pazienza, non ho mai smesso di studiare, imparare cose nuove e assorbire da chi aveva qualcosa da insegnarmi.

Cosa ti ha portato a lavorare nel digitale dal Sud Italia?

Tornare a far base a Palermo è stata una mia scelta, lungamente ponderata, che ha stupito molto alcuni e non troppo altri.

Diciamo che una parte della scelta è stata personale e un’altra legata a una forte voglia di dare il mio contributo dopo tanto tempo lontana da casa mia.

Fare il South Working mi appaga perché applico le mie regole quali la flessibilità, lavoro da remoto, sport (pratico il surf da quando visito le Canarie), viaggi, remote work da altre località. Da un paio d’anni dedico anche parte del mio tempo all’insegnamento del digital marketing per diverse realtà e ho scoperto che mi piace molto.

Ho visto che l’insegnamento amplifica in altro modo il mio impatto sul territorio e le persone che incontro, grazie alla possibilità di offrire degli strumenti alle persone per comunicare meglio i propri business o dar vita ai loro progetti.

Pro e contro: quali sono le sfide e quali i vantaggi di lavorare nel marketing digitale dalla Sicilia?

I veri pro per me sono quelli di avere vicina la mia famiglia, e di poter riconnettermi con le tradizioni che mi sono mancate o in alcuni casi neanche conoscevo avendo passato la metà della mia vita altrove.

I contro invece riguardano la grossissima sfida di mentalità e ambientale/sociale: spesso se hai gli occhiali dell’”altrove” come me puoi sentirti molto solo al tuo rientro.

C’è una cosa chiamata “reverse culture shock” che è proprio quel sentimento identificato in psicologia nelle persone che hanno vissuto tanto tempo in un altro contesto e poi sono rientrate a casa.

Penso che per la vita che faccio e per come sono fatta forse convivrò sempre un po’ con questo sentimento, ma d’altra parte penso che sia molto bello accogliere come uno straniero qualcosa che in realtà ti appartiene e allo stesso tempo sentirsi parte attiva del cambiamento.

A parte che ho potuto conoscere tante persone che come me hanno vissuto altrove e sono rientrati in Sicilia e con loro anche sognare la Sicilia che vorremmo.

Ci dai 3 consigli per chi, come te, vorrebbe fare South Working?

Consiglio n.1: ascolta il tuo istinto e trova i tuoi motivi per farlo!

Consiglio n.2: trova il tuo modo, non c’è un solo modo per farlo, è necessario conoscere te stesso e avere chiare quelle competenze forti e quelle caratteristiche forti che sempre ti salveranno anche nelle difficoltà, se ancora non ce le hai, aspetta a fare questo passo

Consiglio n.3: se credi di poter fare il passo, ma ti stai cag**do sotto è normale anche quello, se non arriva il momento giusto stic**zi, inizia a pianificare e muoviti! Le cose, se ti muovi, arrivano.

Tutti abbiamo assistito al boom di Threads, la nuova app di Instagram che, in poco tempo, ha cambiato il modo di comunicare online.

Dal suo lancio, avvenuto il 5 luglio 2023, ha registrato circa 95 milioni di threads e più di 190 milioni di like nelle prime 24 ore e raggiunto i 2 milioni di utenti nelle prime due ore, superando in questo modo il benchmark di 1 milione di utenti in cinque giorni.

In un mondo sempre in evoluzione, è essenziale rimanere al passo con le tendenze e capire come sfruttarle al meglio in particolar modo, se nel momento in cui nasce una nuova funzionalità che può ampliare l’uso del digitale, tutti corrono a esplorarla e disegnarne i futuri possibili risvolti.

In questo articolo ci tuffiamo nelle caratteristiche e nelle potenzialità di Threads, confrontandole con il social che ha fatto storia e cercando di capire cosa rende questa applicazione così speciale.

Mettetevi comodi, il viaggio sta per iniziare!

Che cos'è Threads di Instagram?

Partiamo dall’inizio e vediamo subito di cosa si tratta. Threads di Instagram, lanciato in Europa a dicembre 2023, nasce dall’idea di poter comunicare in modo diretto e semplice con i propri amici, condividendo così ogni piccolo momento.

Progettato per essere un'estensione naturale di Instagram, ma con un tocco di esclusività, lo possiamo immaginare come un pub dove gli amici più stretti si riuniscono per un aperitivo e iniziano a condividere foto, video in modo rapido e diretto.

Tra le sue funzionalità, una che ha conquistato gli utenti è la possibilità di creare post o rispondere agli utenti con una nota vocale di 30 secondi, proprio come WhatsApp. Una vera e propria novità nel mondo social che permette di comunicare in modo autentico e veloce.

Con la sua interfaccia intuitiva semplifica il processo di condivisione, offrendo a tutti gli utenti un’esperienza autentica, incentrata sulle relazioni personali.

Threads offre funzioni che permettono di aggiornare rapidamente il proprio stato e creare dei sondaggi, rendendo la comunicazione più immediata e personale.

Threads vs X

A questo punto direte che non è altro che la copia di X (ex Twitter per i Millennial). Prendete popcorn o patatine e analizziamo insieme le differenze dei due social.

X è stato recentemente acquisito e ribattezzato da Elon Musk. È conosciuto come il social dove poter avviare conversazioni pubbliche e scambiare idee con utenti di tutto il mondo. Su X è possibile seguire gli argomenti di tendenza, grazie agli appositi hashtag e alla sua sezione dedicata; in questo modo gli utenti possono seguire le notizie del mondo in tempo reale.

Ma ricapitoliamo le differenze:

Threads

X (Twitter)

Entrambi i social offrono agli utenti esperienze uniche e differenti tra loro. La scelta di quale social utilizzare dipende dalle esigenze e dalle preferenze degli utenti. Quindi non c’è un social migliore dell’altro, tutto dipende da con chi si vuole interagire.

Quando usare Threads in strategia

Abbiamo parlato di cos’è Threads, delle sue caratteristiche e se è paragonabile a X, adesso vediamo quando usarlo per una strategia marketing. Il suo utilizzo potrebbe rivelarsi utile in diversi contesti.

Facciamo una lista:

Threads permette di dare un tocco personale alla comunicazione e instaurare un legame più forte!

Casi di successo: le aziende utilizzano Threads con successo

Diverse aziende hanno sfruttato le potenzialità che offre il nuovo social per raggiungere gli obiettivi di marketing. Vediamo da più vicino alcuni esempi:

Con questi pochi esempi si può notare come le aziende e/o i brand abbiano utilizzato Thread in modo efficace, raggiungendo i propri obiettivi di marketing. Threads può rivelarsi uno strumento prezioso per aumentare la brand awareness, fidelizzare il pubblico e generare conversioni. Basta un po’ di creatività!

Per concludere, Thread si mostra come un social da implementare nella propria strategia, dove poter creare un legame autentico e personale, comunicando direttamente con il proprio pubblico.

In questa introduzione avremmo dovuto parlare di quanto il mondo sia cambiato dalla fine del 2022 quando Chat GPT ha fatto irruzione nelle nostre vite. Dopo essere stati circa 10 minuti davanti alla pagina bianca con il cursore lampeggiante, abbiamo fatto l’unica cosa che ci veniva in mente:

Non che non conosciamo gli infiniti modi in cui l’uso massiccio dell’intelligenza artificiale ha cambiato la nostra vita; ma siamo ormai così abituati a fare affidamento su Chat GPT che quasi non riusciamo a cominciare niente senza averla prima consultata.

L'avvento dei Large Language Models (LLM) come GPT (Generative Pre-trained Transformer) di OpenAI ha avuto un impatto significativo su molteplici settori, trasformando le modalità di interazione, creazione di contenuti, sviluppo di software e molto altro.

Questa tecnologia è stata fondamentale in campi come il marketing, il giornalismo, la programmazione, la ricerca e l’istruzione (e questi sono solo alcuni degli esempi pratici che mi ha fatto Chat GPT).

Ma spesso arrivare al risultato desiderato non è così semplice, in particolar modo per progetti complessi, ci ritroviamo quindi con dei risultati inutilizzabili, dopo aver perso tempo prezioso a parlare con un chatbot che non ci sembra più così intelligente.

Sicuramente questa esperienza risulta familiare a molti e il motivo è che, per quanto ci piaccia umanizzare gli strumenti di intelligenza artificiale, dobbiamo ricordarci che sono pur sempre dei computer e che non dobbiamo comunicare con loro come se ci rivolgessimo a un’altra persona.

Nessun modello linguistico ha subito dei maltrattamenti per scrivere questo articolo.

Per questo motivo da quando i LMM sono entrati nel discorso pubblico si è cominciato anche a parlare di prompt.

I prompt giocano un ruolo cruciale come interfaccia tra le complesse capacità computazionali dell'IA e le esigenze pratiche degli utenti. Creare prompt efficaci per l'IA, che sia Chat GPT o Google Gemini, non solo aumenta la produttività ma migliora anche la precisione con cui l'intelligenza artificiale può eseguire compiti specifici, trasformando dati grezzi in insight azionabili e strategie raffinate.

Questo articolo esplorerà come funzionano i prompt e quali sono le best practice per creare prompt efficaci nelle strategie di digital marketing.

Cos'è un prompt per l'IA?

Un prompt è semplicemente un comando: in informatica indica il segno che compare sul monitor del computer per segnalare all’utente che il sistema è pronto a ricevere istruzioni.

Se parliamo di LLM i prompt possono essere visti come istruzioni che diamo all'IA per indirizzarla verso un determinato compito.

Un prompt ben formulato è essenziale perché guida l'IA nel comprendere esattamente cosa ci aspettiamo, l'efficacia di un prompt dipende quindi dalla chiarezza e dalla precisione con cui viene formulato. Tanto più chiare e dettagliate saranno le nostre istruzioni, tanto più il risultato sarà aderente alle nostre aspettative.

Oltre a essere una semplice istruzione, il prompt per l'IA può essere arricchito con esempi o specificazioni che aiutano il modello a capire il contesto o il tono desiderato. Per esempio, se stiamo chiedendo di scrivere una poesia, possiamo aggiungere specifiche come lo stile o il tema della poesia.

Inoltre, il concetto di "prompt" non si limita solo al testo, in sistemi visivi o altri tipi di IA, come quelli utilizzati per riconoscere oggetti o suoni, il prompt può consistere in immagini o audio che servono da esempio o da guida per il compito richiesto.

Dunque il prompt è un elemento cruciale nell'interazione con sistemi di intelligenza artificiale e la sua formulazione influisce direttamente sulla capacità dell'IA di fornire risposte utili e pertinenti.

Come si crea un prompt (per Chat GPT e non solo)?

Anche se il miglior modo per imparare a dialogare con le IA è provare a lungo per cercare di capire quali comandi sono i più adatti per le nostre esigenze, esistono alcune semplici tecniche che possono aiutarci nel creare prompt efficaci.

Sicuramente il più usato è il role-playing una tecnica che consiste nel dare all'IA un ruolo specifico, come quello di un esperto in un determinato campo.

Il primo passo nel role-playing è definire chiaramente il ruolo che l'IA dovrebbe assumere. Questo può essere basato su professioni (come un medico, un avvocato, un agente di viaggi), personaggi storici o di fantasia, o anche su specifici comportamenti o toni (ad esempio, formale, amichevole, tecnico).

Una volta stabilito il ruolo, il prompt viene formulato in modo da riflettere questa identità. Ad esempio, se l'IA sta impersonando un esperto di digital marketing, il prompt potrebbe chiederle di elaborare un piano media o di fornire consigli su un target specifico.

I prompt formulati con il role-playing tendono a produrre risposte più pertinenti poiché l'IA ha una "guida" su come approcciare la questione.

Altre tecniche che si possono utilizzare per strutturare al meglio i prompt sono:

Barbie prompt engineer

Il prompt engineer: una nuova figura

L'evoluzione dell'intelligenza artificiale ha portato alla nascita di nuove professioni, tra cui quella del prompt engineer.

Gli ambiti di pertinenza del prompt engineering rimangono ancora abbastanza sfumati, visto che si tende a confondere questa con quella di altre figure che lavorano in ambito AI.

Il prompt engineer è specializzato nella creazione degli input testuali che guidano i modelli di IA nella generazione di risposte o output specifici. Il suo lavoro è fondamentale per massimizzare l'efficacia e l'efficienza dei modelli, assicurando che le risposte generate siano pertinenti.

I prompt engineer trovano impiego in una varietà di settori dal marketing allo sviluppo di software ma non esiste un percorso di studi specifico.

Diventare prompt engineer richiede delle competenze trasversali che comprendono da un lato la comprensione dei meccanismi di funzionamento dell’AI, dall’altro anche una spiccata creatività e propensione al ragionamento logico-deduttivo.

Sembra inoltre che il nuovo trend per le aziende statunitensi di AI sia assumere esperti di linguistica per la creazione dei prompt. Potrebbe questo aprire nuove prospettive per i laureati in materie umanistiche? È una possibilità concreta visto che alla base della elaborazione di un buon prompt ci sono pensiero creativo e conoscenza della lingua.

Diffidare dai prompt per AI gratuiti

Il materiale online su come creare prompt efficaci è pressoché infinito, e si trovano anche tanti comandi preconfezionati e pronti all’uso, il rischio in questo caso è che un prompt generico creato da altri non sempre si adatti alle nostre specifiche necessità.

In generale, nell’AI come in qualsiasi altro campo, non bisogna fidarsi di chi promette di farti diventare un esperto in poco tempo. Niente può sostituire le ore passate davanti al computer a provare nuovi prompt, ma il materiale online è sicuramente un buon punto di partenza.

Invece di fornire dei prompt definitivi che si adattino a qualsiasi strategia di marketing andremo a esplorare qualche esempio che abbiamo veramente utilizzato nella creazione di campagne di lead generation.

L'obiettivo non è tanto dare una soluzione semplice che può essere riproposta all’infinito, quanto invece fare vedere come, combinando varie tecniche per la creazione di prompt, si possano trovare comandi specifici che aiutino nell'ottimizzare la strategia di funnel marketing.

In conclusione non esistono scorciatoie o formule magiche per creare i prompt perfetti per la strategia di marketing, anzi probabilmente non esistono neanche i prompt perfetti in generale.

Esistono invece poche tecniche e molti tentativi che possono far aumentare la performance delle campagne e migliorare il lavoro dei marketer.

Da quando, circa un anno fa, è cambiato il nostro posizionamento di mercato, abbiamo iniziato ad avvertire l'esigenza di una trasformazione che fosse anche interna e che si riflettesse sulla nostra struttura organizzativa. Abbiamo così avviato un percorso di change management che ci ha portato alla transizione a un nuovo modello organizzativo agile di tipo team-driven, ovvero incentrato su squadre - che abbiamo chiamato “Growth Team”- e che ci ha aiutato a “scaricare a terra” in modo ancora più percepibile ed efficace il nostro posizionamento da “Growth Agency”.

In questo articolo approfondiremo insieme:

I modelli organizzativi più diffusi

Facciamo, allora, un passo indietro e partiamo da cosa si intende per modello organizzativo:

Per modello o struttura organizzativa si intende un framework che definisce come un'azienda organizza e gestisce le sue risorse, processi e attività per raggiungere i suoi obiettivi.

Il modello organizzativo è, in sostanza, un sistema operativo,che permette di identificare e pianificare:

Lo scopo di ogni modello organizzativo è sia migliorare l’efficacia – ovvero la capacità di raggiungere gli obiettivi dell’azienda – sia l’efficienza, ovvero il modo in cui gli obiettivi vengono raggiunti.

La struttura organizzativa, come è intuibile, può assumere molte forme in base a:

In base a questi fattori, si distinguono diversi modelli organizzativi che vengono anche ibridati tra loro. In questo articolo passeremo in rassegna i 4 principali:

Struttura organizzativa Piramidale o Gerarchica

Questa struttura si basa sul vecchio principio del “Command&Control”, per cui la catena di comando va dall'alto (per esempio, il CEO) verso il basso (gli impiegati) e ciascun impiegato è sotto il controllo di un supervisore.

È uno dei modelli più datati e utilizzati soprattutto nelle piccole e micro-imprese a gestione familiare con flussi di lavoro semplici e in cui le decisioni vengono prese “da pochi”. Nel tempo sono emersi i suoi principali svantaggi:

Struttura organizzativa Funzionale

Si tratta di un modello simile a quello gerarchico: è basato su “funzioni” in base alle quali i dipendenti che hanno una determinata specializzazione vengono raggruppati nello stesso reparto o dipartimento (Marketing, Sales, HR, Finance ecc.).

Ogni dipartimento è separato e viene gestito in autonomia. Presenta gli stessi svantaggi del modello gerarchico, mentre come vantaggio principale ha quello di permettere ai dipendenti di sviluppare molto bene la propria specializzazione. Tuttavia, il rischio principale è connesso ad una mancanza di visione complessiva dell’azienda, della sua strategia e dei suoi obiettivi, che deriva dalla scarsa comunicazione tra aree diverse.

Struttura organizzativa a matrice

Si tratta della struttura tipicamente utilizzata da organizzazioni di grandi dimensioni che lavorano per progetti complessi che richiedono il coinvolgimento di diverse funzioni aziendali.

Questo modello prende a prestito elementi della struttura funzionale, consentendo ai dipendenti di lavorare su progetti trasversali mentre mantengono un'affiliazione funzionale. La differenza principale rispetto al modello funzionale è che i dipendenti riferiscono sia al responsabile di progetto (project manager) che al responsabile di reparto.

I vantaggi principali di questa struttura sono un’organizzazione maggiormente adattiva grazie alla formazione di team interfunzionali che lavorano su progetti e lo sviluppo di competenze trasversali da parte dei dipendenti che lavorano anche al di fuori dei dipartimenti.

Tra i maggiori punti di debolezza, invece, i potenziali conflitti per le risorse tra responsabili di reparto e project manager e un maggiore sbilanciamento dei carichi operativi: le risorse più competenti tenderanno ad essere coinvolte su più progetti in contemporanea.

Struttura organizzativa a team

Questa struttura prevede l’organizzazione in team multi-funzionali composti da risorse con competenze trasversali che lavorano, contemporaneamente, su diversi progetti.

È un modello adatto ad aziende caratterizzate da estrema flessibilità, potere decisionale decentrato e un forte senso di collaborazione e capacità di lavoro in squadra. I vantaggi sono associati a una migliore comunicazione e trasparenza, dovuta all’abbattimento dei silos e maggiori livelli di produttività e di performance, grazie alla riduzione della burocrazia e a una maggiore autonomia e potere decisionale in capo alle risorse.

La sfida più grande richiesta da questo tipo di modello è il cambio di paradigma, abbandonando la cultura organizzativa top-down a favore di un modello di autonomia condivisa (ovvero un “Mindset Agile”).

Nella tabella di seguito, vediamo le principali differenze tra il modello tradizionale, basato sui principi di predizione e controllo, e il modello Agile basato sui principi della responsabilizzazione individuale, indipendenza decisionale, fiducia e apprendimento dagli errori.

Fonte: Metodologia Agile: definizione, principi e obiettivi. Agile School.

Il mindset Agile si ispira, in estrema sintesi, ai seguenti principi:

Modello Agile: il caso Spotify

Tra le aziende che hanno adottato con maggiore successo un modello organizzativo per team di tipo “Agile” va certamente menzionato il caso Spotify, azienda svedese leader nel settore dello streaming musicale con oltre 500 milioni di utenti attivi ed un fatturato annuo di oltre 3 miliardi di euro.

L’approccio all’organizzazione del lavoro adottato dall’azienda, funzionale a una maggiore agilità dei team, è ritenuto uno dei fattori principali del suo straordinario successo: concentrandosi sui principi dell’autonomia, comunicazione e responsabilità, il modello Agile ha aiutato Spotify a incrementare il suo capitale di innovazione e la sua produttività.

Gli elementi del modello Spotify: squads, tribes, chapter e guild

Il modello Spotify promuove l'autonomia dei team, in modo che ciascun team (detto “Squad”) funzioni come una vera e propria mini-startup, con tutte le competenze necessarie per sviluppare un prodotto.

Entriamo adesso più nel dettaglio e vediamo quali sono gli elementi chiave del modello Spotify.

Le squads

Le squad è il motore dell’organizzazione in Spotify, la sua unità di sviluppo base: si tratta di un team interfunzionale e indipendente, composto in genere da un minimo di 6 ad un massimo di 12 persone, che si concentra su uno specifico prodotto o area di funzioni.

Ogni Squad prevede un coach Agile che coordina il lavoro di squadra ed è incaricato della risoluzione di eventuali problematiche o “intoppi” che possono verificarsi nel processo di sviluppo; e un owner di prodotto che guida l'avanzamento del prodotto e orienta il team verso il successo.

Le tribes

Le Tribes sono un insieme di Squads che si coordinano nell'ambito della stessa area e cooperano per la realizzazione di un obiettivo comune. Le Tribes sostengono l’allineamento tra Squad e, in genere, sono costituite da 40-150 persone, tra cui un “Tribe Lead” che ha la responsabilità di coordinare le Squad e favorire la collaborazione tra di esse, anche attraverso l’organizzazione di meeting cadenzati tra diverse Squad per garantire il confronto e l’aggiornamento delle risorse sul lavoro portato avanti dalle altre squadre.

Lo scopo di questi meeting non è soltanto raccontare i successi, ma condividere gli errori e fallimenti in modo da accelerare il processo di apprendimento.

Il modello organizzativo Spotify. Fonte: Atlassian.com

Chapter e Guild

I chapter possono essere paragonati ai “dipartimenti di area”: rappresentano la famiglia di appartenenza di ogni specialista e sono guidati da un un Senior Technology Lead, che di solito è uno sviluppatore senior che aiuta gli altri membri del team a sviluppare e migliorare progressivamente le loro competenze.

L’ultima tipologia di raggruppamento è la Guild, community di interesse che si forma su base volontaria e che unisce persone appassionate di un argomento specifico.

Lo scopo della Guild è facilitare lo scambio di soluzioni: infatti, essendo aperte a tutti, a prescindere dalla Squad di appartenenza, le Guilds incoraggiano l’auto sviluppo e l’apprendimento, a differenza dei Chapters che sono riservati unicamente agli specialisti.

DigitalMakers: il modello del Growth Team

Come scrivevamo in apertura, dallo scorso novembre la nostra agenzia di growth marketing è transitata da una struttura di tipo funzionale, organizzata per dipartimenti, a un modello di tipo team-driven, ispirato all’approccio Agile adottato da Spotify.

L’unità base della nostra organizzazione, coerentemente con il nostro posizionamento di Growth Marketing agency, è diventata, così, il Growth Team.

Cos'è il Growth Team?

Il Growth Team è una squadra di 5-9 persone differenziata in termini di know-how e seniority e in grado di unire le diverse conoscenze dei componenti per portare a termine il progetto in modo più rapido, indipendente e organicamente trasversale alle competenze.

Ciascun Growth Team segue uno specifico cliente (che solitamente corrisponde al progetto) e al suo interno sono previste le seguenti professionalità:

Le persone che entrano a far parte del Growth Team sono scelte in base alle competenze chiave richieste dal progetto e alla loro esperienza pregressa nell’industry del cliente.

Per ogni risorsa abbiamo realizzato una “Job card” (vedi sotto) che ne riassume attività, skills-chiave, tools utilizzati e industries di specializzazione. Questo strumento aiuta sia i clienti ad avere un’idea più chiara di “chi si occupa di che cosa” all’interno del progetto, e, inoltre, semplifica il processo di onboarding dei nuovi colleghi.

Un esempio di Job Card di una collega DigitalMakers.

Per favorire la crescita professionale e lo scambio di know-how, periodicamente sono previsti dei meeting tra i diversi Growth Team in cui ciascuna squadra racconta la sua esperienza e si confronta con le altre su cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato sui progetti seguiti, in modo da accelerare il processo di apprendimento di tutto il team DigitalMakers.

Differenze tra Growth Leader e Project Account Manager

All’interno del Growth Team, ci sono due figure che giocano un ruolo chiave nella supervisione e corretto andamento del progetto: si tratta del Project Account Manager e del Growth Leader.

Il primo, oltre a interfacciarsi quotidianamente con il cliente, coordina il gruppo ed è responsabile della delivery on time e on budget (per maggiori approfondimenti sulla figura del Project Manager, vi consigliamo di leggere anche il nostro articolo che parla di Project management).

Il Growth Leader è un profilo multi-potenziale che guida il team al successo del progetto e al raggiungimento dei risultati quantitativi/qualitativi, mantenendo una "visione a elicottero" sulle diverse parti e attività da cui è composto.

Il Growth Leader è progetto centrico: viene individuato in base alle competenze chiave richieste dal progetto e può cambiare nel corso del tempo nel caso in cui cambino gli obiettivi/priorità del progetto.

Per comprendere meglio le differenze tra questi due ruoli, abbiamo realizzato la tabella di sintesi che trovate qui di seguito:

Differenze tra Project Account Manager e Growth Leader - DigitalMakers.

I vantaggi del modello organizzativo team-driven

In chiusura, vogliamo condividere i principali punti di forza che stiamo riscontrando ad oggi dopo i primi 6 mesi di sperimentazione del modello organizzativo basato sui Growth Teams.


Più autonomia: il modello di lavoro in Growth Team, assegnando alle persone gli obiettivi e lasciando alla squadra piena responsabilità sulle decisioni da prendere, favorisce l'autonomia e il senso di ownership.

Il controllo porta alla conformità; l'autonomia porta all'impegno

Dan Pink, autore del libro "Drive: The Surprising Truth About What Motivates Us".

Maggiore Empowerment: il contributo di ogni persona è immediatamente visibile all’interno del progetto e questo aumenta, oltre al senso di responsabilità, il coinvolgimento e la motivazione.

Agilità: lavorando in team indipendenti, le cui decisioni non devono essere più validate a livello di dipartimento, la delivery sui progetti è più rapida.

Crescita personale: nei micro-team, fatti di persone con competenze diversificate, si favorisce la contaminazione di skills.

Per concludere, il modello organizzativo a squadre richiede un cambio significativo del mindset aziendale, abbandonando totalmente il principio del “command & control” a favore di un ambiente di lavoro incentrato sui valori della collaborazione e dell’orientamento agli obiettivi.

Parallelamente, è necessario che l’azienda implementi un sistema di monitoraggio della performance e indicatori chiave di prestazione (KPI) che consentano di misurare gli output dei dipendenti: per un social media manager, per esempio, un KPI potrebbe essere il numero di follower acquisiti e il livello di engagement raggiunto delle pagine che gestisce, per un sales manager il numero di contratti conclusi e di nuovi clienti acquisiti e così via.

Infine, sembrerà banale, ma occorre assicurarsi di avere la squadra giusta: sono necessarie le persone, non solo con le giuste competenze tecniche, ma anche con alti livelli di responsabilità e leadership, per guidare le risorse verso il successo e favorire un ambiente in cui i collaboratori siano motivati a lavorare per obiettivi.

Modelli organizzativi: le fonti per l'approfondimento

Struttura organizzativa - Agile School

Agile at scale - Altassian

Spotify e il modello organizzativo - BeAgileGroup

Modelli di organizzazione aziendale - Bvolution

La nostra rubrica Storie di South Working si arricchisce dell’esperienza di Riccardo Tumminello, palermitano di nascita e oggi Global Marketing Director di FFIND, che ci racconta il suo percorso atipico dall'ingegneria verso il marketing.

Leggi l’intervista per scoprire come sia arrivato a lavorare dal Sud, dopo l'esperienza in grandi multinazionali italiane in cui, tra le tante responsabilità, si è occupato della brand rejuvenation di un marchio storico e alla realizzazione di un brand event visto in diretta tv da oltre 10 milioni di telespettatori.

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Strategico?

La mia avventura nel mondo del marketing è una scelta ponderata. È un mondo che mi ha sempre affascinato, tuttavia, è stato durante il corso di marketing all'università che ho avuto la conferma: questa era la mia passione, doveva essere anche il mio futuro.

Ho lasciato la Sicilia con l’ambizione di assorbire il più possibile da aziende grandi e strutturate; ho avuto la fortuna di poter lavorare in alcune di quelle che reputo delle vere e proprie “scuole di marketing”, con dei professionisti che mi hanno, di fatto, insegnato un mestiere.

Per anni sono andato di corsa esplorando quasi ogni angolo del marketing: dalle ricerche di mercato e analisi dei dati, allo sviluppo e lancio di prodotti in mercati internazionali, la gestione di eventi e complessi shooting per la produzione di contenuti, la strategia di comunicazione digitale.

Da poco più di un anno ho realizzato il sogno di rientrare in Sicilia; tutte le esperienze mi hanno permesso di poter gestire il dipartimento marketing di FFIND, una tra le poche realtà davvero multinazionali a Palermo, un luogo che non ho mai smesso di definire casa, neppure dopo tanti anni al nord.

Pensando a “Learning by Making”, quali sono gli insegnamenti più importanti che hai ricevuto dalle tue esperienze professionali?

Un insegnamento fondamentale l'ho ricevuto all'inizio della mia carriera, da colui che è stato il mio primo capo. Malgrado fossi nell'azienda da pochi mesi, mi fu affidata la responsabilità di partecipare da solo ad un meeting con il CEO per discutere i risultati di un'analisi da me condotta e che avrebbe avuto un impatto significativo sull'azienda.

Quell'esperienza, oltre ad insegnarmi tanto sul come gestire determinate dinamiche aziendali a tutti i livelli, mi ha trasmesso in modo indelebile l'importanza dell'empowerment nella crescita professionale, quanto il sentire la responsabilità del proprio lavoro sia importante per poter davvero fare la differenza; è la solida base su cui ho impostato il mio modo di gestire i team negli anni.

Cosa ti ha portato a lavorare nel Marketing dal Sud Italia?

Il giorno in cui partii, promisi a me stesso che sarei tornato, ma soltanto quando mi fossi sentito pronto ad offrire un valore concreto.

Il 2020 si è rivelato un anno di svolta, il più difficile per motivi ben noti, vissuto nell’angoscia di non sapere cosa sarebbe accaduto ai miei cari lontani.

Tuttavia, è diventato anche l’anno più straordinario, poiché mi ha reso padre. Questo cambio radicale nella mia vita personale è stato il segnale che aspettavo per fare ritorno.

Due anni dopo, ho trovato l'ambiente perfetto per me: una multinazionale in rapida espansione aveva bisogno di ripensare da zero il suo dipartimento marketing; ecco la mia opportunità: unire strategia e azioni concrete e di breve termine, per fare la differenza; l’analisi al servizio della creatività.

Ho letto volentieri l’intervista di Francesco Anzelmo in cui descrive la Sicilia come il suo punto di partenza; è stato per me all’inizio sorprendente constatare quanti professionisti, come lui, abbiano scelto di investire al Sud.

Questa tendenza sta contribuendo rapidamente a colmare il divario competitivo con le realtà più consolidate e storiche del Nord. Per me, il ritorno in Sicilia rappresenta una nuova partenza, un’occasione per trovare l’equilibrio tra vita personale e professionale, essenziale per garantire il massimo impegno in entrambi gli ambiti.

Pro e contro: quali sono le sfide e quali i vantaggi di lavorare nel marketing dalla Sicilia?

Oltre alle significative motivazioni personali, che indirettamente influenzano in modo decisivo la vita professionale, quello che continua a stupirmi è la cultura dei rapporti umani, sia all'interno dell'azienda sia nella gestione dei clienti. I nostri clienti provengono da ogni angolo del mondo e siamo il loro unico fornitore nel Sud Italia, un fatto che ci rende particolarmente orgogliosi. Un feedback che spesso ci danno è che la loro alta fedeltà nei nostri confronti è anche determinata dalla cura che abbiamo nei rapporti con loro, che trascende le convenzioni del business tradizionale, ponendo un’enfasi speciale sull'elemento umano, come mai mi era capitato di vedere.

Una delle principali sfide è tuttora la diffidenza iniziale da parte di chi non ti conosce, poiché persiste ancora l'idea che i migliori professionisti siano concentrati esclusivamente a Milano, nonostante la situazione sia in netto miglioramento rispetto a solo pochi anni fa.

Un altro ostacolo è la limitata importanza data alla formazione manageriale; spesso, la mancanza di percorsi di crescita e di carriera, produce degli specialisti con una forte focalizzazione sul breve termine ma senza una visione di come far evolvere il business sul lungo termine.

Questa tendenza è influenzata dalle esigenze economiche immediate e da una minore competitività rispetto al Nord Italia. Tuttavia, l'aumento del lavoro da remoto e il ritorno di professionisti con esperienze diverse stanno contribuendo a un miglioramento generale e a un innalzamento degli standard.

Ci dai 3 consigli per chi, come te, vorrebbe fare South working?

Per intraprendere il viaggio del South Working, il primo passo è essere convinti della propria scelta. Spesso le motivazioni personali possono essere così forti da indurci a sottovalutare il nostro valore professionale.

Ricorda: se tornare è difficile fa che ripartire lo sia ancora di più! Una volta rientrat*, concediti il tempo necessario per adattarti. Ci saranno giorni in cui potresti dubitare della tua decisione, ma è tutto parte del percorso.

Il mio secondo consiglio è di non dare per scontato la necessità di riadattarsi ad uno stile di vita e di lavoro differente, con i suoi ritmi particolari e un approccio unico. Prova a capitalizzare sulle esperienze passate per ambire a posizioni di più alta responsabilità e poter mantenere un livello di stipendio adeguato, in una geografia che mediamente continua ancora ad avere un livello retributivo inferiore rispetto al Nord.

Soprattutto se lavori in remoto, è inoltre cruciale costruire una rete di contatti locali, fondamentali per integrarsi in un ambiente lavorativo che potrebbe essere diverso da quello a cui sei abituat*.

Infine, il consiglio più importante: occhio ai pranzi! Dimentica il tipico pranzo da ufficio del Nord, preparati alla sacralità del pranzo al Sud ma, soprattutto, non cadere nella tentazione del pranzo in famiglia se vuoi riuscire a terminare la tua giornata lavorativa senza dover essere costrett* a cedere al riposino forzato!

Ruolo sempre più richiesto e ricercato dalle aziende, oggi il Project Manager racchiude nella stessa figura, conoscenze e responsabilità di ampio respiro.

Una figura chiave per apportare valore e approcciare i progetti in ottica di pianificazione e diffusione di una cultura aziendale volta all’organizzazione efficiente ed efficace.

Ma chi è e cosa fa oggi un project manager e in che modo si è evoluto questo ruolo dalle tante sfaccettature? Ve lo raccontiamo in questo articolo, facendo tesoro della nostra esperienza nel digital marketing e con l’approccio di chi accompagna le aziende nel percorso di crescita e valore.

I pilastri del project management

Partiamo dalle fondamenta, ovvero dagli elementi che in sinergia rappresentano la chiave del Project Management: le persone, i processi e la tecnologia.

Un corretto allineamento di essi favorirà il raggiungimento del massimo successo di un progetto e un vantaggio competitivo sia in termini di fluidità delle connessioni aziendali, sia in termini di comprensione delle sfide che qualunque settore pone.

In un panorama complesso come quello del digital marketing, che impone lo stare al passo con le continue evoluzioni, la competitività è fortemente caratterizzante, dunque esclusivamente un approccio accurato di pianificazione, esecuzione e monitoraggio, potranno portare al successo e al corretto funzionamento di tutti gli ingranaggi della macchina aziendale.

Ma di quali strumenti si avvale una buona strategia di project management? Vediamo insieme le fasi clou del ciclo di vita di un progetto:

Ciò che infatti abbiamo imparato nel corso del tempo, cadendo a volte in errori essenziali per una vera crescita, è quanto sia fondamentale saper intervenire, ancora meglio anticipare, problematiche e deviazioni dal piano per apportare le correzioni necessarie a un percorso che a un certo punto potrebbe non essere più quello giusto.

La gestione di un progetto infatti è un campo infinito di variabili, a volte prevedibili, altre no. La capacità del Project Manager sarà saperle gestire e non perdere mai il controllo.

Da qui l’esigenza di una figura che abbia competenze e skills non solo di tipo hard, prettamente legate al settore di riferimento, ma anche soft.

Molti degli aspetti di un progetto infatti passano e dipendono dalle persone, con sfaccettature diverse, modi differenti di approcciare il lavoro e i momenti di crisi.

Un Project Manager deve sempre sapere come adattarsi al meglio a chi ha di fronte, con intuizione e una buona dose di empatia. Per ultimo ma non meno importante, la pazienza e la perseveranza, doti imprescindibili per ritenersi dei buoni PM.

Chi è il project manager

Partendo dalla premessa che il cambiamento in corso negli ultimi anni del mercato del lavoro ha imposto una profonda riflessione delle professioni, oggi sempre più si parla di figure trasversali, ibride, non ritrose al cambiamento ma con solide basi che gli ricordino il loro posto nel mondo.

Pensiamo infatti che un buon Project Manager, non sia solo colui o colei che sappia pianificare in maniera categorica e a volte un po’ cieca dal contesto in onore di un perfetto GANTT, ma sia quella persona che con impegno, professionalità, etica e intelligenza emotiva riesca a ritagliarsi un spazio chiave all’interno dell’organizzazione aziendale e come riferimento delle risorse.

In questa ottica di una sempre più rinnovata cultura aziendale, il PM porta tanti oneri. Gestire infatti i team di progetto richiede capacità organizzative non comuni e un’attitude alla leadership orientata all’ascolto e alla gestione dei conflitti.

Questo va poi unito a un’indiscussa competenza di base che con pragmatismo guida al successo dei progetti con un approccio sistemico e strutturato.

Il PM dovrà sapientemente miscelare competenze tecniche legate alla definizione delle attività, dei tempi e dei rischi, con una comprensione profonda dei bisogni del cliente e delle risorse interne. Non a caso, crediamo sempre più che il suo ruolo possa orchestrare e traghettare il team verso una responsabilizzazione compatta e multidisciplinare.

Le soft skills di un Project Manager

Se volessimo quindi riassumere (in questo approccio quasi sciamanico) cosa ci piace oggi trovare in un Project Manager potremmo sicuramente parlare di:

Tutto questo, può davvero fare la differenza tra un progetto che verrà ricordato come discreto e uno che invece che avrà reso straordinario l’aver partecipato.

Il mondo del digital marketing del resto, proprio per la sua mutevolezza e peculiarità, impone sfide emotive e professionali di non poco conto.

Ma l’eterogeneità degli argomenti e delle discipline trattate, possono davvero fare la differenza in termini di qualità e attenzione alta verso il proprio operato, spesso mai noioso ma impegnativo, senza dubbio.

Sarebbe bello poter dire di essersi divertiti durante la gestione di un progetto e nei casi illuminati in cui questo accade, la sensazione è impagabile.

Metodologia Scrum: cos'è?

Naturalmente, come per ogni competenza aziendale, esistono dei metodi utili per governare tra incertezze e rischi, sistemi complessi che già di per sé definiscono un progetto in quanto tale, tra questi certamente lo SCRUM.

Questa metodologia di lavoro trae la sua origine e applicazione principalmente nelle aziende che sviluppano software o prodotti digitali, ma nel tempo ha avuto larga diffusione in diversi settori e ambiti per organizzare il team e velocizzare i processi produttivi basando il suo successo su tre pilastri: trasparenza, ispezione e adattamento.

Inquadrato nel contesto dei modelli organizzativi di tipo Agile, lo SCRUM si basa su diversi aspetti quali:

Nel contesto del marketing digitale, tra tempi serrati e strategie adattate alle mutevoli esigenze di mercato, l’adozione di metodologie agili sta diventando sempre più diffusa.

Lo Scrum infatti si è dimostrato efficace consentendo ai team di essere più flessibili, collaborativi e reattivi, offrendo quindi un vantaggio competitivo sia in termini di produttività che di approccio al cliente.

Inoltre, aiuta a mantenere i componenti del team sempre allineati sugli obiettivi e sul progress del progetto. Su questo approccio iterativo, si pongono le basi per una corretta identificazione dei rischi in modalità e tempistiche congrue ad affrontare rapidamente gli ostacoli, riducendo quindi la probabilità di fallimento del progetto.

Per comprendere al meglio come funziona lo SCRUM, scopriamo le diverse fasi.

Assegnazione dei ruoli

Il primo passaggio necessario è la formazione di uno scrum team in genere formato da:

Il proprietario del prodotto (product owner). Questa figura facilita la comunicazione e le priorità tra il team di sviluppo. È responsabile della massimizzazione del valore del prodotto e si concentra sulla comprensione dei requisiti aziendali, dei clienti e del mercato, e sulla priorità del lavoro che deve essere svolto dal team.

Lo scrum master. Lo scrum master si assicura che il team di sviluppo rimanga creativo e produttivo. Gli scrum master sono gli esperti di Scrum all'interno delle loro squadre. Istruiscono quindi tutti, dal team al product owner, riguardo il processo di scrum. In qualità di facilitatore capo, pianifica le risorse necessarie (sia umane che logistiche) per la progettazione dello sprint, dello stand-up e della revisione retrospettiva dello sprint, vedremo a breve di cosa si tratta.

Il team di sviluppo. Un team di sviluppo è in genere composto da un numero variabile di persone. I membri del team devono essere affiatati, avere competenze diverse e supportarsi a vicenda per il raggiungimento degli obiettivi. Tutte le risorse della squadra devono autogestirsi per decidere come portare a termine le proprie attività ma devono ragionare in termini di “noi” e aiutarsi a vicenda per garantire il completamento di uno sprint di successo.

Creazione di un product backlog

Proseguendo, arriviamo al product backlog, ovvero un elenco dettagliato dei task individuati per il lavoro da svolgere. I punti inclusi nell’elenco sono ordinati dal product owner in termini di importanza e valore commerciale.

Man mano che il progetto si sviluppa e vengono rivelati nuovi requisiti o correzioni, il backlog viene aggiornato. Dunque l’approccio va considerato flessibile e in continuo mutamento.

Una visione chiara in questa fase del processo di scrum è fondamentale. Per creare una gerarchia visiva, può essere utile anche sviluppare una scrum board. I team infatti possono avvalersi dell’utilizzo di varie piattaforme per la gestione dei progetti.

Sprint e incontri di revisione

Nelle diverse fasi del metodo SCRUM lo sviluppo ciclico si realizza in diversi sprint. Uno sprint è un’unità di base dello sviluppo in Scrum ed è di durata fissa, generalmente da una a quattro settimane.

Ogni Sprint è preceduto da una riunione di pianificazione in cui vengono identificati gli obiettivi e vengono stimati i tempi di sviluppo.

La durata di uno sprint, in genere è determinato sulla base di quanto il cliente comunica con il team, pianificando dunque all’interno del lasso di tempo, non solo i tempi di produzione ma anche i momenti cruciali di feedback del cliente, senza il rispetto dei quali si metterebbe a rischio la buona riuscita del progetto.

Una volta stabiliti poi gli obiettivi internamente e il piano di azione, si va in scena con i cosiddetti Daily Meeting, riunioni quotidiane della durata di 15 minuti in cui il team si confronta sul lavoro, ne fa una verifica ed eventualmente individua i cambiamenti da apportare.

Si susseguono poi Review e Retrospective, momenti in cui nel primo caso il team controlla i risultati da presentare al cliente, nel secondo una valutazione di come il team ha agito. Questa è l’ultima fase in cui tutte le risorse hanno la possibilità di autovalutarsi, proponendo miglioramenti da implementare negli sprint e progetti futuri.

Lo SCRUM dunque non solo mero strumento di gestione interna ma un metodo in cui la ratio è vincere in due, velocizzando i processi e limitando gli imprevisti perché il cliente è sempre allineato sullo status del progetto. Ed è in questi termini di conoscenza condivisa che cerchiamo di approcciare le macro e micro attività, riscontrando una soddisfazione del cliente con cui si crea un prezioso ponte di dialogo in cui il confronto sulle reciproche necessità, pone le basi per una gestione ottimizzata delle attività.

Fondamentale è infatti sapere porsi in maniera chiara fin dallo start di un progetto di lavoro, fase di estrema importanza e momento cruciale in cui gettare le basi per un metodo condiviso in funzione delle giuste aspettative.

Il successo di un progetto dipende da diversi fattori e dai diversi attori coinvolti, tutti quanti tasselli importanti e di cui tenere conto nella globalità delle considerazioni da fare.

La prima cosa che infatti un cliente dovrebbe chiedersi approcciandosi a una realtà qualunque del digital marketing è in primis: fa per me? Allo stesso modo, noi abbiamo il dovere di valutare tutti gli aspetti di un progetto per poter pronunciare con onestà un sì senza riserve. Insomma, anche nel mondo del business digitale, ci si sceglie per affinità.

Il fatto infine di aver potuto empiricamente constatare di avere fatto la scelta giusta, è quello che realmente ci rende fieri e soddisfatti del nostro lavoro. Questa consapevolezza è la base per la crescita aziendale e per la definizione sempre più chiara di un modello di business che possa realmente considerarsi vincente.

Come infatti ci suggerisce Walter Romano nella rubrica Econopoly de Il Sole 24 Ore “In qualunque azienda l’inizio del progetto è segnato dalla firma del contratto, a valle di una negoziazione più o meno lunga tra i rappresentanti commerciali delle parti coinvolte.

Ma si sa che una volta firmato il contratto, un pezzo importante della storia del progetto è già segnata. A volte in maniera irreversibile.

Di certo questo non può costituire in alcun modo un alibi per il Project Team, ma resta il fatto che quel progetto è evidentemente cominciato molto prima che la documentazione contrattuale firmata arrivasse sulla scrivania o nell’inbox del Project Manager e dei suoi collaboratori”.

In conclusione, negli anni è ormai diventata indiscussa e imprescindibile una gestione strategica per obiettivi e processi dei progetti.

Il Project management è dunque cruciale per la creazione e il consolidamento di una leadership aziendale attenta ai bisogni del cliente e dell’organizzazione interna, perché va sempre ricordato che prima di tutto ci sono le persone.

E i progetti sono fatti da persone.

Non è affatto casuale che per i progetti più complessi, il team di squadra e il Project Manager vengano individuati già in fase di presentazione offerta e negoziazione. Questo è il nostro approccio e nel tempo si sta rivelando una best practice di valore in cui le power e soft skills delle risorse vengano valorizzate al meglio, permettendo tra l’altro una scelta a monte per affinità e attitude rispetto al progetto e a chi ci approcciamo.

In questo sistema affascinante e complesso, si pongono le basi per gli scenari futuri, tesi sempre verso nuovi obiettivi e percorsi di valore. Da qui parte il beneficio che si trarrà per il prossimo passo.

Guardare sempre oltre, e ora: next step!

Project Management: gli approfondimenti da tenere d'occhio

Cos'è il metodo scrum - Scuola di Palo Alto

Cos'è la metodologia scrum - We are marketing

Guida al project management - We are marketers

Se lavori nel campo del digital marketing, inutile dirti che l’innovazione è la chiave per migliorare le performance e raggiungere gli obiettivi di business. Non stupisce quindi che, a partire dal novembre 2022 (data di rilascio di ChatGPT), l’intelligenza artificiale sia entrata prepotentemente a far parte della nostra quotidianità, cambiando per sempre l’approccio al funnel marketing.

ChatGPT è un’applicazione sviluppata da OpenAI, in grado di sfruttare le capacità di apprendimento automatico del modello GPT (Generative Pre-trained Transformer) per generare testo conversazionale e creare risposte realistiche in conversazioni umane. Ma, oltre alle conversazioni, c’è molto di più.

Se nel nostro precedente articolo avevamo parlato di Google Bard (oggi Gemini) come alternativa a ChatGPT, esplorando a 360° le opportunità offerte dall’AI per il marketing digitale, in questo articolo vogliamo andare al cuore delle strategie per analizzare come ChatGPT possa aiutarci a ottimizzare tutte le fasi del funnel marketing. Dalla consapevolezza (TOFU), alla considerazione (MOFU), fino alla conversione (BOFU), ChatGPT permette infatti di personalizzare il modo in cui interagiamo con il pubblico target, ottimizzare le attività di lead generation, aumentare i tassi di conversione e molto altro.

Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Per cosa è utile ChatGPT?

Personalizzazione ed efficienza sono i due pilastri fondamentali per creare una strategia di marketing di successo e ChatGPT ci offre proprio questi vantaggi. Andiamo quindi al nocciolo della questione, facendo subito una panoramica degli innumerevoli modi in cui questo strumento può aiutarci concretamente a migliorare il funnel marketing.

ChatGPT è estremamente utile per creare contenuti e risposte personalizzate in tempo reale per i nostri utenti, grazie alla sua profonda comprensione dei bisogni e delle preferenze del pubblico target. Ad esempio, integrando ChatGPT in un chatbot, possiamo fornire assistenza ai visitatori del nostro sito, per rispondere alle domande più frequenti, fornire informazioni su prodotti e servizi e accompagnare i nostri clienti verso l’acquisto.

Allo stesso modo, può supportare la lead generation, avviando conversazioni con gli utenti con l’obiettivo di raccogliere contatti. E, dal momento che la sua intelligenza artificiale è in grado di apprendere dalle interazioni, ci consente anche di creare percorsi di automation marketing unici e personalizzati.

Ci supporta, inoltre, nell’analisi dei dati raccolti, in modo da comprendere le tendenze di mercato e il comportamento degli utenti per adattare di conseguenza le nostre strategie.

Nell’ambito della creazione di contenuti, con l’aiuto di ChatGPT possiamo adattare i nostri testi al tono di voce del nostro brand, declinarli secondo differenti framework di copywriting e ridurre il tempo necessario alla correzione di bozze e alla ricerca di ripetizioni o refusi. Può supportarci, inoltre, per le attività di produzione video, per facilitare la stesura di script e testi, con i suggerimenti migliori per incrementare l’engagement.

In definitiva, al contrario di chi sostiene che le intelligenze artificiali rimpiazzeranno l’uomo, già da questa premessa avrai chiaro che sfruttare l’AI permette di migliorare l’apporto umano al marketing digitale: ottimizzando la gestione di compiti ripetitivi, permette di concentrarsi totalmente su strategia e creatività. La sinergia tra l’efficienza e la velocità dell’AI e l’ingegno umano, permette di rendere le attività di marketing ancora più efficaci e coerenti.

l'immagine serve per comprendere come l'AI risponde al prompt specifico per l'elaborazione degli elementi nell'immagine stessa
Una rappresentazione dell'impatto di ChatGPT sul marketing digitale. Per creare questa immagine abbiamo chiesto aiuto a Microsoft Copilot - che sfrutta l’algoritmo Dall-E ovvero l’intelligenza artificiale in grado di generare immagini, anch’esso sviluppato da OpenAI.

L'impatto di ChatGPT nel mondo del marketing digitale

L'introduzione di ChatGPT nel marketing digitale ha rivoluzionato la possibilità di creare esperienze sempre più personalizzate e coinvolgenti per l’utente, migliorando significativamente l'efficacia delle strategie di marketing omnicanale.

La comprensione di bisogni e comportamenti dei potenziali clienti in ogni fase del funnel, consente di sfruttare ChatGPT per recapitare il messaggio giusto al momento giusto, guidando efficacemente gli utenti lungo il percorso d'acquisto. Fornire informazioni pertinenti e soluzioni personalizzate per il cliente, non solo migliora l'esperienza complessiva, ma aumenta anche la fiducia e la fedeltà nei confronti del brand, contribuendo ad aumentare il customer lifetime value.

Come usare ChatGPT per il funnel marketing

Per comprendere come poter impiegare effettivamente ChatGPT lungo il nostro funnel, è doverosa qualche precisazione teorica - ma per niente noiosa, promesso!

Il funnel di marketing è un concetto che identifica il percorso ideale di un utente dalla consapevolezza iniziale di un brand, attraverso l’interesse, fino alla conversione (intesa come l’azione che desideriamo che l’utente compia: acquisto, iscrizione alla newsletter, prenotazione, download di una app e non solo).

Per funnel si intende, infatti, una struttura a “imbuto”, che trasforma la grande platea di utenti in persone effettivamente interessate e, infine, in clienti o fruitori dei nostri servizi: queste tre fasi del percorso vengono chiamate TOFU (TOp of the FUnnel), MOFU (MIddle of the FUnnel), BOFU (BOttom of the FUnnel).

Adesso sì che sei pronto per diventare cintura nera di AI applicata al marketing. Continua a leggere se vuoi capire meglio quali funzionalità di ChatGPT sfruttare esattamente in ogni fase del funnel.

abbiamo chiesto all'AI di generare un'immagine del funnel e ci ha fornito questo risultato: un funnel quasi artistico che porta dentro l'immagine la quotidianità umana per integrarla alle fasi dell'imbuto del marketing
Questa volta, ci siamo divertiti a chiedere all’AI una rappresentazione artistica dell'integrazione di ChatGPT nel funnel marketing.

Integrare l'AI nella fase alta del funnel (TOFU)

Nella fase iniziale del nostro funnel di marketing, l'obiettivo è attirare l'attenzione, farci conoscere dal pubblico e creare consapevolezza sulle necessità che possiamo soddisfare e sui problemi che possiamo risolvere, attraverso i nostri prodotti e servizi. Nella fase alta del funnel, ChatGPT è davvero uno strumento jolly in mano a noi digital marketer:

Contenuti personalizzati: ChatGPT ci aiuta nella stesura di articoli per il blog (che ottimizzeremo poi in ottica SEO, per essere sicuri di essere intercettati da un pubblico potenzialmente interessato al nostro brand), post per i social media e guide adatte agli interessi del pubblico.

Coinvolgimento interattivo: come ti avevamo anticipato, integrare ChatGPT a un chatbot permette di offrire un'esperienza coinvolgente ai visitatori del nostro sito, fornendo informazioni utili e guidandoli attraverso il processo di acquisto.

Lead qualificati: analizzando le conversazioni con gli utenti, ChatGPT può aiutarci a identificare i contatti più inclini alla conversione e raccogliere informazioni preziosissime per ottimizzare le strategie di marketing.

Integrare l’uso di ChatGPT nella fase TOFU ci aiuta quindi a instaurare il primo contatto con gli utenti e suscitare interesse. D’altronde si sa che la prima impressione è quella che conta, no?

Bene, adesso che hai catturato l’attenzione non vorrai certo fermarti. Andiamo avanti!

Usare la leva di ChatGPT per la fase media del funnel (MOFU)

Nel mezzo del cammin del nostro funnel… No, forse quella era un’altra storia.

Dopo aver ingaggiato gli utenti, siamo pronti a guidare i prospect attraverso la fase intermedia, quella della considerazione. Il nostro obiettivo, a questo punto, è nutrire la relazione con gli utenti attraverso informazioni utili e pertinenti per guidarli verso la conversione.

Come sfruttare ChatGPT in questa fase?

Contenuti personalizzati: anche in questo casto, è utile sfruttare ChatGPT per creare newsletter mirate, flussi di automation marketing e articoli ancora più specifici. Questi mezzi ci permettono di rispondere alle domande e alle preoccupazioni più frequenti, anche in modo personalizzato per ciascun segmento di utenti con caratteristiche comuni.

Supporto immediato: anche in questa fase, l'integrazione di ChatGPT ci assicura di poter fornire risposte istantanee agli utenti, proprio nel momento in cui ne hanno bisogno, senza inutili attese e, quindi, senza correre il rischio che possano dubitare della nostra disponibilità e abbandonare la navigazione sul nostro sito.

Raccolta dei feedback: chiedendo e analizzando i feedback e le recensioni, con ChatGPT possiamo ottenere insight sulle preferenze e i comportamenti dei clienti in modo da adattare il nostro approccio alle differenti (e, ammettiamolo, mutevoli) esigenze degli utenti.

In poche parole? Sfruttare ChatGPT nella fase MOFU permette di costruire fiducia, migliorando l'esperienza complessiva in ottica omnichannel.

ChatGPT per la fine del funnel

Nella fase finale del funnel la posta in gioco è alta: i nostri prospect sono a un passo dalla conversione. Anche qui, ChatGPT gioca un ruolo fondamentale.

Avvicinare alla conversione: grazie allo strumento del chatbot, ChatGPT fornisce una pronta assistenza per sciogliere anche i dubbi dell'ultimo minuto, stimolando - anche in nostra assenza - quella fiducia di cui ogni utente ha bisogno prima di compiere un’azione di conversione: un acquisto, la sottoscrizione di un abbonamento, l’iscrizione a un corso, fornire il proprio contatto e così via.

Cross-selling e Upselling: mai sottovalutare la possibilità di suggerire prodotti o servizi da acquistare in abbinamento, arricchendo l'esperienza del cliente e innalzando il valore delle nostre vendite.

Supporto Post-Acquisto: il nostro percorso non si ferma con la conversione. La fidelizzazione è un aspetto importantissimo al fine di aumentare il customer lifetime value. Sfruttiamo allora ChatGPT per continuare a fornire assistenza post-vendita, raccogliere feedback e recensioni, generare contenuti dinamici come raccomandazioni personalizzate di prodotti o servizi.

Insomma, l’intelligenza artificiale di OpenAi in questa fase diventa il nostro piccolo aiutante per perfezionare il percorso degli utenti, garantirne la soddisfazione e persino renderli sostenitori del nostro marchio!

Prova a indovinare: questa volta cosa abbiamo chiesto all’AI?

Ottimizzare la performance attraverso ChatGPT

Ripetiamo ad alta voce ancora una volta: l’intelligenza artificiale non sostituirà l’uomo, figuriamoci i digital marketer! Ci aiuterà a ottimizzare il nostro tempo per portare il nostro lavoro a livelli sempre più alti e competitivi, questo è ormai sotto gli occhi di tutti.

Per ottenere il massimo da ChatGPT nelle attività di funnel marketing, dovremo comunque monitorare le prestazioni al fine di ottimizzarle costantemente. Ecco alcuni modi per farlo:

Monitora le metriche chiave: monitora i KPIs rilevanti come il tasso di coinvolgimento e il tasso di conversione, per valutare quanto il supporto di ChatGPT si stia rivelando efficace in ogni fase del funnel.

Test A/B: sperimenta diverse approcci nelle interazioni con ChatGPT per identificare le strategie più efficaci per il tuo pubblico.

Feedback degli utenti: raccogli i feedback diretti degli utenti in merito all’interazione con il tuo chatbot, per comprendere meglio le loro aspettative e migliorare la loro esperienza.

Non dare mai nulla per scontato, ecco. Soltanto così l’AI potrà essere un prezioso strumento per la crescita del tuo business.

Noi guardiamo sempre al futuro e ti consigliamo di considerare ChatGPT come un vero partner con il quale lavorare fianco a fianco ogni giorno.

Come digital marketer, stiamo assistendo a una svolta epocale nel modo in cui possiamo comprendere e interagire con il nostro pubblico. La possibilità di personalizzare e ottimizzare un’ampia gamma di contenuti e azioni di marketing, di liberarci dai compiti ripetitivi, ci sta offrendo l’incredibile opportunità di concentrarci soltanto su strategia e innovazione, creatività e performance.

What else?!

Fenomeni musicali, televisivi e virali: siete pronti per la 74esima edizione del Festival e il suo FantaSanremo 2024?


Il Festival di Sanremo è forse l’evento degli eventi televisivi, uno degli spettacoli più attesi e seguiti in Italia. Dal 1951, milioni di persone si sintonizzano per seguire le esibizioni dei cantanti in gara al Festival della canzone italiana, appassionandosi ai commenti dei critici e ai gossip sulla kermesse.
Sin dalla prima messa in onda, il Festival di Sanremo non è stato solo musica nel senso stretto ma un appuntamento capace di generare quello che oggi chiamiamo “hype”: una vibrante attesa di scoprire quali colpi di scena faranno storia, quali abiti diventeranno iconici, quali cantanti ci ammalieranno con pezzi indimenticabili e quali brani dimenticheremo nel giro di poche settimane.

Soprattutto, il Festival di Sanremo rappresenta una grande occasione di visibilità non solo per le personalità del mondo dello spettacolo e della musica, ma anche per sponsor e aziende.

E uno dei fenomeni più coinvolgenti (e ormai virali) che sono nati in seno al Festival è il FantaSanremo. In questo articolo andiamo ad analizzare l’iniziativa che da un paio d’anni ci appassiona, la sua ascesa e, rullo di tamburi, come utilizzarlo in una strategia di marketing per le aziende! Cogliamo l’occasione, infatti, di raccontare come ci siamo lanciati in questa nuova avventura con un partner d’eccezione (lo sveliamo alla fine dell’articolo!) e condividere il dietro le quinte di una mossa strategica parecchio coinvolgente.

FantaSanremo: cos’è e come funziona il gioco super social

Il gioco di FantaSanremo nasce nel 2020 come iniziativa spontanea di alcuni fan del Festival che hanno applicato la logica già assodata del Fantacalcio alle serate musicali del Teatro Ariston.

Il gioco consiste nel creare una propria squadra con i cantanti in gara nell’edizione di turno, attribuendo a ciascuno un punteggio in base a vari fattori, come la posizione in classifica, il numero di voti ricevuti dal pubblico, le esibizioni, i look, le gaffe e altro ancora.
Il principio alla base, infatti, è quello di seguire l’andamento del Festival per collezionare punti con la propria squadra e vincere nelle leghe in cui ci si è iscritti.

Una volta online, FantaSanremo è stato protagonista di un successo straordinario. Nel 2023, il gioco ha registrato oltre 4 milioni di squadre create (nell'anno di lancio gli ideatori avevano registrato 47 squadre totali), 17,2 milioni di visitatori al sito, 102 milioni di impression e 4,4 milioni di interazioni con l'account Instagram.

La sua viralità e la grande partecipazione all’iniziativa hanno istantaneamente reso il FantaSanremo un fenomeno di costume, che ha di conseguenza contribuito a rilanciare l'interesse per il Festival di Sanremo.

È vero che Sanremo è Sanremo, ma il gioco social ha reso le lunghe notti sul divano più coinvolgenti e interattive, dando ai fan la possibilità di sentirsi parte del programma e, contestualmente, agli artisti meno noti di godersi un'esposizione mediatica senza precedenti.

Le ragioni del successo del FantaSanremo

Senza scadere in troppe ovvietà, il successo del FantaSanremo è dovuto a una serie di fattori, tra cui ne riconosciamo principalmente quattro:

  1. L’idea: nelle sue dinamiche, il gioco riprende una meccanica già nota e un regolamento non troppo impegnativi. Pochi clic o tap e la propria squadra è pronta a sfidare le altre che già sgomitano nelle leghe. Ad aggiungere pepe al gioco, la chiave pop e TOV che avvicina le generazioni più giovani all'attempato Festival;
  2. Il Festival: tra alti e bassi, lo show del Teatro Aristion è indubbiamente un appuntamento atteso, un must che arriva a tutti, piccoli, grandi e grandissimi. Cavalcarne l’onda del seguito è stata la carta vincente;
  3. L'entertainment: FantaSanremo è una forma di intrattenimento dentro l’intrattenimento grazie alla sua semplicità e alle trovate dei bonus/malus che divertono chiunque dentro e fuori dall'Ariston e anche i non esperti di musica;
  4. I social, social, social: lo stare attaccati agli schermi mentre stiamo sul divano, lo scroll infinito per sapere chi ha detto cosa e quando mentre diventa un trend di TikTok, l’attenzione rivolta a quale dei cantanti in gara ha dato la svolta alla lega… tutti fattori che stimolano il passaparola, la condivisione e il community sui canali social dei partecipanti, di influencer e di content creator.

Perché usare FantaSanremo nella strategia marketing: sfruttare l'onda dell'intrattenimento

Alla luce delle considerazioni alla base del successo, FantaSanremo, in particolar modo nell’edizione 2023, emerge come un’esemplare opportunità di intrattenimento brandizzato che può mirare a carpire gli spettatori con un'esperienza coinvolgente, leggera e condivisa.

L’anno appena passato, infatti, ha visto molti marchi presenziare come sponsor di FantaSanremo nella logica delle leghe, approfittando della vetrina di visibilità per lanciare le proprie strategie di concorsi a premi.

In poco tempo, queste scelte di marketing si sono rivelate vincenti. Chiamare l’audience alla partecipazione attiva fa dimenticare al pubblico digital dello scroll fine a se stesso e la possibilità di vincere un premio mette da parte la sensazione di trovarsi dentro un’iniziativa di marketing.

Queste sfaccettature del FantaSanremo che seguono la logica del “più intrattenimento che promozione” hanno dato vita a una community di iscritti ferventi, sia affascinati dallo spettacolo sanremese che dalla sana competizione interna alla propria lega.

FantaSanremo quindi rappresenta un’occasione ghiotta sia per i brand che per gli utenti: trasformare il gioco in un catalizzatore per aumentare l'esposizione del marchio agli iscritti, senza però essere percepito come un semplice stratagemma dai fini commerciali. I brand creano e fanno community con un pubblico composto da utenti eterogenei, come diversi sono i loro lavori, interessi, preferenze ed età.

Valutare se presidiare il FantaSanremo con la lega del proprio brand significa cavalcare l'onda del divertimento e dell'intrattenimento nell’ottica di stabilire legami autentici con una community appassionata e diversificata.

Strategia di marketing: cosa abbiamo fatto per la lega Chanteclair

E adesso è il momento di svelare come abbiamo utilizzato questo potentissimo gioco per il brand Chanteclair (il Gallo del pulito non poteva mancare tra le leghe dei grandi marchi italiani!).


Per conquistare il cuore degli utenti e far crescere la lega ufficiale, abbiamo studiato una strategia digitale che mirasse all’obiettivo di awareness ed engagement.

La leva? Quella utilizzata già in altre leghe nell’edizione precedente: abbiamo ideato un concorso a premi ispirato al successo di FantaSanremo 2023, pensato esclusivamente per i membri della lega Chanteclair con il concept "Sgrassa e Vola".


L’idea da un lato sposa a pieno l’obiettivo del brand di intercettare un target più giovane, dall’altro la volontà di posizionarsi come soluzione facile e universale nella vita di tutti i giorni.

I messaggi veicolati come “Sgrassa e vola a suon di musica” o ancora “Polvere e stress hanno un biglietto di sola andata con Chanteclair” hanno spinto oltre 110K di utenti a iscriversi alla lega Chanteclair e a registrarsi al concorso con la possibilità di vincere voucher aerei fino a 350 euro e una fornitura di prodotti per la pulizia della casa.

I numeri totali di squadre iscritte alla lega hanno posizionato Chanteclair al 7° posto della classifica totale che contava ben 15 leghe sponsorizzate.

@chantecleaners

Sgrassa e vola a suon di musica con Chanteclair! ✈️🫧 Gioca a @fantasanremo con noi! ✨ Unendoti alla Lega Chanteclair e registrandoti al concorso Sgrassa e Vola potrai vincere voucher aerei fino a 350 euro e una fornitura di prodotti 🏆 🎤🎶 👉 Partecipa subito su Fantasanremo.com! LegaChanteclair SgrassaeVola FantaSanremo FantaSanremo2024 La partecipazione al concorso Sgrassa e Vola è valida dalle ore 12:00 del 27/12/2023 alle ore 23.59 del 05/2/2024 ed è riservata agli iscritti della Lega Chanteclair di FantaSanremo 2024. L’estrazione finale dei premi sarà casuale e avverrà entro il 15 febbraio 2024. Il montepremi totale è di € 7.400,00 esclusa iva. Regolamento completo su https://chanteclair.it/fantasanremo/

♬ suono originale - Chantecleaners - Chantecleaners
@chantecleaners

Gioca a @FantaSanremo con chi di musica ne capisce! 🎤🎶 Unisciti alla Lega Chanteclair e partecipa al concorso Sgrassa e Vola ✈️ Puoi vincere voucher aerei fino a 350 euro 🏆 👉 Scopri i premi in palio e partecipa subito su Fantasanremo.com! La partecipazione al concorso Sgrassa e Vola è valida dalle ore 12:00 del 27/12/2023 alle ore 23.59 del 05/2/2024 ed è riservata agli iscritti della Lega Chanteclair di FantaSanremo 2024. L’estrazione finale dei premi sarà casuale e avverrà entro il 15 febbraio 2024. Il montepremi totale è di € 7.400,00 esclusa iva. Regolamento completo su https://chanteclair.it/fantasanremo/

♬ suono originale - Chantecleaners

Il concept alla base della lega Chanteclair

Il concept Sgrassa e Vola di Chanteclair x FantaSanremo è stato condiviso attraverso i principali touchpoint digital come social e sito web e l’idea creativa è stata declinata anche su Instagram e TikTok attraverso l’attivazione di talent di rilievo nazionale come Francesco Alioto, Baby & Frank e Michele Basile. I talent coinvolti hanno raccontato il mood di FantaSanremo che, come ogni momento conviviale, crea caos e sporcizia.

La soluzione a ogni problema? Chanteclair che mette tutti d’accordo, sia per la sua universalità e facilità d’uso, sia perché chi si unirà alla lega FantaSanremo Chanteclair potrà vincere voucher aerei e prodotti. I contenuti andati online su Instagram e TikTok hanno già superato 3 milioni di visualizzazioni per quelli con partecipazione degli influencer e 19 milioni di visualizzazioni per quelli del brand.

L’operazione è sviluppata da DigitalMakers in partnership con Advisor Digitali.

Restiamo in contatto?

Ogni tanto ti invieremo un’email per raccontarti le cose belle che facciamo.

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