Adesso chiudi gli occhi e pensa a una marca di spirits in particolare. Bene, ora vai su internet e dai un’occhiata al suo sito ufficiale. Dopo aver visto il prodotto, magari adesso sei incuriosito dalle recensioni o da come ne parlano, insomma, è il momento di stalkerare i canali social. Sei attratto da tutto: dai colori, dal modo in cui lo descrivono e dai valori che trasmette, tanto che hai deciso: uscirai di casa e andrai ad assaggiare quel drink da qualche parte. Sì, ma dove? Ti siederai al tavolino di un locale, dove hai notato il sottobicchiere con la stessa immagine che hai visto online, oppure sceglierai di gustartelo comodamente dal tuo divano, dopo aver seguito la scia della pubblicità esposta nella vetrina del tuo supermercato?

In questo caso hai appena vissuto, seppur con l'immaginazione, un'esperienza omni-channel, passando in modo fluido dal mondo digitale a quello fisico.
Eppure, perché stiamo parlando proprio del mondo degli spirits? Seguici in questo viaggio tra il digitale e la realtà e te lo sveleremo!

Marketing omnichannel: cosa significa?

Il marketing omni-channel, in italiano omnicanale, è una strategia di marketing integrata che mira a fornire un'esperienza uniforme ai clienti su diversi canali di comunicazione e vendita, sia online che offline. Questo approccio coinvolge la gestione sinergica dei punti di contatto con i consumer sia digitali che fisici, come siti web, negozi fisici, social media, newsletter e app mobile, al fine di ottimizzare l'engagement, la fedeltà e la soddisfazione del consumatore.

Prima di addentrarci nei meandri di questo ambito, abbiamo già un piccolo spoiler per te: una corretta implementazione del marketing omni-channel può migliorare significativamente le performance aziendali e la visibilità online del marchio.

DigitalMakers e la strategia omnicanale

Multicanalità vs omnicanalità

Quando si parla di marketing strategy, è importante distinguere tra multicanalità e omnicanalità: due concetti che possono sembrare simili, ma che influiscono in modo significativo sull'esperienza del cliente. Nella multicanalità, le aziende utilizzano diversi canali di comunicazione e vendita in modo indipendente l'uno dall'altro. Ciò significa che i consumatori possono avere esperienze diverse su ciascun canale e che le informazioni non sono sempre integrate.

Al contrario, nell'omnicanalità, i diversi canali sono integrati per offrire un'esperienza unica e coerente agli utenti, che possono passare senza soluzione di continuità da un canale all'altro. Questo approccio favorisce una migliore condivisione delle informazioni sui consumatori e consente un servizio personalizzato su tutti i canali.

I vantaggi di una strategia marketing omnicanale

Le ragioni per adottare una strategia omnichannel possono rivelarsi decisive per qualsiasi azienda. Offrendo un'esperienza fluida su tutti i canali di comunicazione e vendita, si riesce a coinvolgere e a soddisfare maggiormente i consumatori. 

Inoltre, l’omni-channel consente la raccolta di dati preziosi sui clienti provenienti da diversi canali, migliorando la comprensione delle loro esigenze e consentendo una maggiore personalizzazione delle offerte; insomma, un risvolto che aumenta di sicuro la fedeltà del consumatore verso il brand

Una strategia omnicanale ottimizza anche i processi interni, riducendo i costi operativi e migliorando l'efficienza delle sue performance. Infine, favorisce la crescita aziendale, grazie al raggiungimento di nuovi clienti, così da ampliare il suo bacino di utenza.

Casi studio di strategia omni channel

Omnichannel marketing: tre casi che hanno fatto la storia: Sephora, Amazon, Starbucks

Se vuoi ulteriormente comprendere l'efficacia dell'omnichannel marketing, eccoti tre casi studio iconici: dal mondo del beauty con Sephora, a quello del caffè in ogni forma e sapore di Starbucks, fino al retail firmato Amazon.

Starbucks

Fondato nel lontano 1971 a Seattle, Starbucks è diventato sinonimo di esperienza del caffè e innovazione nel settore. Grazie a una strategia omnicanale ben strutturata, il cosiddetto “Terzo Posto” ha integrato in modo fluido i vari punti di contatto con i clienti, offrendo un'esperienza coerente su tutti i canali, dai negozi fisici, all'app mobile fino ai social media

La riconoscibilità del brand, la sua iconica sirena verde e l'applicazione mobile che permette ai clienti di gestire il programma fedeltà sono solo alcuni esempi di come Starbucks abbia saputo coinvolgere la propria community e distinguersi dalla concorrenza.

Sephora

Fondato nel 1970 come "Shop 8", è diventato un punto di riferimento nel settore della bellezza. Con oltre 2600 negozi in 36 paesi, Sephora ha abbracciato l'omnicanalità, personalizzando le offerte attraverso l'app e coinvolgendo la community con contenuti educativi e interattivi sui social media. 

Inoltre l'azienda ha saputo guardare al futuro grazie al digitale, offrendo esperienze uniche attraverso la realtà aumentata e Sephora Virtual Artist, che consente ai clienti di provare i prodotti del catalogo prima dell'acquisto. 

Amazon

Fondata nel 1994 come libreria online, Amazon è diventata uno dei leader mondiali del retail, abbracciando anche l'uso dei media tradizionali come la TV. Gli spot pubblicitari coinvolgenti ed emotivi hanno fatto storia, particolarmente significativi data l'esigenza del brand di migliorare la propria immagine in risposta alle lamentele sul trattamento dei lavoratori. Nell'ottica omnicanale, si è pensato perfino al dettaglio: per questo motivo il pacco di Amazon è diventato tanto iconico, quanto riconoscibile, grazie al disegno di una freccia che, in realtà, forma un sorriso.

Attraverso anche altri servizi come Amazon Prime e Amazon Web Services, l'azienda ha creato una customer experience senza soluzione di continuità, influenzando le abitudini di acquisto dei consumatori in tutto il mondo. Gli investimenti in tecnologie avanzate, come il riconoscimento facciale e la gestione automatizzata degli ordini, hanno ulteriormente migliorato l'esperienza d'acquisto e contribuito al suo continuo successo nel settore del retail online.

Il caso della strategia omnicanale di Amaro Averna

Averna Italia: abbiamo messo il consumer al centro di tutto 

Tutto questo parlare di omnicanalità, customer experience e digitalizzazione ci ha quasi fatto venire sete. Proprio per questo, torniamo al nostro esempio di partenza e cominciamo a parlare di un brand di spirits in particolare: ma quale? E perché ci riferiamo proprio ad Averna?

Averna Italia ha deciso di affidarsi alla nostra esperienza e di adottare una strategia omni-channel completa e integrata. Il suo obiettivo è stato coinvolgere e comunicare con i consumatori in modo olistico, abbracciando sia i canali tradizionali che quelli digitali. Il brand, infatti, si è concentrato sull'interconnessione e sulla complementarità tra diversi touchpoint, come l'on trade (la vendita nei locali e nei punti di ristoro), l'off trade (la vendita al dettaglio nei negozi fisici) e il digital engagement (il coinvolgimento online tramite piattaforme digitali e social media).

Un esempio tangibile di questa strategia è rappresentato dall'introduzione del contest online “Persone Open” all’interno della campagna omnichannel 2023 “Open Sicily”. Attraverso l’introduzione di una card digitale, l’“Averna Open Card”, abbiamo potuto offrire agli utenti un'esperienza interattiva del brand, incentivando la partecipazione attraverso diverse attività. I consumer accumulavano "timbri" partecipando alle iniziative digitali, oltre a quelle on trade che off trade. Questo sistema ha permesso di incentivare il coinvolgimento e l'engagement su tutti i canali dell'ecosistema Averna, mettendo al primo posto il consumer.

Parola ai talent Averna Italia (sì, l’influencer marketing funziona!)

Il main target della campagna del 2023 si è concentrato in particolare sui Millennial e la GenZ, mentre l'obiettivo è stato quello di coinvolgere attivamente i siciliani nella narrazione della loro Sicilia Open e generare buzz attorno alla campagna stessa. Un ulteriore strumento di potenziamento è stata la strategia di influencer marketing e creazione di contenuti su Instagram, abbiamo coinvolto micro e nano influencer locali specializzati nei settori Lifestyle, Travel e Moda.

Piccolo passo indietro: cos'è l'influencer marketing?

L'influencer marketing è una strategia di promozione che sfrutta la popolarità degli influencer sui social media per pubblicizzare prodotti, servizi o marchi.

Esperti nella loro nicchia, questi talent godono di una fiducia consolidata da parte dei propri followers. Utilizzando sponsorizzazioni e menzioni da parte degli influencer, i marchi possono capitalizzare su questa fiducia per raggiungere e coinvolgere il proprio pubblico di riferimento in modo autentico e persuasivo.

Nel nostro caso, gli influencer hanno ideato e condiviso Reel personalizzati su Instagram, offrendo diverse prospettive sulla "Sicilia Open" con un tono personale e spontaneo, proprio per instaurare un legame emotivo con il giovane pubblico target. I risultati sono stati tangibili, con oltre 4 milioni di visualizzazioni ai Reel, oltre 12,5 mila interazioni su Instagram e più di 7 mila partecipanti al contest "Persone Open" di Averna Italia in meno di 2 mesi.

Attraverso la creazione e diffusione di contenuti mirati, è stato possibile coinvolgere numerosi utenti in diverse fasi del funnel di conversione, generando un impatto positivo sulla partecipazione al contest e sulla percezione del marchio. Ogni operazione sui social da parte dei talent coinvolti ha amplificato l'attività del brand, indirizzando i loro followers sia su Averna Spazio Open che sul contest “Persone Open”.

Averna Italia, il consumer al centro di tutto

Tra le tante iniziative, Averna Italia ha coinvolto i consumatori creando uno spazio unico che riflette la sua identità: l’Averna Spazio Open. Questa iniziativa di riqualificazione urbana è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Palermo e l'ETS Cantieri Culturali alla Zisa. Situato nell'ex padiglione industriale ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, lo spazio è stato trasformato in una vivace piazza giardino, diventando il fulcro di un calendario ricco di eventi e incontri. Un luogo unico, nato anche per far conoscere ai visitatori il nuovo drink firmato Averna: l’Averna Sicilian Mule.

Oltre ai concerti e ai talk, Averna Spazio Open è stato teatro di party indimenticabili come MALAFESTA; due sarete uniche che hanno visto la direzione artistica de La Rappresentante di Lista. Ancora una volta, i 23 talent coinvolti nel 2023 hanno fatto da cassa di risonanza per tutte le iniziative di cui è stato protagonista ASO, aumentando l’affluenza dei partecipanti agli eventi e l’hype sia sull’evento che sul brand.

I nostri influencer hanno svolto un ruolo fondamentale nel diffondere le attività all'interno di Averna Spazio Open, contribuendo a promuovere le tante esperienze offerte dallo spazio, come la stessa preparazione del già citato Averna Sicilian Mule. E proprio in funzione di questo luogo, è stata creata una Call for Ideas aperta a chiunque, in modo che ognuno potesse divenire l'artefice delle attività da implementare sotto il nome di Averna. Dopo la selezione dell'idea vincitrice tra le numerose proposte presentate sul sito ufficiale, l’utente-consumatore che l'ha suggerita la vedrà realizzata in un luogo che riflette l'anima di Averna e della Sicilia in ogni suo dettaglio.

La strategia omnicanale ha giocato un ruolo fondamentale nel riposizionamento del brand Averna Italia, infondendo nuova vita e cambiando radicalmente la percezione dei consumatori nei confronti del marchio. Attraverso una presenza integrata su diversi canali, Averna è riuscita a raggiungere e coinvolgere il suo pubblico target in modo più efficace e diretto, trasmettendo un'immagine di modernità, innovazione e coinvolgimento. Grazie alla combinazione di esperienze fisiche presso Averna Spazio Open e una presenza online attraverso social media e altre piattaforme digitali, il brand è riuscito a creare un legame più profondo con i consumatori, generando un maggiore interesse e fedeltà verso i suoi prodotti e valori. In questo modo, la strategia omni-channel ha fornito ad Averna gli strumenti necessari per prosperare in un mercato sempre più competitivo, posizionandolo come un marchio moderno, autentico e orientato al consumatore.

Nel mondo del marketing, il cambiamento è costante, e noi di DigitalMakers ci adattiamo di conseguenza. Lo sappiamo, ci saranno nuove strategie da esplorare e sfide da affrontare, ma siamo già pronti a farlo. Tuttavia, in ogni strategia che si rispetti, c'è sempre un elemento fondamentale che deve essere posto al centro di tutto, e lo dimostrano i brand menzionati in questo articolo: le persone, i nostri consumatori finali. È questo legame che alimenta l'engagement, genera fiducia e trasforma i brand da semplici prodotti o servizi, in esperienze significative per il pubblico. In fin dei conti, in un panorama in continua mutazione, sono le persone a rimanere il vero motore del marketing e dell'innovazione.

- "Hai visto la pagina di questo brand?"

- "Ma chi, loro? Li amo!"

Se avete mai assistito a un simile scambio di battute, vogliamo rassicurarvi, non siete i soli.
Amare un brand è davvero possibile, e Cupido, stavolta, c’entra poco.

Diventare un Love Brand è un obiettivo ambizioso che pochi retailer raggiungono con successo. La strategia adottata da Doppio Malto ha permesso a un birrificio artigianale di scoprire che tra i bisogni dei propri utenti non c’era soltanto conoscere un prodotto di qualità, gustare una birra autoprodotta e un approccio casual, ma anche scoprire un luogo felice, da vivere insieme ad amici, familiari e colleghi di lavoro. 

Esploreremo i passi chiave, il significato di Love Brand nel contesto del retail e l'evoluzione del customer journey attraverso la strategia di branded content adottata da Doppio Malto.

Come si diventa un Love Brand?

Diventare un Love Brand richiede una combinazione di elementi che va oltre la mera offerta di un prodotto. La chiave è costruire una connessione emotiva con i consumatori attraverso una consapevole strategia di social media marketing; e per creare una relazione, la cosa migliore da fare è conoscersi! Già, conoscere il proprio pubblico (o meglio target) rientra fra gli aspetti più importanti per riuscire a creare una relazione speciale ed emotiva, e garantirsi in questo modo l'amore e la fedeltà del proprio pubblico, al di là degli aspetti razionali, come può essere una logica misura della qualità offerta o ancora un prezzo più basso e via dicendo.

Il processo richiede un approccio strategico centrato sul consumatore, composto da alcuni punti chiave:

Qual è lo scopo del Love Brand?

Il principale scopo di un Love Brand è andare oltre la mera transazione commerciale, cercando di stabilire un legame emotivo duraturo, che resista oltre le tendenze di mercato. 

Oltre a generare affetto e fedeltà, un Love Brand aspira a essere parte integrante della vita quotidiana dei consumatori, diventando un punto di riferimento e di fiducia nel panorama del retail. Ciò può avvenire incorporando valori positivi, ad esempio offrendo valori condivisi basati su esperienze positive e senso di appartenenza, che induce il consumatore a continuare a scegliere il brand.

I lovemark che riescono a dare origine ad una connessione profonda con il consumatore, stimolano la sua intimità e sensibilità, tanto che quest’ultimo non potrà più fare a meno di quei prodotti. Farsi portavoce di valori universali come amore, uguaglianza, sostenibilità, inclusione, etc. quindi, può facilmente rendere un brand ancora più desiderato e “amabile”.

Il legame profondo stabilito tra brand e consumatore consente di rafforzare le difese del marchio ad influenze di mercato che potrebbero destabilizzare il suo operato, mantenendo così una rilevanza nel tempo agli occhi del proprio pubblico.

Lovemarks: come hanno cambiato il customer journey

I lovemarks, concetto introdotto da Kevin Roberts, vanno oltre il concetto tradizionale di brand. Essi rappresentano un connubio tra amore e rispetto, trasformando il customer journey in un'esperienza emozionale

Il nuovo percorso d’acquisto, infatti, migra da una concezione basata su partenza e arrivo, per innovarsi in un concetto differente. Un ciclo continuo che si allontana dall’ottica del classico funnel, per concentrarsi su un tipo diverso di analisi del pubblico, quella legata agli aspetti emotivi e di percezione di affinità del pubblico per il marchio, come la customer experience, le tematiche sociali o i branded content.

I lovemarks pongono al centro del customer journey le emozioni. Non più una strada lastricata di intenti promozionali e dettagli sempre più razionali o funzionali sul prodotto, con l'obiettivo di arrivare, dopo una naturale scrematura, al bottone acquista. Ma un motore autoalimentato che guida il consumatore all’interno di un’esperienza, non immediatamente finalizzata al consumo, e per questo misurabile più facilmente sul lungo termine, ma coinvolgente, che sorprende e supera le aspettative dello spettatore.

Un’esperienza gratificante, capace di costruire un legame duraturo che va oltre la fedeltà al brand e ai suoi prodotti.

Branded content di Doppio Malto: la nostra strategia

La strategia di branded content di Doppio-Malto si basa su una comunicazione autentica e coinvolgente dei propri valori. La mission: spillare ettolitri di felicità. 

Attraverso i social media e altri canali digitali, l'azienda ha veicolato contenuti che vanno oltre la promozione dei prodotti. Storie coinvolgenti, racconti positivi, dietro le quinte e interazioni con la community sono parte integrante di questa strategia, che alimenta il legame emotivo con i consumatori. La coerenza nella qualità del prodotto e la trasparenza contribuiscono ulteriormente a instaurare la fiducia.

L’ideazione di una nuova content strategy ha permesso di creare una narrazione più frizzante e in linea con il tono di voce caldo e amichevole del brand, così come l’implementazione di una strategia mirata per raggiungere tutti i target di interesse, da veicolare online e offline. 

Parte della nostra strategia di storytelling si è basata sul branded content, un genere di contenuto costruito appositamente per parlare del brand e dei suoi valori (nel nostro caso, la felicità e la spensieratezza), coinvolgendo e intrattenendo l’utente. Pane per i denti di un Love brand.

Per Doppio Malto abbiamo studiato e creato diverse tipologie di branded content con lo scopo di generare, attraverso contenuti leggeri e poco invasivi, un sentimento positivo e un engagement misurabile, piantando un seme per far crescere ciò che un Love Brand desidera maggiormente, un legame duraturo.

Per fare ciò, abbiamo legato il concetto di posto felice a numerosi focus. Come la naturalezza, l’entusiasmo e la color calda dei contenuti food & beer, ponendo in risalto un’emozione e una situazione autentica che conquista e mette a proprio agio l’utente, e valorizzando il cibo, la birra e i momenti felici.

Abbiamo in secondo luogo mostrato visi e sorrisi, delle persone, dei dipendenti, dei consumatori che si approcciavano al brand, rendendolo vero grazie al riflesso del tutto umano di vivere un’esperienza positiva, come può essere quella del piacere legato alla birra e alla buona compagnia.

Siamo riusciti a coinvolgere l’utente nell’atmosfera di un tipico pub delle più note sitcom americane, rendendo il brand stesso un luogo felice, dove il lieto fine è rappresentato dal cibo. Un racconto esploso sul tavolo da pranzo e da gioco, grazie alla narrazione di un’esperienza fisica unica e divertente che è possibile vivere nei locali Doppio Malto, ricchi di attività e giochi (come tavoli da biliardo e biliardino) che i clienti possono utilizzare per giocare insieme.

Il consumatore stesso, infine, è stato il protagonista del racconto del brand, immergendosi nelle tematiche sociali, in particolare quella dell’inclusione, grazie ad una tovaglietta tematica in occasione del Pride Month, da utilizzare come mezzo per la creazione di UGC sui canali Doppio Malto.

Durante il periodo di attività, dopo aver lavorato in ottica di riconoscibilità e capacità di engagement personalizzata e capillare sul territorio, la reach della pagina Facebook nazionale di Doppio Malto è aumentata del 2.6%, mentre i nuovi follower Instagram sono cresciuti del 62.3%. Le visualizzazioni della sezione “prenota” sul sito e la ricerca della keyword “Doppio malto” sui motori di ricerca sono aumentate rispettivamente del 13% e del 22%, mentre la copertura delle campagne digital adv attivate su 26 pagine (di cui due estere) ha superato i 3 milioni di utenti e 11 milioni di impression.

Cosa significa branded content

Un mercato sempre più saturo di pubblicità e inserzioni e maggiormente popolato da un pubblico giovane ha la necessità evidente di costruire una risposta efficace, che oltrepassi le pubblicità tradizionali, ormai tendenti a sommergere il pubblico di informazioni.

Il branded content è una tecnica di comunicazione che va oltre la pubblicità tradizionale. Definito come un qualsiasi contenuto capace di essere ricollegato ad un brand, un branded content è un contenuto costruito specificatamente per parlare di un brand e dei suoi valori. Lo scopo principale è quello di intrattenere, educare o coinvolgere  il pubblico, senza necessariamente promuovere direttamente un servizio o un prodotto. 

Se la pubblicità, infatti, è un contenuto chiaramente informativo, spesso giudicato negativamente dal pubblico, o per lo meno frutto di una chiara finzione, il branded content si configura come un prodotto più leggero e meno commerciale. Il suo scopo è più legato all’awareness del brand e in ogni caso finalizzato a costruire una relazione più profonda con i consumatori, soprattutto appartenenti alle nuove generazioni, consapevoli della manipolazione pubblicitaria e interessati a connettersi con qualcosa (brand compresi) solo se capace di comunicare anche la loro identità. Un pubblico maggiormente disposto a recepire un contenuto incentrato sul consumatore, più che sul prodotto e quindi propenso a dare fiducia.

Rispetto a un classico spot, un branded content ha inoltre il vantaggio di essere meno invasivo e più credibile. Non si concentra mai direttamente su prodotti e servizi, che nonostante tutto potranno comparire nel contenuto, il suo obiettivo principale è quello di veicolare i valori o la storia del marchio.

Come riscontrato nel caso in esame, i branded content si sono dimostrati efficaci, e capaci di portare benefici al marchio e alla brand awareness (soprattutto sul lungo periodo), creando riconoscibilità, facendo riscuotere al brand maggiore attenzione da parte del pubblico e generando risultati superiori in termini di engagement e ROI.

Grazie alla fondamentale connessione emotiva, alla narrazione coinvolgente e a una strategia di branded content efficace, Doppio Malto ha trasformato la scelta di una birra e di un ristorante in un'esperienza felice e significativa per i suoi consumatori, dimostrando che la costruzione di un Love Brand è un processo raggiungibile con passione, felicità e (ovviamente) una buona birra.

Immagina di lavorare nel mondo della comunicazione digitale da tanti anni e di aver improntato la tua intera vita professionale sulla capacità di scrivere in due lingue testi che spaziano dai copy per annunci, agli articoli per i blog, ai testi per i siti web. Immagina adesso che sia il 30 novembre 2022 e che tutti parlino di un nuovo strumento che riesce a scrivere in pochi secondi testi di qualsiasi genere in più di 14 lingue, con registri e stili diversi.
Questo scenario non è difficile da immaginare per le tante persone che all’indomani del lancio di Chat GPT, ad opera di Open AI, si sono ritrovate a pensare di dover aggiornare il curriculum per cercare lavoro in un altro ambito.

Nei mesi a seguire sono successe principalmente due cose: la prima è che le intelligenze artificiali si sono moltiplicate e hanno messo in campo funzioni sempre più avanzate.
La seconda è che gli esseri umani NON sono stati sostituiti dai robot, come i più pessimisti avevano pensato. La maggior parte delle persone si è dunque resa conto che l’intelligenza artificiale è semplicemente uno strumento e, come tale, può essere utilizzata in maniera più o meno efficace.
Dopo il successo planetario di Chat GPT è comunque iniziata la corsa delle multinazionali tecnologiche all’intelligenza artificiale. Dall’inizio del 2023, Microsoft ha aggiunto l’AI al suo motore di ricerca Bing, il colosso cinese Baidu ha lanciato il chatbot Ernie e anche Google ha fatto il suo debutto nel mondo dell’intelligenza artificiale generativa con quello che, ad oggi, sembra essere il più credibile rivale di ChatGPT: Google Bard, che l'8 febbraio 2024 ha cambiato nome in Gemini (qui l'annuncio di Google).

In questo articolo del Think Corner ti raccontiamo dei nostri esperimenti su Bard di Google, per capire se davvero il colosso di Mountain View può contendere lo scettro del miglior chatbot a OpenAI.

Come funziona Google Bard (ora Gemini)

Google Bard, adesso Gemini, è un modello linguistico di grandi dimensioni o large language model (LLM), sviluppato da Google nel 2022 ma reso disponibile a tutti gli utenti a luglio 2023.

Un LLM è un modello linguistico che è stato addestrato su un enorme set di dati ed è in grado di comprendere e generare testo, tradurre lingue, scrivere diversi tipi di contenuti creativi e rispondere alle domande degli utenti.

In parole povere, semplificando all’estremo, un LLM è un computer che ha imparato a parlare e scrivere imitando l’essere umano.
Ad esempio, se chiediamo a un LLM di scrivere una poesia, lui (o lei) userà le sue conoscenze sul linguaggio per generare un componimento che sia grammaticalmente corretto e che abbia un senso. La poesia potrebbe essere originale o basata su altre poesie esistenti e il risultato complessivo sarà simile a quanto potrebbe produrre un essere umano.
Le applicazioni che si basano su questa tecnologia sono innumerevoli, per fare qualche esempio oltre Chat GPT: Amazon Alexa, Grammarly, Coursera e, ovviamente, svariati prodotti Google.
La novità portata da Google Bard in questo scenario è che il chatbot di Google ha accesso al web e può rispondere alle domande degli utenti con dati aggiornati.

Come usare Google Bard (Gemini)?

Il punto di forza di Google Bard è quindi l’accesso alla rete. Rispetto a Chat GPT, i cui dati arrivano solo fino a settembre 2021, è certamente un vantaggio non da poco.
Nonostante ciò Bard non è pensato per diventare un nuovo motore di ricerca, visto che anche la SERP di Google utilizza già da anni intelligenza artificiale e LLM. Il chatbot nasce come un sistema sperimentale che mira a mostrare agli utenti tutte le potenzialità dell’AI per la vita quotidiana.
Quello in cui Bard sembra eccellere è una sorta di brainstorming con l’utente per progettare, pianificare e creare. L’idea dovrebbe essere quella di una macchina che, in connubio con l’essere umano, lo aiuta a risolvere problemi pratici, massimizzare la propria efficienza e in definitiva a migliorare la sua vita. Questo progetto ambizioso è ancora agli albori visto che gli LLM sono in costante fase di sviluppo e in continuo addestramento.

Google Bard vs Chat GPT: abbiamo chiesto all'AI di realizzarci un'immagine ad hoc

Gemini (Bard) di Google e Chat GPT: cosa abbiamo scoperto

Google Bard e ChatGPT 4 sono entrambi LLM (large language model), ma hanno alcune differenze tecniche fondamentali.
Bard è un modello di linguaggio factual, mentre ChatGPT 4 è un modello di linguaggio generativo. Ciò significa che Bard è migliore nella comprensione e risposta a domande fattuali, mentre ChatGPT 4 è migliore nella generazione di formati di testo creativi, come poesie, codice, script, brani musicali.

Le differenze fra Google Bard e ChatGPT 4

Bard è addestrato su un set di dati di testo e codice, mentre ChatGPT 4 è addestrato solo su un set di dati di testo. Ciò significa che Bard ha accesso a una gamma più ampia di informazioni e può comprendere e rispondere a domande in modo più completo.

Quando si parla di domande fattuali, si intendono domande che hanno una risposta oggettiva basata su dati e fatti. Ad esempio “qual è la capitale della Francia?” o “qual è la formula chimica dell'acqua?”.
Al contrario, le domande creative richiedono un certo grado di immaginazione o creatività, per l'appunto. Ad esempio: “come si potrebbe migliorare il sistema di trasporto pubblico?” oppure “quale sarebbe il titolo di un libro sulla tua vita?”.
Queste domande non hanno una risposta unica o oggettiva e richiedono una certa dose di riflessione e inventiva.

Un’altra differenza con Chat GPT è che Google Bard sembra essere più cauto nelle informazioni che dà all’utente. Spesso mette in guardia sul fatto che i dati riportati potrebbero non essere corretti, mitigando così il cosiddetto fenomeno della hallucination, ovvero quando un’intelligenza artificiale risponde con informazioni false spacciandole per vere.


Quello in cui invece Bard e Chat GPT sono molto simili è il fatto che entrambi sembrano funzionare meglio in inglese rispetto alle altre lingue. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che l'inglese ha avuto un set di addestramento (ovvero la mole di dati analizzati) più ampio e dettagliato, il che potrebbe influenzare la qualità delle risposte. Inoltre, il fatto che l’addestramento sia stato inizialmente condotto in lingua inglese potrebbe aver reso l'inglese la lingua di base per le risposte.

Abbiamo giocato con Google Bard: cosa ne è venuto fuori

Gli LLM funzionano al meglio delle proprie potenzialità tanto più la richiesta dell’utente (prompt) è circostanziata. Perciò spesso bisogna riformulare la domanda per raffinare il risultato e raggiungere l’obiettivo sperato. Questo meccanismo ha generato una guerra all’ultimo prompt, con esperti (o sedicenti tali) che offrono, gratis o a pagamento, il set definitivo di prompt per AI.

Abbiamo testato Google Bard nel nostro lavoro quotidiano per capire in quali attività possiamo contare sul Chatbot per semplificarci la vita.

Cosa può fare Bard per i marketer

Ecco alcuni dei compiti in cui ci siamo fatti aiutare da Bard:

In definitiva Google Bard, così come Chat GPT, è uno strumento molto utile per i marketer. Ma non è pensato per fare il lavoro al posto loro. Piuttosto, è in grado di fornire degli spunti che devono essere sempre rivisti per ottenere risultati ottimali.
Ma questo già lo sapevamo, allora abbiamo chiesto a Bard stesso di dirci un segreto:

Quindi ci teniamo a rassicurare chi pensa che le AI siano destinate a sostituire gli esseri umani: non siamo a questo punto, non ancora almeno.

Da Bard a Gemini, quando i prodotti Google cambiano nome 

Il rebranding di Google Bard, diventato all’improvviso Gemini, è solo l’ultimo di una lunga serie di improvvisi cambi di nome dei prodotti Google.

Da Google Apps che prima è diventato G-Suite e adesso si chiama Google Workspace, a Google Business Profile che ha cambiato quattro nomi dal 2005 a oggi; l'azienda ha navigato in un mare di modifiche, plasmando la sua offerta per meglio adattarsi alle esigenze degli utenti e alle tendenze del mercato.

Perché Google cambia i nomi ai suoi prodotti? Le ragioni sono diverse e sfaccettate. Una tendenza emersa negli ultimi anni è stata quella di rendere i nomi dei prodotti più immediati e facilmente comprensibili come nel caso di Google Hangouts, diventato Google Chat nel 2021, oppure di Google AdWords che nel 2018 è stato ribattezzato Google Ads.

Per quanto riguarda Gemini il cambio di nome potrebbe essere dovuto a un riposizionamento dell’AI di Google, che mira a trasformarsi da semplice chat, il nome Bard fa pensare a uno strumento di scrittura, a un vero e proprio assistente digitale.

Naturalmente, questi cambiamenti non sono sempre stati accolti con entusiasmo. Gli utenti si sono spesso ritrovati confusi, costretti ad adattarsi a nuove nomenclature e interfacce. Il processo di rebranding può richiedere tempo e fatica, rischiando di danneggiare il riconoscimento del marchio già consolidato.

Nonostante le sfide, l'evoluzione dei nomi Google è un segno tangibile della sua crescita e innovazione. L'azienda si adatta alle esigenze degli utenti e del mercato, plasmando i suoi prodotti e ridefinendo la propria identità. Ogni nuovo nome rappresenta un passo avanti in questo viaggio, una tappa verso un futuro dove Google continua a fornire esperienze utente sempre più complete e intuitive.

Del resto se è un fatto abbastanza conosciuto che la multinazionale proprietaria di Google si chiama Alphabet Inc, forse non tutti sanno che lo stesso motore di ricerca, agli albori della sua storia, avrebbe dovuto chiamarsi… BackRub. Un cambiamento non da poco visto che ormai la parola Google e il verbo googlare sono entrati di diritto nei vocabolari di tutto il mondo.

Inizialmente adottato come misura di sopravvivenza per oltre 6 milioni di lavoratori durante il lockdown del 2020, oggi il remote working rappresenta non più un'alternativa, ma la normalità per numerose aziende, e DigitalMakers è tra queste.

A un anno e mezzo dalla sperimentazione del sistema ibrido, a cui è seguita una transizione completa al remote working sei mesi fa, siamo pronti a tirare le somme e a fare un’analisi dei pro e dei contro di questa nuova modalità di lavoro.

Leggi l’articolo e scopri i 5 vantaggi e i difetti che abbiamo riscontrato dall’adozione del full remote working.

Che cosa significa lavorare (davvero) da remoto?

Liberarsi dai confini fisici degli uffici tradizionali significa aprirsi a un nuovo mondo di possibilità. Ma partiamo con ordine facendo una distinzione tra smart working, telelavoro e remote working.

Lo smart working trasforma il modo in cui intendiamo la produttività e il benessere a lavoro, cambiando approccio non solo in merito al luogo in cui si lavora, ma anche rispetto a una maggiore flessibilità di orari e puntando in primo luogo all’efficienza.

Qui il focus è sulle competenze e sugli obiettivi: se il lavoro viene completato nei tempi stabiliti, non importa dove o come il lavoratore scelga di dedicarsi alle proprie attività. È una filosofia lavorativa che mette il talento e i risultati al centro, senza vincoli temporali rigidi.
Segue poi il telelavoro, in cui al lavoratore viene semplicemente concesso di lavorare da un luogo diverso rispetto alla sede aziendale, seppur dovendo rispettare orari e tempi della base operativa.

Infine, il remote working offre la libertà di scegliere il luogo da cui lavorare e una discreta flessibilità sull’organizzazione della propria timeline, pur dovendo rispettare le necessità dell’organizzazione. Che sia una tranquilla spiaggia o un vivace co-working, nel remote working ogni spazio può diventare un ufficio.

Lavoro da remoto, ogni luogo può diventare un ufficio

Chi sono i South worker? Gente come noi!

Quali sono le sfide che hai affrontato e affronti per lavorare in questo settore da una regione del Sud Italia?

Grazie all’apertura verso questi sistemi di lavoro stiamo andando verso un mondo destrutturato in cui non importa più avere una sede fissa, perché il lavoro non è l’unica sfera di cui gli individui devono tener conto. È il caso dei nomadi digitali, che scelgono di adottare uno stile di vita itinerante lavorando da ogni parte del mondo grazie all’aiuto della tecnologia.

Ma il lavoro da remoto permette anche il ritorno alle origini per chi sente forte il richiamo della propria terra: è l’esempio dei giovani talenti del Sud che non hanno più bisogno di emigrare per lavorare in un’azienda del Nord Italia.

South working: lavorare a distanza dal Sud Italia

Il South working, anche questo figlio dell’esperienza del Coronavirus, è un fenomeno che è stato studiato a lungo dall’associazione omonima, South working, che dimostra quanto non serva la fuga dal Mezzogiorno per trovare lavoro e per far crescere il paese.
Lavorare in maniera agile dalle aree marginalizzate dell’Italia contribuisce a produrre effetti positivi per lavoratori, aziende e nel complesso per tutto il territorio.

Ma non finisce qui. Anche noi di DigitalMakers abbiamo imparato che lavorare nel marketing digitale dalla Sicilia è possibile applicando un sistema ibrido remote-first. Come per tantissimi in Italia, lo scenario post pandemico ci ha aperto l’orizzonte di nuove scelte sia strutturali che di workflow. Quindi, sì: riorganizzando i nostri flussi interni e implementando alcune piccole best practice, siamo fieri di poter dire che il remote working per DigitalMakers si conferma una modalità di lavoro che contribuisce al benessere di tutti i Makers e ne migliora la produttività.

Ma non ci dimentichiamo mai dei contatti tra colleghi che restano fondamentali ai fini dell’output e fanno bene al cuore. E poi, il nostro ufficio vista mare rimane sempre l’headquarter da cui prendono forma i progetti, da cui incontriamo i clienti e da cui ci riuniamo per qualche aperitivo improvvisato.

Smart working, i rischi per i lavori creativi

Operativi da remoto: i 5 vantaggi…

Il 2023 si è chiuso con un trend positivo per il lavoro da remoto, registrando un 541% di lavoratori in più rispetto al periodo pre-Covid. I dati, raccolti dall'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, riportano una tendenza in aumento che porterà entro il 2024 a 3,65 milioni di remote worker.

La possibilità di plasmare il proprio spazio di lavoro in modo unico e personale si riflette positivamente sul completamento delle task: si è dimostrato che immergersi nella quiete di un luogo familiare con meno stimoli può favorire la concentrazione e aumentare la produttività fino al 20%.

Ma gli aspetti positivi del remote working sono evidenti anche su altri livelli, a cominciare da quello del benessere del lavoratore. L'OMS ha condotto una ricerca sul benessere psicologico, fisico e relazionale dei remote workers, evidenziando che il 30% dichiara di stare bene fisicamente, il 35% riporta un elevato livello di benessere psicologico e il 37% riferisce un alto benessere relazionale.
In generale remote worker e smart worker mostrano livelli di benessere simili e più elevati rispetto a quelli dei lavoratori on-site.

Spostare la sveglia di un'ora e più, concedersi un power-nap in pausa pranzo e coltivare hobby dopo le 18 sono solo alcuni tra gli aspetti più noti che contribuiscono a ridurre lo stress legato alla routine.

Ma il remote working registra anche dati incoraggianti nella tutela e salvaguardia dell’ambiente. Riducendo gli spostamenti e l'utilizzo degli uffici, si risparmiano fino a 600 kg di CO2 all'anno per lavoratore e oltre 150 ore di tempo da dedicare a se stessi.

I 5 vantaggi del remote work

Tirando le somme, ecco i 5 vantaggi del lavoro da remoto che abbiamo individuato sulla base della nostra esperienza (e che non sembrano discostarsi dalle statistiche):

  1. Work-life balance migliorata
  2. Maggiore concentrazione e produttività
  3. Miglioramento del benessere fisico rispetto al lavoro in presenza
  4. Stress in calo grazie a una routine meno serrata
  5. Minor spreco di risorse per raggiungere il posto di lavoro, nonché un minor impatto sull’ambiente.

Nonostante questo, vogliamo precisare che il remote working non è privo di difetti e che, se non regolamentato, può comportare dei rischi tanto per i lavoratori quanto per le organizzazioni.

…e tutti i difetti. Come fare per non sprecare l’opportunità del lavoro da remoto

Sempre secondo i dati dell’Osservatorio del PoliMi, il 30% dei remote worker riferisce una maggiore percezione di tecnostress, vale a dire una forma di stress causata da un utilizzo eccessivo, smodato e disfunzionale della tecnologia.
D’altronde, se prima si riusciva a risolvere una questione con un semplice confronto a voce, adesso anche il più piccolo dubbio si trasforma in una mail o in una call. E tra calendar, notifiche, mail e telefonate, risulta evidente che il remote working porta tutti ad essere inevitabilmente ancora più connessi.

L’impatto del remote working per i creativi sembra essere ancora più rischioso, in quanto privati del confronto periodico con i colleghi. Questi momenti rappresentano non solo un'opportunità per valutare il progresso dei progetti, ma anche un'occasione per alimentare l'ispirazione reciproca. La diminuzione delle interazioni riduce inevitabilmente lo scambio spontaneo di idee e la contaminazione delle esperienze, ridimensionando tutto ciò che rende il luogo di lavoro un ambiente creativo e pulsante.

Come fare per trovare un equilibrio?

Prima di tutto, è essenziale auto-imporsi dei limiti fisici e temporali. Lavorare da casa non significa necessariamente trasformare la propria abitazione in un ufficio. Trovare un luogo dedicato o stabilire una collocazione routinaria aiuta a separare concettualmente lo spazio dedicato al lavoro da quello familiare e domestico.
Anche rispettare gli orari di inizio e di fine è fondamentale: concedersi un’ora di pausa pranzo e un paio di pause caffè aiuta a mantenere alta la produttività e a non gravare sulla salute della schiena e degli occhi, nonché dello stress generale.

Il remote working non deve trasformarsi in isolamento: la socialità è cruciale quando si lavora per obiettivi comuni. Nel lavoro team-driven, conoscere i colleghi con cui si lavora aiuta il coordinamento e la collaborazione e contribuisce a ridurre gli unconscious biases, vale a dire la tendenza naturale ad avere pregiudizi impliciti.

Le vie di comunicazione devono rimanere aperte per evitare che la distanza fisica diventi anche una barriera creativa: organizzando incontri e confronti periodici, anche di natura ricreativa come un aperitivo, può essere un’ottima occasione per fare brainstorming.

Per concludere, non esiste un equilibrio perfetto. Ecco perché l’ideale è restare aperti alle esigenze di ognuno e provare ad abbracciare la diversità dei metodi e degli stili lavorativi. Mentre alcuni Makers trovano ispirazione nel comfort di casa o da una spiaggia soleggiata, altri prosperano nella collaborazione dell’ufficio.
Il sistema ibrido è l’approccio semplice che lascia che ognuno trovi il proprio equilibrio, massimizzando la produttività nel rispetto della propria work-life balance.

“Storie di South Working” è la nuova rubrica del nostro blog in cui riportiamo, dalla loro viva-voce, le testimonianze di professionisti del digitale che hanno scelto di lavorare nel Marketing dal Sud Italia. C’è chi è “rientrato dal Nord”, chi è rimasto sempre “fedele” alla sua regione o chi ha scelto la Sicilia come terra di adozione.

La prima storia è quella di Francesco Anzelmo, CEO di DigitalMakers e siciliano “di ritorno", che, nella sua intervista, ci racconta:

Perché avviare una Digital Agency in Sicilia

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Digitale?

La risposta a questa domanda è in fondo alla bio che ho scritto anni fa e che mi trascino cucita addosso con non poco orgoglio.

Arrivo al Marketing da un percorso trasversale iniziato con una laurea in Filosofia, non casuale e per niente funzionale, almeno all’inizio, al mondo della comunicazione. Poi la mia passione per la scrittura e il mio percorso da giornalista mi hanno portato da Roma a Palermo a diventare, di fatto, un professionista del marketing digitale.

Ho iniziato proprio a Palermo a far diventare il Digital marketing il core delle mie attività; prima era un asset secondario che mettevo al servizio del mio scrivere come giornalista.

Come nasce DigitalMakers e perché hai deciso di investire nel settore del digital marketing in Sicilia?

DigitalMakers esiste dal 2019, ma già nel 2017/18 era nei miei pensieri. Ho coltivato clienti e relazioni come libero professionista e quando tutto è diventato troppo per me ho deciso di investire nel Marketing in Sicilia, in un progetto scalabile e più solido, dove ho messo tutto me stesso.
La Sicilia come punto di partenza era perfetta, c’era molto spazio e sono assolutamente convinto ce ne sia tanto ancora oggi.

Non ero solo in questa sfida, per metà del percorso siamo stati in due a sognare, ora sono da solo ma sento sempre una spinta doppia. Questa però è un’altra storia.

I vantaggi del south working

Quali sono le sfide che hai affrontato e affronti per lavorare in questo settore da una regione del Sud Italia?

La narrazione dell’azienda del Sud che deve fare più fatica rispetto a una del Nord, purtroppo non è una leggenda. Ma negli anni, dal 2012 ad oggi, questa narrazione fortunatamente è cambiata molto. Fino al Covid, nel 2020, imprenditori e professionisti come me che decidevano di investire in una regione del Sud erano visti per lo più come “mosche bianche”, se non addirittura “giocatori d’azzardo”.

La pandemia, e la conseguente “normalizzazione” del lavoro da remoto, ha cambiato le regole del gioco: adesso che un’agenzia di Digital Marketing si trovi in Sicilia, Lombardia o Veneto sembra avere meno importanza per i clienti; ciò che conta è dimostrare che il lavoro che fai è all’altezza delle aspettative del tuo interlocutore, qualunque sia la sede geografica da cui lo stai portando avanti.

Cosa apprezzano i clienti del Nord Italia nel collaborare con una digital agency del Sud?

Inizialmente pensavo che la motivazione principale fosse legata al costo dei servizi: il costo più basso della vita, e di conseguenza del lavoro al Sud, permette di uscire con delle offerte economiche più competitive.

Negli anni, mi sono però ricreduto anche su questo aspetto: i nostri clienti apprezzano soprattutto la qualità della relazione che si crea con le persone del team, oltre, chiaramente, alla capacità di generare risultati. E questo aspetto ha a che fare con i valori e le visioni che sposiamo nella nostra cultura organizzativa, più che con la nostra collocazione geografica.

Digital Marketing e remote working

DigitalMakers, dal punto di vista della modalità di lavoro, si definisce un’azienda remote-first. Cosa significa e cosa ti ha portato a questa scelta?

Il remote work è stata la principale modalità di lavoro dalla nascita di DigitalMakers, quindi ben prima della pandemia.

Personalmente ritengo che il contributo al lavoro delle persone non dipenda dalla loro presenza fisica in ufficio, al contrario: quello di cui ci rendiamo conto ogni giorno è che la produttività in smart working aumenta, grazie alla maggiore concentrazione di cui, in buona parte dei casi, si gode da casa. Al tempo stesso, e potrebbe sembrare un paradosso, da inizio anno abbiamo cambiato sede trasferendoci in uno studio di oltre 800mq al 16° di un attico di Palermo con vista porto.

La scelta di mantenere una sede fisica e di investire su una struttura anche esteticamente d’impatto è dovuta alla volontà di vivere l’ufficio come uno spazio confortevole in cui poter continuare a incontrarsi, confrontarsi e coltivare i rapporti umani tra colleghi.

La maggior parte dei colleghi ad oggi preferisce, quindi, adottare una modalità di lavoro ibrida. Prima di scegliere di costituire un’azienda ho lavorato vari anni come dipendente in diverse agenzie tra Roma e Palermo e in primis ho vissuto le ore in mezzo al traffico e l’ansia da ricerca del parcheggio: condizioni che non ti permettono di iniziare la giornata “al meglio dell’umore”.

Per questo oggi la mia priorità da imprenditore è quella di pensare al benessere delle persone che contribuiscono alla crescita di DigitalMakers e la scelta di adottare la modalità remote-first risponde esclusivamente a questo obiettivo.

Il marketing full-funnel è un modello che, negli ultimi anni, si è consolidato come strategia vincente per numerose aziende che si misurano entro i confini di un mondo digitale in costante evoluzione.

Nel nostro lavoro, sappiamo bene che non esistono soluzioni standard capaci di rispondere allo stesso modo a tutte le esigenze dei nostri clienti. Tante variabili, a partire dall’industry per approdare al budget, ci portano spesso a pensare fuori dagli schemi per testare la strategia più adeguata.

Cosa succede quando nell’equazione la fa da padrona proprio una grande variabile, come la forte competitività nel settore wine? In questo articolo, vi raccontiamo come abbiamo utilizzato il modello del full-funnel adattandolo agli obiettivi di un’azienda vitivinicola siciliana, Tenute Orestiadi.

Ma prima, facciamo qualche passo indietro per comprendere il ventaglio di opportunità che offre il marketing full-funnel!

Cos'è il marketing full-funnel?

Il marketing full-funnel nasce dall’approccio strategico che vede l’utente come il protagonista dell’esperienza d’acquisto: l’intento di questo approccio, infatti, prevede di accompagnare l’utente nel suo intero percorso, dal primo contatto con il marchio, passando dalla conversione in cliente fino alla sua finale fidelizzazione.

In questo modello strategico, di solito, ci si affida a tre fasi cruciali, tre step importanti da tenere a mente sin dall’inizio della proposizione strategica e che corrispondono al percorso ideale che vorremmo compisse il nostro nuovo utente:

Il marketing full-funnel ha sostanzialmente un grande punto di forza: nessuna tappa del percorso dell’utente viene trascurata. La strategia, quindi, segue questo tracciato adattandosi e trasformandosi in ciascuna fase del funnel.

Ciò che non cambia è, invece, la posizione focale dell’utente che, com’è chiaro, resta al centro di tutte le attività aumentandone le opportunità di coinvolgimento e di conversione.

E i vantaggi di questo modello non si esauriscono qui.


Il modello full-funnel, infatti, permette di identificare meglio i potenziali consumatori migliorando la qualità stessa della conversione e riducendo il rischio di generare lead mediocri.

Il coinvolgimento costante durante tutto il funnel, poi, consente di mantenere una relazione duratura con gli utenti, moltiplicando le occasioni di contatto mirate agli acquisti futuri.

Marketing full-funnel: 3 passaggi fondamentali

Su quali elementi ci concentriamo quando decidiamo di percorrere la strada del marketing full-funnel? Bene, dal momento che questa scelta strategica vuole un approccio a 360°, per qualsiasi business la stiamo mettendo in atto, lavoriamo con i team dedicati a:

Implementare le strategie optando per il modello full-funnel richiede, per l'appunto, un approccio oculato e, non neghiamolo, expertise e creatività. Uno dei più grandi consigli che ci sentiamo di diffondere nel mondo digitale è che, se le aziende e i business possono aspirare a farsi conoscere diventando "il punto di riferimento nel settore x", ottenere risultati tangibili è sempre l'obiettivo primario, il che richiede perseveranza e grande capacità di imparare dagli errori. D'altro canto, il mondo digitale è bello anche perché pone davanti a sfide che esigono un buon lavoro di squadra!

Adesso andiamo a dare un'occhiata all'atto pratico, ovvero quale strategia abbiamo cucito sulle esigenze di Tenute Orestiadi.

Il settore del vino in Italia e il marketing full-funnel

L'Italia è da lungo tempo considerata una delle patrie mondiali del vino. Con una tradizione enologica ricca e secolare, il nostro Paese vanta una vasta diversità di vitigni autoctoni e un'ampia produzione vinicola e, di conseguenza, un'alta competizione nel settore sia a livello locale che globale.

Il vino è, infatti, uno dei settori di eccellenza del made in Italy più solidi e contribuisce in modo significativo all'export complessivo nazionale, stimolando la crescita economica del Paese. Diamo giusto un'occhiata ai dati del comparto del beverage nel 2022: l'Italia porta a casa un fatturato superiore ai 17 miliardi di euro, con un export di oltre 9 miliardi, pari al 22% del totale italiano, anche se Federvini registra un calo dovuto all'inflazione e rallentamento economico nel 2023.

Inoltre, l'industria vinicola è uno dei pilastri dell'attrazione turistica in Italia. Le cantine, le degustazioni e le visite ai vigneti sono esperienze molto richieste dai turisti nazionali e internazionali e, anche in questo caso, il settore vino contribuisce all'incremento del turismo enogastronomico del Paese.

Le nostre aziende vitivinicole si trovano, quindi, a dover sgomitare tra vecchi e nuovi competitor giocando in casa e all'estero, su mercati internazionali e... digitali!

Tra la grande distribuzione, la vendita al dettaglio e i flussi di consumo che cambiano di anno in anno, il digitale per il settore wine & spirits rappresenta una grande opportunità che, negli ultimi anni, è letteralmente esplosa.

Come fare a distinguersi e a raccontarsi senza mai perdere di vista il legame con il territorio, tanto importante per la natura del prodotto in sé, il vino?

La strategia di full-funnel marketing è stata la strada che ha portato molti risultati a Tenute Orestiadi.

La strategia full-funnel per Tenute Orestiadi

Tenute Orestiadi produce vini in Sicilia, nel cuore del Mediterraneo, precisamente nella Valle del Belice. La regione e il territorio sono legati a doppio filo agli eventi che ne hanno plasmato e caratterizzato l'area geografica modificando il rapporto degli abitanti con il proprio contesto. Una zona ricca di storia e fervente dal punto di vista culturale. Tutto questo risiede nelle uve che danno vita alle bottiglie di Tenute Orestiadi.

Per le attività di marketing e comunicazione, ci siamo posti gli obiettivi di awareness e performance: due vie all'apparenza diverse, ma che hanno in comune alcuni elementi essenziali a capo della strategia di start:

Come abbiamo applicato il modello full-funnel

Vediamo adesso in che modo si è dispiegata la nostra strategia di marketing full-funnel per Tenute Orestiadi.

e-Commerce

Primo passo per la costruzione dell’ecosistema Tenute Orestiadi è stato l'e-Commerce marketing, comprensivo di restyling del sito web.
Un lavoro realizzato con l’obiettivo di migliorare la leggibilità delle informazioni salienti, potenziando la performance dal punto di vista sia della narrazione che della vendita dei prodotti.

Un restyling, quindi, che ha avuto risvolti di natura estetica ma anche di carattere funzionale e alla base del quale risiede una ridefinizione della UX.

Non a caso, uno degli interventi più massivi ha proprio riguardato la sezione wineshop potenziando la possibilità di acquistare in maniera più diretta rispetto a quanto avveniva sul sito precedente. All'interno del wineshop, inoltre, abbiamo ricostruito una pagina prodotto che accorpasse, in un unico spazio, le caratteristiche prettamente ecommerce e un forte storytelling del singolo vino.

Social media marketing

La messa a punto del racconto dell’azienda, del brand e dei prodotti non ha trascurato neanche il social media marketing. Il lavoro di definizione e ridefinizione degli asset di comunicazione in chiave digitale è stato preceduto dalla content strategy, che poi abbiamo tradotto nei diversi piani editoriali ai quali abbiamo affiancato le campagne di advertising.

Il risultato è stato l’avvio di un progetto comunicativo sviluppato su più livelli: ora di narrazione, ora di performance, ora di narrazione finalizzata alla performance.

Marketing automation

In quest'ottica di performance, il nostro full-funnel marketing ha agito sui diversi pubblici:

Pubblico freddo: abbiamo lanciato una campagna di lead generation che avesse come magnet un'importante sconto. Contestualmente, abbiamo portato avanti campagne continuative di brand awarness utilizzando il canvas di Facebook.

Pubblico caldo: quando il nostro pubblico ha interagito con le nostre campagne, ci siamo dedicati a una campagna di retargeting che puntasse al traffico verso la pagina del wineshop. Inoltre, tutti gli utenti che si sono iscritti alla newsletter sono stati raggiunti dalle email automatiche e stimolati all'acquisto con promo dedicate.

E adesso qualche numero che attesta i risultati importanti raggiunti in confronto al 2022:

L'attività DEM, lo storytelling dei profili social, il restyling del sito in ottica UX e, in generale la coesione comunicativa di tutti i canali stanno gettando le basi per una strategia di full-funnel marketing di successo.

Per scoprire l'happy ending, vi toccherà continuare a seguirci. Nel frattempo, brindiamo?


Lo sappiamo, sarete immersi nel mondo frenetico del lavoro e sicuramente conoscerete già l'importanza di essere sempre al massimo delle vostre capacità.
Se lavorate nel campo della creatività digitale, però, può succedere che l'ispirazione venga meno in certi momenti e che il burnout, invece, minacci di farsi strada.

La risposta potrebbe risiedere in un approccio più consapevole al riposo creativo.

In un'industria in cui la creatività è il cuore pulsante di ogni progetto, comprendere i diversi tipi di riposo può essere la chiave per sbloccare nuove idee e massimizzare le prestazioni. Ecco perché ogni professionista (soprattutto chi lavora nel mondo della creatività) dovrebbe adottare una
strategia di riposo che vada oltre il semplice dormire.
In questo articolo, esploriamo come diversi tipi di riposo possano catalizzare la creatività all'interno del mondo del marketing, garantendo un'efficacia duratura e una mente sempre (o quasi) fresca.

Siete pronti a scoprire i 7 tipi di riposo che Alberto, il nostro Head of Design, ha sfornato per il vostro lavoro creativo? Cominciamo!

I tipi di riposo per creativi

  1. Riposo fisico: riscoprire l'energia
    Il riposo fisico è fondamentale per qualsiasi creativo. I professionisti del marketing spesso trascorrono lunghe ore davanti al computer, e dedicare del tempo al movimento è essenziale per rinnovare la mente e il corpo. Un'attività fisica regolare (no, aprire il frigo non rientra tra queste) migliora la circolazione, stimola la creatività e riduce lo stress.
  2. Riposo mentale: sfidare la propria mente in modi diversi
    Abbandonate il multitasking (ebbene sì!) e dedicatevi al riposo mentale. Provate attività che sfidino la mente in modo diverso rispetto al lavoro quotidiano: leggere libri fuori dal vostro settore, sperimentare nuovi hobby o praticare la meditazione per liberare la vostra mente da ansie e pensieri ossessivi.
  3. Riposo sensoriale: trovare la quietudine
    In un mondo sempre più rumoroso, concedetevi momenti di riposo sensoriale. Trovate spazi tranquilli, ascoltate la musica preferita o provate la meditazione guidata. Questi momenti di silenzio possono rivelarsi linfa vitale per il vostro benessere e la vostra creatività. Ovviamente il telefono in modalità aereo è un MUST.
  4. Riposo emotivo: esplorare le emozioni
    Il lavoro del creativo spesso coinvolge un intenso coinvolgimento emotivo. Prendetevi del tempo per esplorare le emozioni. Parlate con amici o colleghi (magari quelli che vi stanno simpatici), scrivete su un diario o praticate la gratitudine. Un riposo emotivo sano può migliorare la vostra resilienza e la vostra capacità di affrontare le sfide.
  5. Riposo sociale: coltivare relazioni significative
    Il marketing è un campo collaborativo, e le relazioni sono cruciali. Dedicate tempo alle relazioni sociali significative al di fuori dell'ambiente lavorativo. Queste interazioni possono portare a nuove prospettive e stimolare la vostra creatività. Insomma, andate a trovare la zia che chiede sempre di voi.
  6. Riposo creativo: liberare l'immaginazione
    Riservate del tempo specifico per il riposo creativo. Lasciate libera la mente di vagare, esplorare nuove idee e sperimentare senza restrizioni. Un approccio giocoso alla creatività può portare a scoperte sorprendenti.
  7. Riposo digitale: disconnettersi per ricaricarsi
    Infine, il riposo digitale è essenziale in un'era dominata dalla tecnologia. Stabilite limiti per l'uso di dispositivi e prendete periodi di disconnessione per ridurre il sovraccarico di informazioni. Anche qui, lanciate il telefono dalla finestra, lo recupererete dopo. Sempre che sia ancora lì.

In conclusione, un approccio bilanciato al riposo creativo è fondamentale per la performance sostenibile in qualsiasi campo creativo. Sperimentate con questi diversi tipi di riposo e
scoprite quale combinazione funziona meglio per voi.
Mantenere un equilibrio sano tra il lavoro e il riposo può fare la differenza nella vostra carriera creativa.

Adesso stacchiamo per riposare un po’.

Nell’ampio scenario dei social media, TikTok si è affermato come uno dei principali canali per la diffusione di video brevi. Da app dei balletti a strumento di marketing il passo è stato più breve di quel che sembrava all'inizio, rendendo TikTok una piattaforma adatta anche ai meno giovani.

Ogni generazione, infatti, presenta per così dire le sue tendenze, il proprio linguaggio e comportamenti distintivi. Questi elementi possono fornire preziose informazioni per capitalizzare sui trend virali e integrarli nelle strategie di marketing. Ma cosa sono esattamente i TikTok Trends e come possono essere sfruttati in una strategia di content marketing?

Il termine "trend" è spesso soggetto a interpretazioni diverse. È possibile delineare le varie sfaccettature di ciò che suscita interesse o dei cambiamenti nei modelli di vendita nel corso del tempo. Per essere più chiari, lo utilizziamo per descrivere i formati creativi, le idee e i comportamenti che catturano l'attenzione su TikTok, influenzando a loro volta le azioni delle persone sulla piattaforma.

In questo articolo esploreremo il mondo di TikTok e dei Trends e come noi di DigitalMakers abbiamo utilizzato questo canale di comunicazione per la nostra strategia.

Cos'è TikTok e come funziona (boomer edition)

Per i neofiti o per coloro che appartengono alla generazione definita dei "boomer", TikTok è una piattaforma di social media orientata all'intrattenimento in versione video, rappresentando una rivoluzione nel modo in cui le persone consumano e creano contenuti digitali. 

Lanciata nel 2016 dalla società cinese ByteDance, TikTok ha guadagnato rapidamente popolarità tra i giovani di tutto il mondo, diventando un fenomeno culturale con un impatto significativo sulla forma e sulle dinamiche dei contenuti online. La chiave del successo di TikTok risiede nella sua brevità e nella sua natura immediata. Gli utenti possono creare video di breve durata, in media di 15-60 secondi e condividerli con il mondo intero, offrendo un formato rapido e coinvolgente che si adatta perfettamente all'attenzione sempre più breve degli utenti digitali.

Il formato verticale di TikTok si integra in modo naturale con l'utilizzo dei dispositivi mobili, rendendo l'applicazione facilmente accessibile e pronta all'uso in qualsiasi momento. Questo ha contribuito a una diffusione rapida e massiccia dell'app tra gli utenti di tutte le fasce d'età, consentendo a TikTok di creare una comunità globale diversificata di creatori e spettatori. La piattaforma ospita una vasta gamma di argomenti, da balletti e sketch comici a tutorial di cucina, consigli di vita e molto altro. Questa diversità di contenuti rende TikTok una piattaforma in grado di soddisfare una vasta gamma di interessi, contribuendo a stabilire un ambiente inclusivo e aperto a nuove espressioni creative.

L'approccio decentralizzato alla creazione di contenuti ha permesso a persone di tutto il mondo di condividere le proprie storie e talenti, contribuendo a un panorama mediatico più diversificato e accessibile.

In conclusione, TikTok non è solo una piattaforma di intrattenimento, ma anche una forza che ha modellato e influenzato la cultura digitale contemporanea.

Trend di TikTok: quali sono e come sfruttarli nella strategia di marketing?

I TikTok Trends rappresentano le tendenze più popolari del momento sulla piattaforma. Questi possono riguardare musica o audio, filtri, challenge o qualsiasi altro elemento che sta attirando l'attenzione degli utenti. Per sfruttare al meglio queste tendenze nel marketing, è essenziale rimanere costantemente aggiornati su ciò che è popolare su TikTok. Monitorare le tendenze in corso e creare contenuti pertinenti può essere un modo efficace per aumentare la visibilità del proprio profilo o brand.

Che ci piaccia oppure no, TikTok è qui ed è destinato a restarci! Vediamo allora i trend che risultano più diffusi (ma per lo più incomprensibili) in Italia:

POV (1008,5B di visualizzazioni)

Alcuni hashtag ricorrenti sono dei semplici acronimi, come POV (Point of View), anche se in realtà il loro uso è gergale. #POV ad esempio sono i video che fanno il verso a personaggi o situazioni comuni estremizzandone le conseguenze con un intento satirico.

Second Hand e Dropshipping (8,4B di visualizzazioni)

Un altro grande trend riguarda la realizzazione di video a tema second hand e dropshipping. Molti creator mostrano i propri acquisti fatti su piattaforme come Vinted, descrivendo la propria esperienza e provando in diretta i capi. C’è inoltre chi riprende il decluttering dell’armadio, annunciando quali vestiti sarà possibile trovare di lì a poco sul proprio profilo personale (di Vinted). Tutto nell’ottica della più grande tendenza che mira a rendere l’economia circolare e sostenibile.

BookTok (190,2B di visualizzazioni)

Su TikTok spopolano anche i video monotematici, in cui esperti, professionisti o semplici appassionati si concentrano su temi verticali. L’hashtag che va per la maggiore è #booktok che riguarda ovviamente i libri, le letture e le recensioni.

NPC (14,4B di visualizzazioni)

Novità delle ultime settimane è il trend delle live NPC, l'acronimo per non-playable character. Il trend attinge direttamente dall'universo dei videogiochi e si traduce su TikTok attraverso i suoi creator. I tiktoker si comportano come i personaggi di un gioco rispondendo e reagendo esclusivamente agli stimoli degli utenti che stanno guardando la diretta, sotto forma di donazioni e reaction. In questo trend, il creator "interagisce" con gli spettatori riproponendo la stessa frase o gesto ogni volta che riceve una donazione o una particolare reazione durante la trasmissione in diretta.
Tra le tiktoker più celebri in Italia, spicca Giuliana Florio, che al momento vanta circa 541,4K follower su TikTok.

Trend sì, ma anche frequenza: davvero solo balletti su TikTok?

Sebbene TikTok sia noto per i suoi video con coreografie e “balletti”, sui quali alcuni ci costruiscono completamente la loro immagine, i TikTok Trends non si limitano solo a questo genere. Le tendenze possono riguardare qualsiasi cosa, dalla cucina alle recensioni di prodotti, dall'umorismo alla moda. È importante avere una mente aperta e non limitarsi solo ai trend più evidenti. Sperimentare con diversi contenuti può portare a scoprire nuove opportunità di coinvolgimento e crescita.

Differenze tra musica e audio

Su TikTok, è importante distinguere tra l'uso di musica e l’uso di audio. Mentre la musica può essere utilizzata come colonna sonora per i propri video, l'audio può essere un suono o una frase particolare che gli utenti ripetono o reinterpretano nei propri contenuti. Ad esempio, una canzone popolare può diventare un trend musicale, mentre una battuta famosa può diventare un trend audio. Entrambi possono essere sfruttati per creare contenuti che si collegano ai trend del momento. Qui possiamo vedere la classifica delle musiche più in trend degli ultimi 30 giorni in Italia:

Trend TikTok: quando i video vanno virali

Uno dei principali obiettivi nell'utilizzo dei TikTok Trends nella strategia di marketing è rendere i video virali. Questo significa che il contenuto raggiunge un vasto pubblico e genera condivisioni, commenti e like (engagement). Per ottenere questo risultato, è importante rimanere autentici, creativi e pertinenti alle tendenze in corso. 

Come ogni piattaforma social gratuita, l’obiettivo principale della stessa è quello di far rimanere gli utenti il più a lungo possibile al suo interno. A differenza degli altri social, non è necessario avere milioni di follower per diventare virali, o meglio, portare un contenuto a essere virale. Se un contenuto viene visto dal pubblico adatto, può fare ugualmente migliaia o milioni di visualizzazioni e interazioni.

Ne è un esempio la clip di 12 secondi della modella Leah Halton che sta diventando il contenuto più visto sul social, un video che la riprende in auto mentre sorride e canticchia in sincro sulle note di Praise Jah in the Moonlight di YG Marley. Pubblicata lo scorso 5 febbraio, oggi ha raggiunto oltre 800M di visualizzazioni, 50,2M di like, 1,9M di commenti e ben 4,6M di salvataggi.

Ma perché un video come questo o come quello di Bella Poarch da 65M di like, pubblicato nel 2020, va virale?

Non c’è una risposta certa, ma abbiamo qualche idea:

Insomma, alla fine torniamo sempre lì: i contenuti più autentici e meno impostati sono quelli che funzionano meglio e ottengono più risultati. Un po’ come il fenomeno della Gen Z Shake, il tremolio del telefono che la Generazione Z spesso fa prima di iniziare a registrare un video. Un gesto che, secondo alcuni, serve a dare un’impressione di spontaneità e autenticità, che si contrappone a quello della Millennium Pause, un retaggio dell’era delle VHS in cui era necessario attendere un attimo per far partire la registrazione e assicurarsi che non ci fossero interruzioni.

TikTok Trends: come li abbiamo usati nella nostra strategia di comunicazione

Come ogni digital agency che si rispetti abbiamo cavalcato anche noi l’onda dei trend (e non solo) per migliorare la nostra visibilità online. Per fare questo è stato necessario rimanere aggiornati sulle tendenze in corso, sperimentare con diversi tipi di contenuti e cercare di creare video virali: come quella volta che abbiamo fatto ballare il nostro Alessandro e tutto l’ufficio dopo l’uscita della serie Amazon Pesci Piccoli.

@i_makers_

Ciao mamma guarda come mi diverto @Gianluca Fru @The Jackal @Prime Video #digitalmakers #neiperte #agencylife #virale #perte #pescipiccoli #dance #ballo #viral #pt

♬ suono originale - I Makers

Abbiamo scelto di raccontare in chiave ironica chi sono i Makers, senza prenderci troppo sul serio, e il nostro ufficio. Ci piace raccontare tutto ciò che riguarda il nostro lavoro: le sfide e le frustrazioni, ma anche gli aspetti divertenti. Facciamo leva sul tema del south working, evidenziando che lavorare al sud non solo è possibile, ma anche bellissimo. Il tema del lavoro agile e di uffici non-uffici è un tema caldo che interessa tanto i Millennials quanto i Gen-Z. Ci piace ironizzare sulle grandi dimensioni del nostro ufficio, dove ci si può perdere o imboscare per fare le call (Mariarita docet).

@i_makers_

Bella la sede grande, la terrazza, le innumerevoli stanze… il difficile arriva quando devi cercare il project. . #digitalmakers #neiperte #agencylife #virale #perte #theoffice #pt #officelife #officetok

♬ I'm A Believer - Smash Mouth

Questa tipologia di contenuti stimola l’interazione con gli addetti ai lavori e, più in generale, con chi lavora in un ufficio. Gli utenti, riconoscendosi nelle situazioni stereotipate sulle quali ironizziamo, sono più inclini a condividere, commentare o interagire con i contenuti.

E tanto altro ancora nel nostro profilo.

Su TikTok DigitalMakers non vuole rivolgersi soltanto ai follower dei trend, ma anche a potenziali collaboratori o ai curiosi del settore. Attraverso i nostri contenuti stiamo contribuendo a delineare l’identità di DigitalMakers sia come un luogo di lavoro felice e stimolante, in cui è possibile crescere professionalmente, sia come fonte autorevole di settore per attrarre gli occhi dei più curiosi... e non abbiamo ancora finito.

In fin dei conti, anche questo è lavoro.

Quali sono i trend di TikTok più virali?

Il trend POV è virale perché invita gli utenti a raccontare, anche in maniera ironica, il proprio punto di vista. Un nuovissimo trend sta spopolando su TikTok Italia in questi giorni: creare contenuti sfruttando l'audio estratto dalle live NCP della creator Giuliana Florio.

Come crescere su TikTok?

Essere al corrente delle tendenze di TikTok è uno step essenziale nella strategia di content: le aziende che intendono utilizzare il canale per la propria comunicazione, dopo aver identificato il target da raggiungere, possono creare contenuti ad hoc per il proprio pubblico cavalcando l'onda dei TikTok trends!

Eccoci qui in vista dei pranzi e delle cene di Natale per provare a spiegare a nonni, zii, parenti, ma anche amici, in cosa consiste il nostro lavoro da copywriter e cosa si nasconde dietro la scelta delle parole, nel caso specifico quelle parole che in pubblicità convincono le persone a compiere una scelta, attraverso il copy persuasivo.

Se non siete del mestiere, quanto seguirà potrà esservi utile per leggere in chiave più tecnica i testi di una pubblicità e capirne a fondo il messaggio. Provare a spiegarlo non è roba non facile, ma ci aiuterà a comprendere cosa rende il lavoro di copywriting e la scelta delle parole così speciale e per niente scontato.
Come diceva qualcuno in una famosa citazione cinematografica “bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti” e in campo pubblicitario questo sforzo non viene meno, anzi.

Vi sareste mai aspettati che una semplice parola in pubblicità possa nascondere contemporaneamente il senso di un bisogno, di un perché, di un desiderio, o ancora di un sistema di credenze e tanto altro? Sarete curiosi di scoprirlo.

Cos'è il copy persuasivo

Se avete preso i pop corn e vi siete messi comodi, possiamo iniziare ad andare più a fondo sul mondo delle parole, ma prima occorre un passo indietro e chiarire il concetto di copy persuasivo.

Il copy persuasivo è un testo che deve saper comunicare il why del brand e posizionarlo, dunque saperlo raccontare e legarlo ad un obiettivo. Andando al sodo, il copywriting è un'arte che ci permette di scrivere contenuti persuasivi ovvero che siano orientati alla conversione, dunque al raggiungimento di un obiettivo, grazie all’uso di tecniche diverse.

Non si tratta semplicemente di saper scrivere bene, ma di saper scrivere in modo funzionale all’obiettivo da raggiungere. Per poterlo fare, dunque, è necessario conoscere a fondo il brand e il suo tone of voice, ma anche il mercato in cui si inserisce, il pubblico, il posizionamento e quanto necessario a definire una strategia creativa.
L’obiettivo di un copy persuasivo è riuscire a ottenere l’effetto wow e memorabile creando in chi lo legge un senso di coinvolgimento capace di suscitare emozioni. Insomma, il copy deve sedurre e deve essere in grado di farti comprare quella confezione di orsetti gommosi colorati anche se non ci avevi minimamente pensato o pensavi di non averne bisogno.

Il lavoro di copywriting è sartoriale, deve saper raccontare una storia e creare una relazione. E quando parliamo di relazione, beh sì, possiamo in pratica affermare che i brand sono un po’ come i nostri flirt. Ci fanno innamorare, ma come?

Ogni nostra scelta, che ci piaccia o no, è affidata alle sensazioni e alle emozioni che proviamo. E se il copy persuasivo ha proprio l’obiettivo di far compiere una scelta, noi copywriter come possiamo riuscire a far provare emozioni e sensazioni al nostro pubblico? Raccontando un’idea che il pubblico sente, percepisce o vuole vivere, mettendola in relazione con qualcosa che ha già sperimentato: cose, situazioni o sensazioni.
Ma nello specifico, vi starete chiedendo, cosa stiamo raccontando?

Le persone comprano il perché

Il nome del paragrafo spoilera un po’ il senso di quanto vi diremo qui, ma non è così scontato arrivare alle conclusioni. Vi chiediamo infatti uno sforzo di immaginazione e di provare a pensare ad una scelta semplice, che almeno una volta nella vita - in base alle nostre abitudini - abbiamo tutti affrontato: comprare un paio di scarpe da tennis.

Come scegliamo le scarpe da tennis da acquistare? Ma ancor di più, focalizzandoci sul punto di vista di un brand che vende scarpe da tennis, proviamo a porci questa domanda: come facciamo a vendere le nostre scarpe da tennis?
Se vi chiedessero di pubblicizzare un paio di scarpe da tennis, voi provereste a vendere l’oggetto in sé o le sue prestazioni, o meglio, le sensazioni che un paio di scarpe da tennis riesce a restituire a chi le usa? La risposta semplice, ma mai scontata, è avere la consapevolezza che chi compra qualcosa si aspetta di comprare l’esperienza che ne farà. Di conseguenza è l’esperienza che va raccontata per persuadere il pubblico.

Per farvi capire quanta magia possa nascondersi dietro un copy, analizziamo uno degli slogan pubblicitari più famosi di sempre: Just Do It. Tutti riconosciamo il payoff della Nike ed è proprio questa combinazione di parole ha contribuito a rendere questo brand uno dei marchi di abbigliamento sportivo più conosciuti al mondo. Il messaggio veicolato da Nike a un pubblico già identificato dalla passione comune per lo sport è che il brand sia completamente dedicato alla massimizzazione delle prestazioni dei suoi acquirenti e il suo scopo è proprio quello di permettere a ciascuno di loro di raggiungere il massimo potenziale. Dietro queste semplici tre parole si nascondono coraggio, forza, determinazione e volontà, un invito o spinta motivazionale che veicola tutti i valori sentiti dagli sportivi prima di affrontare una performance. Chi compra Nike non compra soltanto un paio di scarpe, ma il suo perché, ovvero il coraggio e la determinazione di fare qualcosa fino in fondo. Chicca off topic per voi, se volete conoscere la storia del payoff Just Do It.

Conoscere il perché, unito alla conoscenza dei bisogni del pubblico, ci aiuta ad anticipare domande e risposte, ma soprattutto a dare l’idea alle persone di essere capite, un passo decisivo per poter costruire le relazioni e far sì che il brand diventi un’esperienza vera e unica per il consumatore.
Le persone comprano il perché, ma per favi capire fino a fondo questo concetto vi invitiamo a guardare il video del TEDx di Simon Sinek in cui ci spiega uno dei concetti chiave del marketing, la teoria del Golden Circle, tanto semplice quanto efficace: “La gente non compra quello che fate, compra il motivo per cui lo fate. Se parlate di ciò in cui credete, attrarrete coloro che credono in ciò in cui credete voi”.

Il perché identifica uno stile di vita, un pensiero, ciò che siamo, facendoci sentire parte di una comunità unita dal nostro stesso why e dai nostri stessi valori. Capire il perché ci aiuterà a capire come giocare con le parole, perché solo capendo come le parole agiscono nella mente delle persone che ci leggono può aiutarci a scrivere copy persuasivi ed efficaci.
Ma non finisce qui!

Copywriting: le armi della persuasione

Cosa intendiamo con copy persuasivo, quindi? La capacità di persuadere attraverso la scrittura, ottenere approvazione e fiducia attraverso delle tecniche di convincimento. Essere persuasivi, quindi, significa convincere qualcuno – attraverso strumenti di comunicazione visiva o testuale – a compiere un’azione che già alla base vuole fare.
Ognuno di noi, probabilmente senza rendersene conto, applica quotidianamente delle tecniche persuasive. Ma chi lavora nel mondo della comunicazione non può non conoscere i sei principi di Cialdini, psicologo americano che nel 1984 ha scritto “Le armi della persuasione”, libro cult nel campo della psicologia applicata al marketing.

Le sei regole del copy persuasivo

Le armi della persuasione ci indicano con estrema chiarezza quali sono le regole per creare una comunicazione persuasiva. Scopriamole insieme!

Reciprocità: “Siamo più propensi a dire di sì a coloro dai quali abbiamo ricevuto qualcosa in cambio”.

Il principio della reciprocità fa leva sul bisogno inconscio di ricambiare un favore o un dono ricevuto. Nel web marketing, ad esempio, questo è un principio molto utilizzato quando si mettono a disposizione del pubblico delle risorse gratuite. Quante volte vi è capitato di lasciare una mail in cambio di un e-book o di una guida gratuita? Ecco, senza saperlo probabilmente, avete fatto esperienza del principio persuasivo della reciprocità.

Scarsità: “Promo valida solo per oggi”.

Quanto shopping avete fatto spinti da questo messaggio, pur consapevoli che probabilmente le cose non stavano esattamente così? Eppure ha funzionato, perché qualsiasi cosa appare più desiderabile quando sta per terminare. Le persone, spinte dal principio di scarsità, risultano essere più motivate ad agire, ed è così che aumenta la propensione all’acquisto. Ed è anche così che le scarpe della Lidl sono andate a ruba!

Coerenza: “L'essere coerenti con le proprie decisioni ci rende migliori, ai nostri occhi e a quelli degli altri.”

Il principio della coerenza si basa sul bisogno inconscio fondamentale di sentirsi coerenti con le proprie idee e decisioni. Se hai iniziato qualcosa, devi portarla a termine, in virtù della coerenza. Per darvi un esempio pratico di questo principio, basti pensare alla lista dei desideri dei nostri shop online preferiti. Salviamo lì i nostri possibili acquisti, senza necessariamente comprarli, ma è proprio qui che inconsciamente entra in gioco il principio della coerenza. La lista dei desideri rappresenta un impegno che tendenzialmente dovrà essere rispettato proprio per il principio di coerenza.

Autorevolezza: “Tendiamo ad ascoltare con maggior attenzione le persone che riteniamo qualificate”.

Assecondiamo qualcuno se gli riconosciamo competenza e credibilità. Che ci piaccia o no, questo principio tocca tutti noi ogni volta che ci lasciamo influenzare proprio da loro, dagli influencer che sul web, molto spesso, rivestono questo ruolo: indossando un capo o utilizzando un prodotto, gli influencer attraverso il principio di autorevolezza ci spingono alla propensione all’acquisto di quel capo o di quel prodotto perché viene indossato o utilizzato da una persona che riteniamo autorevole in un certo ambito.

Consenso: “Tendiamo ad agire in relazione al comportamento altrui”.

Il principio del consenso, anche detto riprova sociale, ci spinge a seguire quello che fa la maggioranza, utilizzando le opinioni degli altri come fonte di ispirazione. Insomma, vi sarà capitato di scegliere un ristorante perché ne parlano tutti bene, no? Pensiamo alle recensioni e a quanto il nostro comportamento viene influenzato da ciò che leggiamo su qualcosa. Saremo più propensi a scegliere il prodotto o il ristorante con con le valutazioni migliori.

Simpatia: “La gente preferisce dire di sì a chi gli sta simpatico.”

Nel principio della simpatia, l’empatia gioca un ruolo fondamentale ed è per questo che per un’azienda è così importante parlare di mission e valori, ma anche di etica, perché sono questi i fattori chiave con cui si attraggono nuovi potenziali clienti. Se un’azienda ha i nostri stessi valori, valori nei quali crediamo e nei quali ci rispecchiamo, saremo più propensi a comprare i suoi prodotti. In definitiva, tendiamo a fidarci di chi reputiamo essere simile a noi.

Siamo sicuri che da adesso farete più attenzione a leggere le pubblicità, perché i principi elencati da Cialdini si ritrovano in tanti contesti comunicativi e mettono in atto meccanismi che ci portano a compiere delle scelte, a volte anche in maniera inconscia e automatica.

La maggioranza delle nostre decisioni d’acquisto sono indotte da motivazioni irrazionali, che soltanto poi giustifichiamo con spiegazioni di carattere razionale.

Guardiamo la foto di questa bistecca. Vi sta venendo fame, eh? Diciamoci la verità, quello che ci fa venire l’acquolina in bocca è quel rumore del grasso che si scioglie nella piastra e quel profumo inconfondibile che si sprigiona durante la cottura. Questo è ciò che ci fa desiderare la bistecca prima ancora di averla ordinata e che in pubblicità prende il nome di effetto sfrigolio, dall’espressione di Elmer Wheeler “sell the sizzle, not the steak”, cioè vendi lo sfrigolio, non la bistecca. Un copy persuasivo parla al cuore ancor prima che alla mente.
Tutto chiaro fin qui? Adesso vogliamo lasciarvi con qualche consiglio creativo da mettere in pratica!

Qualche consiglio creativo per il vostro copywriting

Ok, fino ad ora abbiamo parlato di alcune chicche che ci aiutano a comprendere l’essenza e l’importanza di un copy persuasivo. Ma non dobbiamo mai dimenticare che la scrittura pubblicitaria è prima di tutto un esercizio creativo. Anche se è vero che la creatività segue delle tecniche, come alcune di quelle che abbiamo visto su, è anche vero che molto nasce dall’originalità e dal tocco personale di ogni “penna” in fase di scrittura. Insomma, tenere conto di tone of voice, valori e mission del brand, target e buyer personas, sono tutti step essenziali per la scrittura di un copy persuasivo, ma non dimentichiamo che alle spalle di ogni grande copy c’è una grande creatività.

Può succedere, tuttavia, nella vita di ogni creativo, che arrivi il momento da panico da foglio bianco in cui sembra che nessuna idea riesca a venire fuori dalla testa e dal cuore. Ecco quindi in veste di fatina delle fiabe che siamo pronti a lasciarvi i nostri personalissimi consigli per ritrovare la creatività che sembrava perduta.

Vi lasciamo qui il segreto dei nostri posti preferiti in cui trovare ispirazione:

Altri consigli un po’ più professionali:

Infine, qualche gentle reminder:

E voi, dove trovate le vostre idee migliori? Fatecelo sapere, xoxo!

Non tutti sanno che gli italiani sono i più grandi consumatori di sake in Europa e che, negli ultimi tredici anni, l’export di sake giapponese nel mondo si è mantenuto in continua ascesa.

Ma come sfatare i pregiudizi sul sake, in un mercato fortemente legato alla tradizione enologica? Come rafforzare la presenza online e aumentare la revenue e-commerce di Sake Company, azienda che dal 2015 importa e distribuisce in Italia il migliore sake proveniente dalle più importanti sakagura (cantine) del Giappone?

Queste le sfide che abbiamo affrontato, rispondendo con una digital strategy rigorosamente data-driven. Il nostro approccio analitico, ma supportato in ogni fase dalla creatività, ci ha permesso di riscrivere lo storytelling e rinsaldare il legame tra il brand e i suoi utenti, aumentando l’impatto su tutto il customer journey e lavorando sul funnel marketing.

In quanto ai risultati, lasciamo che siano i dati a parlare:

+650% valore medio del ROAS

+429% visite al sito dai social (earned e paid)

+39% visite da ricerca organica

+46% traffico diretto al sito.

Ma facciamo qualche passo indietro per raccontarvi la nostra incredibile avventura nel mondo del sake. Spoiler: a volte abbiamo dovuto anche provare il prodotto per saperne parlare!

L’importanza di una strategia data-driven

Si potrebbe pensare che dati e parole siano due elementi diametralmente opposti. Al contrario, per chi si occupa di content marketing, si tratta proprio dei due ingredienti alla base di qualsiasi strategia. Lo spirito che ha guidato il nostro lavoro su Sake Company, infatti, è stato creare un ecosistema digitale che facesse leva sui numeri per ottimizzare le performance di vendita e, contemporaneamente, narrasse il prodotto per farlo comprendere meglio al target italiano.

Per realizzare il nostro proposito, abbiamo voluto scardinare dalla mente dei consumatori i falsi miti legati a questo fermentato di riso (ebbene sì: il sake non è un distillato!). Ammettiamo che noi stessi non ne conoscevamo a fondo le caratteristiche e che ci siamo immolati per la causa, tra uno shooting e l’altro, imparando a degustare le numerose tipologie esistenti. È stato un duro lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo.

L’analisi preliminare dei canali presidiati in passato da Sake Company, ci ha dimostrato il forte interesse del target intorno al prodotto, nonché ampie possibilità di crescita a fronte delle solide strategie di marketing e di contenuto da noi proposte. Oltre ad attrarre nuovi clienti e incentivare il riacquisto, l’approccio omnicanale ci ha permesso di aumentare la fanbase social, fidelizzare la community e aumentare del 190% il database contatti.

Il tutto, in linea con un funnel marketing che non immaginiamo più (soltanto) come percorso attraverso un imbuto di conversione, bensì come meccanismo di circolarità tra i vari step che portano l’utente dall’awareness alla consideration, dall’acquisto alla fedeltà e così - potenzialmente - all’infinito per tutto il ciclo di vita del cliente.

Fonte: Ads School, Francesco Agostinis

Data-driven strategy e storytelling: cosa abbiamo fatto per Sake Company

Conclusa l’analisi dello status quo dei canali owned, earned e paid e l’elaborazione di una strategia ad hoc, ha avuto inizio la vera e propria fase operativa.
Nei quasi 2 anni di collaborazione con Sake Company, il lavoro sullo store e-commerce e le strategie messe in atto hanno avuto l’obiettivo di ottimizzare il Conversion Rate e il Ritorno sull’Investimento Pubblicitario (ROAS). In quest’ottica, è stato fondamentale ottimizzare alcuni testi su keyword specifiche, migliorare l’usabilità di alcune sezioni del sito, nonché aggiornare periodicamente l’homepage.

Gamification: il Sakendario raccontato sui social

Lo storytelling del brand si è sviluppato anche in ottica di gamification ovvero facendo avvicinare l’utente ai prodotti attraverso una dimensione “di gioco”, incrementando così l’engagement, l’acquisizione di contatti e gli acquisti sul sito. Queste iniziative hanno preso vita soprattutto nel periodo natalizio (ma non solo) con il lancio del Sakendario (il calendario dell’avvento di Sake Company) e il Sake Quiz, che permetteva di identificare il sake più adatto ai propri gusti. Il tutto, veicolando sempre un’identità e un tono di voce coerenti con tutti gli altri canali di comunicazione.

Social Media Marketing & Content production: dare voce al brand

Identificare il Tono di Voce di un brand può sembrare scontato, ma è anch’esso frutto di analisi, empatia e (tanta) creatività. Come anticipavamo qualche riga più su, la comunicazione di Sake Company ha voluto fortemente abbattere gli stereotipi intorno a un prodotto poco conosciuto sul mercato italiano, utilizzando un ToV fresco ma pur sempre autorevole.

E come comunicare nel settore Food se non attraverso un regolare piano editoriale social e una fitta content production (graphic design e shooting fotografici)?
In questi anni, su Facebook e Instagram sono stati condivisi consigli di degustazione, suggerimenti di food pairing e mixology, curiosità sulle materie prime e i metodi di produzione, sulla storia e la cultura del sake, in concerto con le attività di community management e la copertura live durante eventi come la Milano Sake Challenge 2022 e la Fuori Milano Sake Challenge 2023.

Questo ha fatto crescere, interagire e fidelizzare sempre di più la community di appassionati, portando +36K% visite alla pagina Facebook e +14K% visite al profilo Instagram.

Meta Advertising: campagne di conversione e lead generation

Le attività di comunicazione sono state affiancate da solide strategie di advertising su Meta. Le strade perseguite sono state diverse, come diverse erano le fasi del funnel in cui si trovavano gli utenti.
Le campagne di traffico hanno portato nuovi utenti a visitare il sito, mentre quelle orientate alla performance hanno supportato le vendite. Contemporaneamente, campagne di lead generation hanno permesso di acquisire contatti e accompagnare gli utenti alla scoperta del sake, attraverso il download di una guida gratuita. Non a caso, un requisito imprescindibile è stata la sincronizzazione con la piattaforma di email marketing.

E-Mail Marketing e Automation: il database building per guidare e fidelizzare

Grazie alle attività messe in campo, il database di contatti di Sake Company ha visto una crescita del 190%. Un database reattivo, cui si è scelto di indirizzare una newsletter il primo giorno di ogni mese: un appuntamento editoriale fisso, atteso con interesse dai lettori per scoprire tutte le ultime novità. Alla newsletter mensile si sono affiancate naturalmente altre comunicazioni in occasione di iniziative, eventi o lanci di nuovi prodotti.

Per supportare le performance dell’ecommerce - soprattutto per un prodotto difficile da comprendere come il sake - è stato poi indispensabile creare dei flussi di marketing automation.
I contatti entrati nel database venivano accompagnati attraverso una serie di mail di benvenuto, contenenti un incentivo all’acquisto, spiegazioni e suggerimenti utili ad avvicinare l’utente tanto al prodotto, quanto al brand. Ad aiutare gli utenti più indecisi a percorrere l’ultimo miglio, sono state invece le mail di recupero carrello, che hanno contribuito ad aumentare il tasso di conversione. Mentre le email post-acquisto hanno contribuito a rafforzare il legame con gli utenti, coccolandoli con promozioni e contenuti esclusivi e un loyalty program dedicato ai clienti VIP.

Il canale Telegram e il Sake Company Club

Un brand speciale come Sake Company merita iniziative altrettanto speciali.
Come già detto, tra i nostri obiettivi vi era quello di rinforzare la community e le conversazioni intorno al brand. Per questo motivo è nato il canale Telegram “Sake News”, dedicato ad appassionati, esperti del settore o semplici curiosi. La voce, in questo caso, è stata direttamente quella del fondatore dell’azienda Lorenzo Ferraboschi, sake educator certificato SSA, nonché responsabile italiano della Sake Sommelier Association.

Una menzione speciale merita, inoltre, il Sake Company Club: l’unico in Italia che permette di assaggiare ogni mese un prodotto diverso, importato dal Giappone in esclusiva per gli iscritti. Lo storytelling intorno al club ha contribuito a trasmettere tutti i vantaggi e i retroscena, mentre l’utilizzo di UGC (contenuti generati dagli utenti) ha reso possibile una comunicazione many to many, sfruttando la riprova sociale e alimentando il passaparola intorno agli appuntamenti mensili online. Il risultato è stato un +120% iscritti.

Diversi canali, un unico principio guida: parliamo di storytelling, di quell’impulso innato dell’uomo di raccontare e raccontarsi attraverso l’uso delle parole, ma se ne parliamo in ottica di performance non può mai mancare una solida strategia data-driven.

Kanpai!

Restiamo in contatto?

Ogni tanto ti invieremo un’email per raccontarti le cose belle che facciamo.

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