Che si tratti di immagini AI o di semplici testi, oggi l’intelligenza artificiale generativa ci mette di fronte a una riflessione inevitabile. Perché una tecnologia del genere è capace di ridisegnare i confini della nostra percezione del reale, e in effetti lo sta già facendo.
Oggi l’AI (Artificial Intelligence) sta infatti trasformando – che ci piaccia o meno – il modo in cui interpretiamo la verità e gestiamo le informazioni. Se un tempo una fotografia rappresentava una prova indiscutibile, oggi le immagini generate dall’AI rischiano di alterare radicalmente questo paradigma.
Eppure, se è vero che non possiamo ignorarne l’impatto sociale, culturale e psicologico, bisogna anche riconoscere che l’AI è prima di tutto uno strumento. E, come tale, prima di respingerla o sminuirne il potenziale, è il caso di comprenderne benefici e limiti. Così da poter utilizzarle con etica e professionalità, malgrado le innegabili controversie.
In questo articolo vogliamo perciò esplorare come e perché le immagini AI possono rappresentare una risorsa strategica nel marketing digitale e, soprattutto, dove tracciare il confine tra un uso responsabile e l’abuso.
Creare immagini AI è ormai una pratica sempre più comune nel digital marketing – e in molti casi anche pienamente giustificata. Va precisato, però, che l’uso dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto la produzione di immagini. Perché, invece, sono tante le attività intermedie che possono beneficiare di questa tecnologia.
Pensiamo per esempio all’ottimizzazione delle immagini, al loro miglioramento qualitativo o all’AI enrichment, cioè all’arricchimento dei contenuti visivi attraverso tecniche avanzate. Attività come questa richiedono di solito meno sforzo creativo diretto e più interventi di natura tecnica. Ed è qui che l’AI mostra tutto il suo potenziale rivoluzionario.
Del resto, anche la fotografia tradizionale ha già attraversato diverse fasi di digitalizzazione e automazione, uscendone quasi arricchita. Oggi nessuno metterebbe in discussione software come Photoshop o programmi simili soltanto perché riducono il contributo umano manuale. Anzi, la digitalizzazione ha semplicemente ottimizzato e migliorato attività come il photo editing, che esistevano già ai tempi della fotografia analogica.
C’è poi un ulteriore aspetto importante da considerare. L’AI, al momento, è un supporto per quelle realtà imprenditoriali piccole, o piccolissime, che non hanno ancora budget consistenti da investire nel visual marketing. È scontato che le immagini AI garantiscono a certi piccoli business una presenza online minima, seppur efficace.
Ma quali strumenti sono i più indicati per generare immagini AI? In tal senso, il mercato è molto ampio. Oggi le soluzioni a disposizione sono tantissime, ciascuna con caratteristiche e costi differenti.

Vediamo qui di seguito alcune tra le più interessanti.
È tra le piattaforme più amate dai marketer creativi. Con Midjourney è possibile generare immagini altamente dettagliate, ideali per contenuti visivi dal forte impatto estetico e narrativo.
Sviluppata da OpenAI, DALL-E è una soluzione apprezzata per la sua capacità di interpretare richieste dettagliate. Permette di creare rapidamente immagini originali partendo da prompt di testo anche più complessi.
Stable Diffusion è modello AI open source che offre ampie possibilità di personalizzazione. Noto per la sua capacità di creare immagini realistiche con una buona definizione, è utilizzato soprattutto da sviluppatori e ricercatori.
Perfettamente integrata nell’ecosistema Canva, la funzione di generazione immagini con AI è semplice e intuitiva. Canva AI è efficace soprattutto per le piccole realtà aziendali che hanno bisogno di contenuti visuali pronti all’uso per social e siti web.
Firefly è un generatore di immagini AI progettato per esigenze creative avanzate. Il punto forte, infatti, è la sua integrazione con Adobe Creative Cloud che permette un flusso di lavoro fluido con strumenti come Photoshop e Illustrator.
Scegliere la piattaforma giusta dipende comunque da obiettivi, budget e contesto di utilizzo. Perché, sì, gran parte dei generatori di immagini AI sono a pagamento, o comunque possono garantire un risultato professionale soltanto con la versione a pagamento.
Il fenomeno del deepfake rappresenta l’altro lato della medaglia della AI generativa, nonché quella che preoccupa di più. Nato come gioco tra gli utenti del web, che lo utilizzano per creare meme e video parodistici, oggi il deepfake è quasi una minaccia per il marketing digitale – specie quando non è autorizzato.
Ma cos’è il deepfake? È un contenuto digitale estremamente realistico ma falso, che spesso riproduce il volto e la voce di qualcuno che non è interpellato in prima persona. Il risultato è talmente convincente da ingannare facilmente chi guarda.

Il caso più controverso nell’uso del deepfake è quello avvenuto durante le elezioni presidenziali USA del 2024 e che ha coinvolto la popstar americana Taylor Swift. I sostenitori di Donald Trump hanno infatti diffuso sui social media alcuni video deepfake in cui la cantante dichiarava il proprio sostegno al candidato repubblicano. Ma la smentita ufficiale è arrivata in brevissimo tempo. Questa vicenda è stato un primo vero segnale d’allarme: tecnologie come questa possono essere pericolose e manipolatorie, soprattutto in ambito politico.
In Italia, la startup IdentifAI ha lanciato – nel 2024 – una tecnologia che individua tramite analisi le immagini AI. In un articolo dedicato a IdentifAI, il Corriere della Sera ha mostrato la foto di un hamburger iperrealistico e invitante, utilizzato a scopo di marketing: grazie alla tecnologia di IdentifAI, l’immagine è risultata essere interamente generata dall’intelligenza artificiale.
Il deepfake rischia allora di rivelarsi un’arma a doppio taglio, specie nel marketing: un contenuto finto può erodere completamente la fiducia del pubblico, fiducia che è alla base di una campagna di marketing efficace. E così, mentre diventa sempre più difficile distinguere tra immagini autentici e immagini artificiali, cresce anche la diffidenza generale dei consumatori.
Il vero pericolo, dunque, è che nel prossimo futuro la fiducia collettiva possa deteriorarsi al punto da mettere in discussione qualunque tipo di messaggio o contenuto digitale, con conseguenze imprevedibili sia per i brand che per la comunicazione nel suo insieme.
Il deepfake rappresenta sicuramente una sfida significativa per il marketing digitale, ma può anche stimolare l'adozione di soluzioni innovative e strategie più trasparenti.
In risposta alla crescente preoccupazione per l'affidabilità dei contenuti, molte aziende stanno investendo in tecnologie avanzate per verificare l'autenticità delle immagini e dei video, rafforzando così la fiducia del pubblico. Soluzioni come quella proposta da IdentifAI, che permette di individuare immagini generate dall'AI, sono solo l'inizio di un percorso che vedrà una sempre maggiore integrazione di strumenti di autenticazione digitale.
In futuro, la trasparenza diventerà un valore fondamentale per le aziende, che dovranno promuovere pratiche etiche nell'uso delle nuove tecnologie, con l'obiettivo di garantire contenuti veritieri e di qualità.
In questo modo, l'AI e il deepfake non saranno più visti come una minaccia, ma come un'opportunità per un marketing più responsabile e consapevole.


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