13 min
23 Giugno, 2026
Fabio Albano
23 Giugno, 2026
Fabio Albano
13 min

KPI marketing e vendite: quali misurare per capire se il funnel funziona

Misurare i KPI marketing è facile. Capire se quei numeri stanno davvero contribuendo alla crescita dell’azienda è molto più difficile.

Molte aziende hanno report pieni di dati: traffico al sito, impression, clic, lead, costo per contatto, preventivi, vendite. Il problema è che spesso questi numeri restano separati per canale o per reparto. Il marketing guarda le campagne, il sales guarda le trattative, il management guarda il fatturato. In mezzo, però, può perdersi il punto più importante: dove il funnel genera valore e dove invece lo disperde.

Per CEO, founder e marketing manager, la domanda non dovrebbe essere solo “quali KPI marketing dobbiamo monitorare?”, ma “quali KPI ci aiutano a capire se marketing e vendite stanno lavorando dentro lo stesso sistema di crescita?”.

In breve: quali KPI marketing e vendite servono davvero?

I KPI marketing più utili non sono quelli che descrivono un singolo canale, ma quelli che mostrano come le persone avanzano nel funnel: traffico qualificato, conversioni, MQL, costo per lead qualificato, tasso di passaggio da lead a opportunità e valore generato. I KPI vendite, invece, devono chiarire se i lead prodotti dal marketing diventano trattative reali, clienti e revenue. Il punto è collegare i numeri, non sommarli.

Definizione sintetica: cosa sono i KPI marketing?

I KPI marketing, o Key Performance Indicator, sono indicatori che misurano il contributo delle attività di marketing rispetto a un obiettivo di business. Non coincidono con tutte le metriche disponibili nei tool: un KPI deve aiutare a prendere decisioni. Per questo un buon framework KPI distingue tra numeri core, che misurano l’avanzamento del funnel, e metriche diagnostiche, che spiegano perché una performance cambia.

Esempio: il numero di MQL (Marketing Qualified Lead) generati è un KPI core. Le impression di LinkedIn possono essere una metrica diagnostica: utili per capire la distribuzione dei contenuti, ma insufficienti da sole per valutare la crescita.

Perché il problema non è “avere più KPI”, ma scegliere quelli giusti

Un report con 40 metriche non è più strategico di un report con 8 KPI. Anzi, spesso crea più rumore.

Secondo Gartner, solo il 52% dei senior marketing leader dichiara di riuscire a dimostrare il valore del marketing e ottenere credito per il contributo agli obiettivi aziendali. Nello stesso studio, quasi metà dei CMO segnala che il marketing viene ancora percepito come una spesa più che come un investimento strategico.

Questo dato racconta bene il problema: non basta produrre numeri, bisogna costruire una lettura condivisa del valore.

Lo stesso vale lato vendite. Gartner rileva che l’84% dei sales leader ritiene che le sales analytics abbiano avuto meno impatto del previsto sulla performance commerciale. Tra le barriere principali emergono qualità dei dati, privacy e scarsa collaborazione tra funzioni.

Tradotto: marketing e sales possono avere dashboard, CRM, report e tracciamenti. Ma se non condividono definizioni, passaggi e responsabilità, i KPI restano fotografie scollegate.

KPI marketing e KPI vendite: dove si incontrano davvero?

Marketing e vendite si incontrano nel passaggio tra interesse e opportunità commerciale.

Prima di quel punto, il marketing lavora per generare domanda, attrarre traffico qualificato, portare utenti sulle pagine giuste e trasformare l’interesse in una richiesta. Dopo quel punto, il sales deve capire se quella richiesta è coerente con l’azienda, il budget, il timing e il bisogno.

Il problema nasce quando i due reparti misurano obiettivi diversi:

  • il marketing si concentra sul volume dei lead;
  • il sales valuta solo la qualità delle opportunità;
  • il management vede solo il risultato finale;
  • nessuno osserva con precisione dove il funnel perde valore.

Per questo i KPI marketing e i KPI vendite devono essere collegati lungo una sequenza comune.

La sequenza minima da monitorare

Un framework KPI efficace dovrebbe leggere almeno questi passaggi:

  1. Traffico qualificato: quante persone arrivano sulle pagine rilevanti?
  2. Conversione: quante compiono un’azione utile?
  3. Lead qualificato marketing: quante richieste diventano MQL?
  4. Lead qualificato sales: quanti MQL diventano SQL?
  5. Trattativa: quante opportunità entrano in pipeline?
  6. Cliente: quante opportunità generano revenue?
  7. Apprendimento: cosa ci dice ogni passaggio sul prossimo ciclo di ottimizzazione?

Questa lettura impedisce di fermarsi a una singola metrica. Un canale può generare tanti lead ma pochi MQL. Un contenuto può portare poco traffico ma molto qualificato. Una campagna può avere un CPL competitivo ma un tasso MQL→SQL debole. Senza collegare i passaggi, ogni interpretazione rischia di essere incompleta.

Approfondisci come leggere questi passaggi dentro un sistema unico e come collegare touchpoint, dati e conversion lungo tutto il funnel di conversione.

Quali KPI marketing misurare per capire se il funnel funziona?

Non esiste una lista universale valida per ogni azienda. I KPI dipendono da modello di business, ciclo di vendita, canali, valore medio del cliente e livello di maturità del tracking.

Per un funnel omnichannel orientato alla crescita, però, possiamo ragionare per livelli.

1. KPI di acquisizione qualificata

Qui la domanda non è “quanto traffico generiamo?”, ma “quanto traffico utile portiamo verso le pagine che possono contribuire alla conversione?”.

KPI da osservare:

  • Sessioni sulle pagine commerciali o sezioni target: misura quante visite arrivano sulle pagine più vicine alla conversione, come servizi, progetti, case study o landing.
  • Clic organici da query non branded: misura la capacità del sito di intercettare domanda nuova da utenti che ancora non cercano direttamente il brand.
  • Clic organici da query branded: misura l’interesse generato intorno al nome dell’azienda e la crescita della domanda di marca.
  • Traffico da canali ad alto intento: misura quante visite arrivano da canali o query più vicine a un bisogno commerciale esplicito.
  • CTR organico sulle query strategiche: misura la capacità di title, meta description e posizionamento di trasformare impression in clic.
  • Traffico verso case study, pagine servizio, landing o contenuti di approfondimento commerciale: misura quanto l’ecosistema editoriale riesce a portare utenti verso asset utili alla valutazione.

Un errore frequente è valutare la SEO solo per volume. Il traffico informazionale è utile se costruisce autorevolezza, ma deve avere un ruolo chiaro nel customer journey: intercettare domanda, nutrire interesse, portare verso pagine commerciali o generare fiducia.

2. KPI di conversione

Qui si misura il passaggio da visita ad azione.

KPI da osservare:

  • Compilazioni form: misura quante persone trasformano l’interesse in una richiesta tracciabile.
  • Richieste di contatto: misura il volume di utenti che cercano un primo confronto diretto con l’azienda.
  • Richieste di preventivo: misura quante persone arrivano con un intento commerciale più avanzato.
  • Download di lead magnet qualificanti: misura l’interesse verso un contenuto o una risorsa che può aprire un percorso di nurturing.
  • Iscrizioni a eventi o webinar: misura la disponibilità dell’utente a dedicare tempo a un contenuto di approfondimento.
  • Conversion rate visita→form: misura la capacità del sito o della landing di trasformare traffico in richieste.
  • Conversion rate landing→form: misura l’efficacia specifica di una pagina progettata per generare contatti.
  • Costo per conversione, se sono attive campagne paid: misura quanto investimento serve per generare una singola azione utile.

Google definisce i key event come azioni particolarmente importanti per il successo del business, da monitorare in Analytics per valutare la performance dei canali.

Questo passaggio è fondamentale: non tutte le interazioni sono conversioni. Un clic su una CTA può essere un segnale utile, ma una richiesta prospect con dati aziendali, contesto e bisogno esplicito ha un valore diverso.

3. KPI di qualità lead

Questo è il punto in cui molte dashboard diventano davvero utili o completamente fuorvianti.

KPI da osservare:

  • Numero di MQL: misura quante richieste sono ritenute coerenti con criteri minimi di qualità definiti dal marketing.
  • Tasso Lead→MQL: misura la percentuale di lead totali che diventano lead qualificati dal marketing.
  • Percentuale di lead fuori target: misura quanto rumore entra nel funnel e quanto il sistema sta attirando richieste non coerenti.
  • Settore, dimensione aziendale, ruolo e bisogno dichiarato: misura la vicinanza dei contatti generati all’ICP e alle priorità commerciali.
  • Provenienza dei lead qualificati: misura quali canali generano non solo contatti, ma contatti di qualità.
  • Costo per MQL, non solo costo per lead: misura quanto costa acquisire una richiesta qualificata, evitando di ottimizzare solo sul volume.
  • Tempo necessario per qualificare una richiesta: misura l’efficienza del passaggio tra arrivo del lead e valutazione marketing.

Un lead non è automaticamente un’opportunità. In un funnel B2B, un MQL dovrebbe indicare un contatto coerente con ICP, bisogno, ruolo decisionale o potenziale economico. First Page Sage riporta un benchmark medio Lead→MQL del 31% nel proprio dataset, con variazioni significative per settore e canale.

Il dato va preso come riferimento, non come soglia assoluta. La cosa importante è misurare il rapporto tra volume e qualità. Se il numero di lead cresce ma il tasso di qualificazione scende, il funnel sta probabilmente attirando domanda meno coerente.

4. KPI vendite e KPI commerciali

Qui il marketing non dovrebbe “uscire dalla stanza”. Se la crescita è un sistema, anche il passaggio a sales deve restare leggibile.

KPI vendite da osservare:

  • Numero di SQL: misura quanti MQL vengono validati dal sales come opportunità commerciali concrete.
  • Tasso MQL→SQL: misura la qualità del passaggio tra marketing e vendite.
  • Tempo di presa in carico del lead: misura quanto rapidamente il sales interviene dopo la qualifica o la richiesta.
  • Numero di appuntamenti o call qualificate: misura quante richieste diventano conversazioni commerciali reali.
  • Numero di proposte inviate: misura quante opportunità arrivano a una fase avanzata di valutazione.
  • Valore pipeline generato: misura il valore economico potenziale delle opportunità create.
  • Tasso proposta→cliente: misura quante proposte si trasformano in contratti.
  • Valore medio del contratto: misura la qualità economica dei clienti acquisiti.
  • Durata media del ciclo di vendita: misura il tempo necessario per trasformare un’opportunità in cliente.
  • Motivi di perdita delle trattative: misura le cause che impediscono la chiusura e aiuta a migliorare targeting, offerta e sales process.

Questi sono sales KPI, ma hanno un impatto diretto anche sul marketing. Se molti MQL non diventano SQL, il problema può essere nella qualità della lead generation, ma anche nella definizione condivisa di MQL, nel timing di follow-up o nel modo in cui viene raccontata la proposta.

5. KPI economici

Quando il funnel è abbastanza maturo, bisogna collegare i KPI operativi ai risultati economici.

KPI da osservare:

  • CAC: misura il costo medio necessario per acquisire un nuovo cliente.
  • LTV: misura il valore economico generato da un cliente nel tempo.
  • Rapporto LTV:CAC: misura se il valore prodotto dai clienti giustifica il costo di acquisizione.
  • Revenue attribuibile o influenzata dal marketing: misura il contributo diretto o indiretto delle attività marketing alla generazione di fatturato.
  • ROI delle attività: misura il ritorno economico rispetto all’investimento sostenuto.
  • ROAS, quando rilevante: misura il ritorno generato dalle campagne advertising rispetto alla spesa media.
  • Marginalità dei clienti acquisiti: misura se i clienti generati dal funnel sono sostenibili anche dal punto di vista economico.
  • Payback period: misura in quanto tempo l’investimento di acquisizione viene recuperato.

Attenzione: questi KPI sono molto utili, ma richiedono dati affidabili. Se il CRM non è aggiornato, se i canali non sono tracciati correttamente o se manca una regola di attribuzione condivisa, il rischio è costruire una lettura economica apparentemente precisa ma in realtà fragile.

Tabella comparativa: KPI core e metriche diagnostiche

Area del funnel KPI core Metriche diagnostiche
Awareness Clic branded e non branded, traffico qualificato Impression, reach, visualizzazioni
Acquisition Sessioni su pagine target CTR, posizione media, sorgente/mezzo, engagement
Activation Form prospect, conversion rate visita→form Scroll, click CTA, drop-off, tempo pagina
Qualification MQL, tasso Lead→MQL Settore, ruolo, budget, bisogno, fonte lead
Sales SQL, tasso MQL→SQL, proposte Tempo di follow-up, motivi di esclusione
Revenue Clienti, valore pipeline, fatturato Ciclo vendita, valore medio, marginalità

Questa distinzione evita due errori opposti: ignorare le metriche di canale perché “non fanno revenue” o, al contrario, trattarle come KPI principali anche quando non spiegano il business.

Come lo leggiamo in DigitalMakers

In DigitalMakers leggiamo i KPI marketing e vendite come un sistema unico, non come report separati per canale.

Un funnel non funziona perché un singolo canale performa bene. Funziona quando ogni touchpoint contribuisce a far avanzare l’utente verso un’azione misurabile: dalla scoperta del brand alla visita sul sito, dalla lettura di un contenuto alla richiesta di contatto, dalla qualifica marketing alla trattativa commerciale.

Il nostro approccio parte da una convinzione semplice: i KPI non devono fotografare canali isolati, ma mostrare dove il funnel genera valore e dove lo perde.

Per questo il metodo DM mette insieme:

  • definizione degli obiettivi di business;
  • architettura del funnel;
  • scelta dei KPI core;
  • tracking e data governance;
  • execution sui canali;
  • reporting;
  • apprendimento e fine tuning.

È qui che il principio human + measurable diventa concreto. La componente umana serve a interpretare contesto, posizionamento, bisogni e qualità della relazione. La componente misurabile serve a capire cosa sta funzionando, cosa non sta funzionando e dove intervenire.

Approfondisci il metodo DigitalMakers per trasformare strategia, execution e misurazione in un percorso di crescita end-to-end.

Mini caso: ICE TrackIT e il ruolo dei KPI lungo il funnel

Il progetto ICE TrackIT è un buon esempio di come i KPI vadano letti lungo tutto il customer journey, non solo come risultato di una campagna.

La sfida era raggiungere aziende italiane esportatrici interessate a un progetto complesso: l’adozione della blockchain per tracciare la filiera produttiva e raccontare il Made in Italy sui mercati esteri. Non bastava intercettare traffico generico. Serviva parlare a un target profilato, spiegare il valore del progetto e portare le aziende verso un’adesione reale.

Per questo la bontà del lavoro svolto non veniva misurata semplicemente con il numero di form compilati sulla landing page. I form servivano a misurare l’interesse iniziale delle aziende a beneficiare del progetto. Il funnel, però, continuava anche dopo.

Dopo la compilazione del form, veniva monitorato quante aziende confermavano il reale interesse inviando tutti i documenti richiesti da ICE per la verifica dell’idoneità. A quel punto veniva misurato quante aziende risultavano effettivamente idonee e, infine, quante tra quelle idonee aderivano realmente al progetto.

L’obiettivo di DigitalMakers, quindi, non era generare form compilati sulla landing page. Era contribuire ad aumentare le adesioni al progetto.

La strategia ha lavorato su più fasi:

  • awareness, con canali ad alta copertura;
  • consideration, con contenuti e testate B2B;
  • search, per intercettare utenti già interessati;
  • retargeting, per lavorare su audience calde;
  • ottimizzazione UX della landing page;
  • tracking e monitoraggio delle performance.

Gli insight davvero utili a misurare il valore del funnel, parlano di 260.000 visite alla landing page, una crescita della durata delle visite e un incremento del tasso di conversione tra moduli compilati e adesioni completate.

Il punto non è solo il risultato finale. È la logica: copertura, interesse, conferma dell’interesse, verifica dell’idoneità e adesione sono stati letti come passaggi collegati dello stesso funnel.

Scopri come ogni canale ha contribuito all’aumento dei KPI nella parte alta, media e bassa del funnel disegnato per il progetto ICE.

Quando serve davvero un framework KPI marketing-sales

Un framework KPI serve quando l’azienda non vuole più limitarsi a sapere “come stanno andando le campagne”, ma vuole capire come cresce.

Serve soprattutto quando:

  • marketing e sales leggono report diversi;
  • i lead aumentano ma le vendite non crescono;
  • il traffico organico porta visite ma poche richieste;
  • le campagne hanno un buon CPL ma lead poco qualificati;
  • il management chiede evidenze più solide sul valore del marketing;
  • non è chiaro quale canale contribuisce davvero alla pipeline;
  • il funnel ha colli di bottiglia ma nessuno sa dove intervenire;
  • le decisioni vengono prese su percezioni e non su dati condivisi.

In questi casi il KPI framework non è un esercizio di reporting. È uno strumento di governance.

Quando i KPI non bastano

I KPI non bastano quando il sistema di misurazione è fragile.

Una dashboard può essere ben progettata, ma se i dati in ingresso sono incompleti, incoerenti o interpretati male, il rischio è prendere decisioni sbagliate più velocemente.

I KPI non bastano quando:

  • non esiste una definizione condivisa di lead, MQL e SQL;
  • le conversioni non sono tracciate correttamente;
  • le fonti di traffico sono sporche o non classificabili;
  • il CRM non viene aggiornato;
  • marketing e sales non condividono feedback;
  • si misura il volume ma non la qualità;
  • si ottimizza il canale senza guardare l’impatto sul funnel;
  • non esiste una cadenza di review.

In altre parole: prima viene la qualità del dato, poi la lettura della performance.

Framework operativo: come valutare se il funnel funziona

Per capire se i KPI marketing e vendite stanno raccontando qualcosa di utile, si può seguire una sequenza in 6 passaggi.

1. Definire la conversione che conta

Non tutte le azioni hanno lo stesso valore. Per un e-commerce può essere l’acquisto. Per un’azienda B2B può essere una richiesta qualificata, una call, una demo, un preventivo o una proposta.

La domanda da fare è: quale azione indica davvero avanzamento nel percorso di acquisto?

2. Separare KPI core e metriche diagnostiche

I KPI core devono essere pochi e collegati al funnel. Le metriche diagnostiche servono a spiegare le variazioni.

Esempio:

  • KPI core: MQL generati nel mese.
  • Metrica diagnostica: CTR delle CTA negli articoli del blog.
  • Lettura corretta: se gli MQL calano, il CTR può aiutare a capire se il problema nasce dal contenuto, dalla CTA, dalla pagina o dalla qualità del traffico.

3. Collegare marketing e sales con definizioni condivise

MQL e SQL devono essere definiti prima di misurarli.

Un MQL può essere un lead coerente con ICP, settore, ruolo e bisogno. Un SQL può essere un lead validato dal sales come opportunità commerciale concreta. Se queste definizioni non sono condivise, il tasso MQL→SQL non misura il funnel: misura il disallineamento interno.

4. Stabilire una source of truth

Ogni KPI deve avere una fonte chiara: GA4, CRM, piattaforma advertising, Search Console, foglio di qualifica, sistema di reporting.

Senza una source of truth, lo stesso numero può essere calcolato in modi diversi da persone diverse. E quando il dato è discutibile, la decisione si blocca.

5. Leggere il dato per fase del funnel

Un calo di vendite non nasce sempre in fondo al funnel. Può dipendere da meno traffico qualificato, da una landing poco chiara, da lead poco coerenti, da follow-up tardivi o da un’offerta non abbastanza differenziante.

Per questo bisogna leggere i passaggi:

  • sessioni;
  • form;
  • MQL;
  • SQL;
  • proposte;
  • clienti.

6. Trasformare il report in decisione

Un buon report KPI dovrebbe sempre chiudersi con una decisione:

  • cosa continuiamo?
  • cosa correggiamo?
  • cosa interrompiamo?
  • cosa testiamo nel prossimo ciclo?
  • quale dato dobbiamo rendere più affidabile?

Senza questo passaggio, il reporting resta descrittivo. Utile, ma non trasformativo.

Esempio pratico: traffico in crescita, vendite ferme

Immaginiamo un’azienda che registra questi dati:

  • traffico al sito in crescita;
  • form compilati stabili;
  • MQL in calo;
  • SQL in forte calo;
  • vendite ferme.

Una lettura superficiale potrebbe dire: “Il marketing porta traffico, il sales non chiude”.

Una lettura di funnel potrebbe dire qualcosa di più preciso:

  • il traffico cresce, ma forse arriva da query o contenuti poco vicini all’intento commerciale;
  • i form non crescono, quindi la conversion architecture non sta lavorando bene;
  • gli MQL calano, quindi la qualità delle richieste peggiora;
  • gli SQL calano ancora di più, quindi marketing e sales potrebbero avere criteri di qualifica non allineati;
  • le vendite ferme sono l’effetto finale, non il problema iniziale.

La soluzione non è aumentare il budget. Prima bisogna capire dove si perde valore.

Errori da evitare nella scelta dei KPI marketing e vendite

1. Misurare tutto allo stesso livello

Impression, lead, MQL, SQL e fatturato non hanno lo stesso peso. Metterli nella stessa tabella senza gerarchia confonde la lettura.

2. Trattare il CPL come KPI assoluto

Un costo per lead basso può sembrare positivo, ma se quei lead non diventano MQL o SQL, il funnel sta comprando volume, non opportunità.

3. Separare marketing e sales

Se il marketing si ferma al lead e il sales parte dalla trattativa, nessuno governa il passaggio più delicato: la qualifica.

4. Confondere canale e customer journey

Un utente può scoprire il brand su LinkedIn, cercarlo su Google, leggere un case study, tornare da traffico diretto e compilare un form. Attribuire tutto a un solo canale può semplificare il report, ma non sempre aiuta a capire il percorso reale.

5. Ottimizzare prima di validare il tracking

Se le conversioni non sono tracciate correttamente, ogni ottimizzazione rischia di basarsi su un dato incompleto.

6. Usare benchmark senza contesto

I benchmark sono utili, ma non sostituiscono la baseline interna. Un tasso MQL→SQL può essere buono o debole a seconda di settore, ticket medio, ciclo di vendita, canale e definizione di qualifica.

Checklist: il tuo sistema KPI è abbastanza solido?

Usa questa checklist per capire se marketing e vendite stanno leggendo lo stesso funnel.

  • Abbiamo definito cosa significa lead, MQL e SQL?
  • Ogni KPI core ha una source of truth chiara?
  • Sappiamo quali pagine generano traffico qualificato?
  • Sappiamo quali canali generano MQL, non solo lead?
  • Misuriamo il tasso Lead→MQL?
  • Misuriamo il tasso MQL→SQL?
  • Sappiamo quanto tempo passa tra richiesta e follow-up sales?
  • Abbiamo una regola per distinguere KPI core e metriche diagnostiche?
  • Il report mensile produce decisioni operative?
  • Marketing e sales si confrontano sui motivi di perdita o scarsa qualifica?
  • Abbiamo una baseline interna prima di scalare investimenti paid?
  • Sappiamo dove il funnel perde più valore?

Se la maggior parte delle risposte è “no”, il problema non è scegliere altri KPI. È costruire governance.

FAQ su KPI marketing

I KPI marketing più importanti sono quelli collegati all’avanzamento del funnel: traffico qualificato, conversioni, MQL, tasso Lead→MQL, costo per MQL e contributo alla pipeline. Le metriche di canale, come impression o clic, sono utili ma vanno lette come diagnostiche.

In un funnel B2B conviene monitorare SQL, tasso MQL→SQL, numero di proposte, valore pipeline, tasso proposta→cliente, durata del ciclo di vendita e motivi di perdita. Questi KPI aiutano a capire se i lead generati dal marketing diventano opportunità reali.

I KPI core misurano l’avanzamento verso un obiettivo di business. Le metriche diagnostiche aiutano a spiegare perché un KPI cambia. Per esempio, gli MQL sono un KPI core; il CTR di una CTA può essere una metrica diagnostica.

Bisogna misurare il rapporto tra lead totali e MQL, analizzare la coerenza con ICP, ruolo, settore, bisogno e fonte di acquisizione. Se i lead crescono ma il tasso di qualificazione cala, il marketing sta probabilmente generando volume ma non abbastanza valore.

Serve una definizione condivisa di lead, MQL e SQL, una source of truth per ogni KPI e una review periodica tra marketing e sales. Il collegamento principale è il tasso MQL→SQL, che mostra quante richieste qualificate dal marketing vengono validate come opportunità commerciali.

KPI marketing e vendite: la logica finale

I KPI marketing servono a capire se stiamo generando domanda utile. I KPI vendite servono a capire se quella domanda diventa opportunità e clienti. Ma il valore nasce quando i due sistemi vengono letti insieme.

Per questo, in una growth strategy, i KPI non sono una lista da inserire in dashboard. Sono una mappa decisionale.

Mostrano:

  • dove arriva il traffico;
  • quanto è qualificato;
  • dove si converte;
  • dove si perde;
  • dove sales conferma o smentisce la qualità del marketing;
  • dove bisogna intervenire per generare crescita misurabile.

Il punto non è avere più numeri. È avere numeri che aiutano l’azienda a decidere meglio.

Vuoi individuare i principali KPI per valutare il valore generato dal tuo ecosistema digitale?


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