2 min
19 Maggio, 2022
Noemi Robino
19 Maggio, 2022
Noemi Robino
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L’importanza del colore rosa nella vita di una donna

Il colore universalmente più gradito pare essere l’azzurro, eppure siamo qui a parlare del colore rosa.
Quello tra rosa e azzurro sembra essere uno scontro tra colori impossibili (cromaticamente), tuttavia sono strettamente connessi. Rappresentano una netta e palese dicotomia, semplice ed elementare: maschio/femmina. Sicuramente quello dei colori attribuiti alla differenza di genere è uno degli stereotipi più scontati di sempre. Quindi è solo per questo motivo che esiste tanta spontanea e amorevole sudditanza nei confronti del colore rosa da parte di tutte – o quasi – le donne? Un amore incontrastato e indissolubile dato da un fiocco di nascita e un paio di vestitini?

La spiegazione invece appare essere assai più interessante, addirittura di tipo evolutivo.

Alcuni studiosi inglesi sostengono che l’attitudine al colore rosa sia una predilezione naturale, risalente all’epoca in cui le donne si occupavano di raccolti. Donne che, nei secoli, hanno sviluppato una sempre più forte sensibilità nei confronti dei colori tendenti al rosso, ovvero quelli dei frutti maturi. Tuttavia l’associazione tra il rosa e la donna avviene solo in tempi relativamente recenti.

Scorgendo alcuni testi sulla storia della moda e del costume emerge che fino al 1800 il colore rosa era assolutamente adeguato per un uomo, tanto da essere presente sui suoi abiti, decorati da vistosi ricami floreali. I bambini, invece, vestivano di bianco, indistintamente dal sesso.

È solo nei primi del ‘900 che scoviamo i primi riferimenti all’attribuzione dei colori al sesso. Nel romanzo “Piccole Donne”, Louisa May Alcott fa riferimento a dei nastrini rosa e azzurro per distinguere due bambini di sesso opposto, giustificando tale scelta come un’influenza dettata della moda francese di quegli anni. Qualche decennio dopo invece, in una scena molto celebre del romanzo di Fitzgerald, il grande Gatsby si presenta a un pranzo indossando un abito gessato rosa, confermando il fatto che questo colore era molto apprezzato dai giovani dandy americani dell’epoca e, soprattutto, che non era ancora un colore identitario. Intorno agli anni ‘40 le cose iniziano a cambiare: gli uomini indossano colori sempre più scuri, per via dell’ambito lavorativo frequentato – principalmente legato al mondo degli affari – e le donne, invece, iniziano a indossare toni chiari e delicati, legati all’immaginario della “casalinga perfetta”.

Inoltre, le teorie sulla sessualità di Freud hanno un impatto non indifferente sulla distinzione di genere e fu proprio in quegli anni che iniziò a concretizzarsi maggiormente la questione, iniziando a differenziare così i colori dell’abbigliamento e degli accessori dei bambini. È negli anni ’50 che avviene, quasi inspiegabilmente, una precisa assegnazione dei colori: il rosa viene identificato come il colore femminile per eccellenza. Non solo nell’abbigliamento, ma anche nei beni di consumo e addirittura nelle automobili; impossibile dimenticare la famosa Cadillac rosa che determinò il suo posto sull’olimpo del lusso automobilistico americano dell’epoca. Il prezzo era sopra i 7000 dollari, una cifra esorbitante per quegli anni.

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