Lavorare nel Marketing Digitale dalla Sicilia è possibile

Dicembre 20, 2023

Francesco Anzelmo
CEO &
Serie tv lover

“Storie di South Working” è la nuova rubrica del nostro blog in cui riportiamo, dalla loro viva-voce, le testimonianze di professionisti del digitale che hanno scelto di lavorare nel Marketing dal Sud Italia. C’è chi è “rientrato dal Nord”, chi è rimasto sempre “fedele” alla sua regione o chi ha scelto la Sicilia come terra di adozione.

La prima storia è quella di Francesco Anzelmo, CEO di DigitalMakers e siciliano “di ritorno", che, nella sua intervista, ci racconta:

  • com’è iniziata la sua carriera da imprenditore digitale del Sud
  • cosa lo ha spinto ad investire nel Marketing Digitale in Sicilia
  • le sfide che ha affrontato come digital agency nel Sud Italia
  • cosa lo ha portato a optare per una modalità di lavoro incentrata sullo smart-working.

Perché avviare una Digital Agency in Sicilia

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Digitale?

La risposta a questa domanda è in fondo alla bio che ho scritto anni fa e che mi trascino cucita addosso con non poco orgoglio.

Arrivo al Marketing da un percorso trasversale iniziato con una laurea in Filosofia, non casuale e per niente funzionale, almeno all’inizio, al mondo della comunicazione. Poi la mia passione per la scrittura e il mio percorso da giornalista mi hanno portato da Roma a Palermo a diventare, di fatto, un professionista del marketing digitale.

Ho iniziato proprio a Palermo a far diventare il Digital marketing il core delle mie attività; prima era un asset secondario che mettevo al servizio del mio scrivere come giornalista.

Come nasce DigitalMakers e perché hai deciso di investire nel settore del digital marketing in Sicilia?

DigitalMakers esiste dal 2019, ma già nel 2017/18 era nei miei pensieri. Ho coltivato clienti e relazioni come libero professionista e quando tutto è diventato troppo per me ho deciso di investire nel Marketing in Sicilia, in un progetto scalabile e più solido, dove ho messo tutto me stesso.
La Sicilia come punto di partenza era perfetta, c’era molto spazio e sono assolutamente convinto ce ne sia tanto ancora oggi.

Non ero solo in questa sfida, per metà del percorso siamo stati in due a sognare, ora sono da solo ma sento sempre una spinta doppia. Questa però è un’altra storia.

I vantaggi del south working

Quali sono le sfide che hai affrontato e affronti per lavorare in questo settore da una regione del Sud Italia?

La narrazione dell’azienda del Sud che deve fare più fatica rispetto a una del Nord, purtroppo non è una leggenda. Ma negli anni, dal 2012 ad oggi, questa narrazione fortunatamente è cambiata molto. Fino al Covid, nel 2020, imprenditori e professionisti come me che decidevano di investire in una regione del Sud erano visti per lo più come “mosche bianche”, se non addirittura “giocatori d’azzardo”.

La pandemia, e la conseguente “normalizzazione” del lavoro da remoto, ha cambiato le regole del gioco: adesso che un’agenzia di Digital Marketing si trovi in Sicilia, Lombardia o Veneto sembra avere meno importanza per i clienti; ciò che conta è dimostrare che il lavoro che fai è all’altezza delle aspettative del tuo interlocutore, qualunque sia la sede geografica da cui lo stai portando avanti.

Cosa apprezzano i clienti del Nord Italia nel collaborare con una digital agency del Sud?

Inizialmente pensavo che la motivazione principale fosse legata al costo dei servizi: il costo più basso della vita, e di conseguenza del lavoro al Sud, permette di uscire con delle offerte economiche più competitive.

Negli anni, mi sono però ricreduto anche su questo aspetto: i nostri clienti apprezzano soprattutto la qualità della relazione che si crea con le persone del team, oltre, chiaramente, alla capacità di generare risultati. E questo aspetto ha a che fare con i valori e le visioni che sposiamo nella nostra cultura organizzativa, più che con la nostra collocazione geografica.

Digital Marketing e remote working

DigitalMakers, dal punto di vista della modalità di lavoro, si definisce un’azienda remote-first. Cosa significa e cosa ti ha portato a questa scelta?

Il remote work è stata la principale modalità di lavoro dalla nascita di DigitalMakers, quindi ben prima della pandemia.

Personalmente ritengo che il contributo al lavoro delle persone non dipenda dalla loro presenza fisica in ufficio, al contrario: quello di cui ci rendiamo conto ogni giorno è che la produttività in smart working aumenta, grazie alla maggiore concentrazione di cui, in buona parte dei casi, si gode da casa. Al tempo stesso, e potrebbe sembrare un paradosso, da inizio anno abbiamo cambiato sede trasferendoci in uno studio di oltre 800mq al 16° di un attico di Palermo con vista porto.

La scelta di mantenere una sede fisica e di investire su una struttura anche esteticamente d’impatto è dovuta alla volontà di vivere l’ufficio come uno spazio confortevole in cui poter continuare a incontrarsi, confrontarsi e coltivare i rapporti umani tra colleghi.

La maggior parte dei colleghi ad oggi preferisce, quindi, adottare una modalità di lavoro ibrida. Prima di scegliere di costituire un’azienda ho lavorato vari anni come dipendente in diverse agenzie tra Roma e Palermo e in primis ho vissuto le ore in mezzo al traffico e l’ansia da ricerca del parcheggio: condizioni che non ti permettono di iniziare la giornata “al meglio dell’umore”.

Per questo oggi la mia priorità da imprenditore è quella di pensare al benessere delle persone che contribuiscono alla crescita di DigitalMakers e la scelta di adottare la modalità remote-first risponde esclusivamente a questo obiettivo.

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