Da quando, circa un anno fa, è cambiato il nostro posizionamento di mercato, abbiamo iniziato ad avvertire l'esigenza di una trasformazione che fosse anche interna e che si riflettesse sulla nostra struttura organizzativa. Abbiamo così avviato un percorso di change management che ci ha portato alla transizione a un nuovo modello organizzativo agile di tipo team-driven, ovvero incentrato su squadre - che abbiamo chiamato “Growth Team”- e che ci ha aiutato a “scaricare a terra” in modo ancora più percepibile ed efficace il nostro posizionamento da “Growth Agency”.

In questo articolo approfondiremo insieme:

I modelli organizzativi più diffusi

Facciamo, allora, un passo indietro e partiamo da cosa si intende per modello organizzativo:

Per modello o struttura organizzativa si intende un framework che definisce come un'azienda organizza e gestisce le sue risorse, processi e attività per raggiungere i suoi obiettivi.

Il modello organizzativo è, in sostanza, un sistema operativo,che permette di identificare e pianificare:

Lo scopo di ogni modello organizzativo è sia migliorare l’efficacia – ovvero la capacità di raggiungere gli obiettivi dell’azienda – sia l’efficienza, ovvero il modo in cui gli obiettivi vengono raggiunti.

La struttura organizzativa, come è intuibile, può assumere molte forme in base a:

In base a questi fattori, si distinguono diversi modelli organizzativi che vengono anche ibridati tra loro. In questo articolo passeremo in rassegna i 4 principali:

Struttura organizzativa Piramidale o Gerarchica

Questa struttura si basa sul vecchio principio del “Command&Control”, per cui la catena di comando va dall'alto (per esempio, il CEO) verso il basso (gli impiegati) e ciascun impiegato è sotto il controllo di un supervisore.

È uno dei modelli più datati e utilizzati soprattutto nelle piccole e micro-imprese a gestione familiare con flussi di lavoro semplici e in cui le decisioni vengono prese “da pochi”. Nel tempo sono emersi i suoi principali svantaggi:

Struttura organizzativa Funzionale

Si tratta di un modello simile a quello gerarchico: è basato su “funzioni” in base alle quali i dipendenti che hanno una determinata specializzazione vengono raggruppati nello stesso reparto o dipartimento (Marketing, Sales, HR, Finance ecc.).

Ogni dipartimento è separato e viene gestito in autonomia. Presenta gli stessi svantaggi del modello gerarchico, mentre come vantaggio principale ha quello di permettere ai dipendenti di sviluppare molto bene la propria specializzazione. Tuttavia, il rischio principale è connesso ad una mancanza di visione complessiva dell’azienda, della sua strategia e dei suoi obiettivi, che deriva dalla scarsa comunicazione tra aree diverse.

Struttura organizzativa a matrice

Si tratta della struttura tipicamente utilizzata da organizzazioni di grandi dimensioni che lavorano per progetti complessi che richiedono il coinvolgimento di diverse funzioni aziendali.

Questo modello prende a prestito elementi della struttura funzionale, consentendo ai dipendenti di lavorare su progetti trasversali mentre mantengono un'affiliazione funzionale. La differenza principale rispetto al modello funzionale è che i dipendenti riferiscono sia al responsabile di progetto (project manager) che al responsabile di reparto.

I vantaggi principali di questa struttura sono un’organizzazione maggiormente adattiva grazie alla formazione di team interfunzionali che lavorano su progetti e lo sviluppo di competenze trasversali da parte dei dipendenti che lavorano anche al di fuori dei dipartimenti.

Tra i maggiori punti di debolezza, invece, i potenziali conflitti per le risorse tra responsabili di reparto e project manager e un maggiore sbilanciamento dei carichi operativi: le risorse più competenti tenderanno ad essere coinvolte su più progetti in contemporanea.

Struttura organizzativa a team

Questa struttura prevede l’organizzazione in team multi-funzionali composti da risorse con competenze trasversali che lavorano, contemporaneamente, su diversi progetti.

È un modello adatto ad aziende caratterizzate da estrema flessibilità, potere decisionale decentrato e un forte senso di collaborazione e capacità di lavoro in squadra. I vantaggi sono associati a una migliore comunicazione e trasparenza, dovuta all’abbattimento dei silos e maggiori livelli di produttività e di performance, grazie alla riduzione della burocrazia e a una maggiore autonomia e potere decisionale in capo alle risorse.

La sfida più grande richiesta da questo tipo di modello è il cambio di paradigma, abbandonando la cultura organizzativa top-down a favore di un modello di autonomia condivisa (ovvero un “Mindset Agile”).

Nella tabella di seguito, vediamo le principali differenze tra il modello tradizionale, basato sui principi di predizione e controllo, e il modello Agile basato sui principi della responsabilizzazione individuale, indipendenza decisionale, fiducia e apprendimento dagli errori.

Fonte: Metodologia Agile: definizione, principi e obiettivi. Agile School.

Il mindset Agile si ispira, in estrema sintesi, ai seguenti principi:

Modello Agile: il caso Spotify

Tra le aziende che hanno adottato con maggiore successo un modello organizzativo per team di tipo “Agile” va certamente menzionato il caso Spotify, azienda svedese leader nel settore dello streaming musicale con oltre 500 milioni di utenti attivi ed un fatturato annuo di oltre 3 miliardi di euro.

L’approccio all’organizzazione del lavoro adottato dall’azienda, funzionale a una maggiore agilità dei team, è ritenuto uno dei fattori principali del suo straordinario successo: concentrandosi sui principi dell’autonomia, comunicazione e responsabilità, il modello Agile ha aiutato Spotify a incrementare il suo capitale di innovazione e la sua produttività.

Gli elementi del modello Spotify: squads, tribes, chapter e guild

Il modello Spotify promuove l'autonomia dei team, in modo che ciascun team (detto “Squad”) funzioni come una vera e propria mini-startup, con tutte le competenze necessarie per sviluppare un prodotto.

Entriamo adesso più nel dettaglio e vediamo quali sono gli elementi chiave del modello Spotify.

Le squads

Le squad è il motore dell’organizzazione in Spotify, la sua unità di sviluppo base: si tratta di un team interfunzionale e indipendente, composto in genere da un minimo di 6 ad un massimo di 12 persone, che si concentra su uno specifico prodotto o area di funzioni.

Ogni Squad prevede un coach Agile che coordina il lavoro di squadra ed è incaricato della risoluzione di eventuali problematiche o “intoppi” che possono verificarsi nel processo di sviluppo; e un owner di prodotto che guida l'avanzamento del prodotto e orienta il team verso il successo.

Le tribes

Le Tribes sono un insieme di Squads che si coordinano nell'ambito della stessa area e cooperano per la realizzazione di un obiettivo comune. Le Tribes sostengono l’allineamento tra Squad e, in genere, sono costituite da 40-150 persone, tra cui un “Tribe Lead” che ha la responsabilità di coordinare le Squad e favorire la collaborazione tra di esse, anche attraverso l’organizzazione di meeting cadenzati tra diverse Squad per garantire il confronto e l’aggiornamento delle risorse sul lavoro portato avanti dalle altre squadre.

Lo scopo di questi meeting non è soltanto raccontare i successi, ma condividere gli errori e fallimenti in modo da accelerare il processo di apprendimento.

Il modello organizzativo Spotify. Fonte: Atlassian.com

Chapter e Guild

I chapter possono essere paragonati ai “dipartimenti di area”: rappresentano la famiglia di appartenenza di ogni specialista e sono guidati da un un Senior Technology Lead, che di solito è uno sviluppatore senior che aiuta gli altri membri del team a sviluppare e migliorare progressivamente le loro competenze.

L’ultima tipologia di raggruppamento è la Guild, community di interesse che si forma su base volontaria e che unisce persone appassionate di un argomento specifico.

Lo scopo della Guild è facilitare lo scambio di soluzioni: infatti, essendo aperte a tutti, a prescindere dalla Squad di appartenenza, le Guilds incoraggiano l’auto sviluppo e l’apprendimento, a differenza dei Chapters che sono riservati unicamente agli specialisti.

DigitalMakers: il modello del Growth Team

Come scrivevamo in apertura, dallo scorso novembre la nostra agenzia di growth marketing è transitata da una struttura di tipo funzionale, organizzata per dipartimenti, a un modello di tipo team-driven, ispirato all’approccio Agile adottato da Spotify.

L’unità base della nostra organizzazione, coerentemente con il nostro posizionamento di Growth Marketing agency, è diventata, così, il Growth Team.

Cos'è il Growth Team?

Il Growth Team è una squadra di 5-9 persone differenziata in termini di know-how e seniority e in grado di unire le diverse conoscenze dei componenti per portare a termine il progetto in modo più rapido, indipendente e organicamente trasversale alle competenze.

Ciascun Growth Team segue uno specifico cliente (che solitamente corrisponde al progetto) e al suo interno sono previste le seguenti professionalità:

Le persone che entrano a far parte del Growth Team sono scelte in base alle competenze chiave richieste dal progetto e alla loro esperienza pregressa nell’industry del cliente.

Per ogni risorsa abbiamo realizzato una “Job card” (vedi sotto) che ne riassume attività, skills-chiave, tools utilizzati e industries di specializzazione. Questo strumento aiuta sia i clienti ad avere un’idea più chiara di “chi si occupa di che cosa” all’interno del progetto, e, inoltre, semplifica il processo di onboarding dei nuovi colleghi.

Un esempio di Job Card di una collega DigitalMakers.

Per favorire la crescita professionale e lo scambio di know-how, periodicamente sono previsti dei meeting tra i diversi Growth Team in cui ciascuna squadra racconta la sua esperienza e si confronta con le altre su cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato sui progetti seguiti, in modo da accelerare il processo di apprendimento di tutto il team DigitalMakers.

Differenze tra Growth Leader e Project Account Manager

All’interno del Growth Team, ci sono due figure che giocano un ruolo chiave nella supervisione e corretto andamento del progetto: si tratta del Project Account Manager e del Growth Leader.

Il primo, oltre a interfacciarsi quotidianamente con il cliente, coordina il gruppo ed è responsabile della delivery on time e on budget (per maggiori approfondimenti sulla figura del Project Manager, vi consigliamo di leggere anche il nostro articolo che parla di Project management).

Il Growth Leader è un profilo multi-potenziale che guida il team al successo del progetto e al raggiungimento dei risultati quantitativi/qualitativi, mantenendo una "visione a elicottero" sulle diverse parti e attività da cui è composto.

Il Growth Leader è progetto centrico: viene individuato in base alle competenze chiave richieste dal progetto e può cambiare nel corso del tempo nel caso in cui cambino gli obiettivi/priorità del progetto.

Per comprendere meglio le differenze tra questi due ruoli, abbiamo realizzato la tabella di sintesi che trovate qui di seguito:

Differenze tra Project Account Manager e Growth Leader - DigitalMakers.

I vantaggi del modello organizzativo team-driven

In chiusura, vogliamo condividere i principali punti di forza che stiamo riscontrando ad oggi dopo i primi 6 mesi di sperimentazione del modello organizzativo basato sui Growth Teams.


Più autonomia: il modello di lavoro in Growth Team, assegnando alle persone gli obiettivi e lasciando alla squadra piena responsabilità sulle decisioni da prendere, favorisce l'autonomia e il senso di ownership.

Il controllo porta alla conformità; l'autonomia porta all'impegno

Dan Pink, autore del libro "Drive: The Surprising Truth About What Motivates Us".

Maggiore Empowerment: il contributo di ogni persona è immediatamente visibile all’interno del progetto e questo aumenta, oltre al senso di responsabilità, il coinvolgimento e la motivazione.

Agilità: lavorando in team indipendenti, le cui decisioni non devono essere più validate a livello di dipartimento, la delivery sui progetti è più rapida.

Crescita personale: nei micro-team, fatti di persone con competenze diversificate, si favorisce la contaminazione di skills.

Per concludere, il modello organizzativo a squadre richiede un cambio significativo del mindset aziendale, abbandonando totalmente il principio del “command & control” a favore di un ambiente di lavoro incentrato sui valori della collaborazione e dell’orientamento agli obiettivi.

Parallelamente, è necessario che l’azienda implementi un sistema di monitoraggio della performance e indicatori chiave di prestazione (KPI) che consentano di misurare gli output dei dipendenti: per un social media manager, per esempio, un KPI potrebbe essere il numero di follower acquisiti e il livello di engagement raggiunto delle pagine che gestisce, per un sales manager il numero di contratti conclusi e di nuovi clienti acquisiti e così via.

Infine, sembrerà banale, ma occorre assicurarsi di avere la squadra giusta: sono necessarie le persone, non solo con le giuste competenze tecniche, ma anche con alti livelli di responsabilità e leadership, per guidare le risorse verso il successo e favorire un ambiente in cui i collaboratori siano motivati a lavorare per obiettivi.

Modelli organizzativi: le fonti per l'approfondimento

Struttura organizzativa - Agile School

Agile at scale - Altassian

Spotify e il modello organizzativo - BeAgileGroup

Modelli di organizzazione aziendale - Bvolution

La nostra rubrica Storie di South Working si arricchisce dell’esperienza di Riccardo Tumminello, palermitano di nascita e oggi Global Marketing Director di FFIND, che ci racconta il suo percorso atipico dall'ingegneria verso il marketing.

Leggi l’intervista per scoprire come sia arrivato a lavorare dal Sud, dopo l'esperienza in grandi multinazionali italiane in cui, tra le tante responsabilità, si è occupato della brand rejuvenation di un marchio storico e alla realizzazione di un brand event visto in diretta tv da oltre 10 milioni di telespettatori.

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Strategico?

La mia avventura nel mondo del marketing è una scelta ponderata. È un mondo che mi ha sempre affascinato, tuttavia, è stato durante il corso di marketing all'università che ho avuto la conferma: questa era la mia passione, doveva essere anche il mio futuro.

Ho lasciato la Sicilia con l’ambizione di assorbire il più possibile da aziende grandi e strutturate; ho avuto la fortuna di poter lavorare in alcune di quelle che reputo delle vere e proprie “scuole di marketing”, con dei professionisti che mi hanno, di fatto, insegnato un mestiere.

Per anni sono andato di corsa esplorando quasi ogni angolo del marketing: dalle ricerche di mercato e analisi dei dati, allo sviluppo e lancio di prodotti in mercati internazionali, la gestione di eventi e complessi shooting per la produzione di contenuti, la strategia di comunicazione digitale.

Da poco più di un anno ho realizzato il sogno di rientrare in Sicilia; tutte le esperienze mi hanno permesso di poter gestire il dipartimento marketing di FFIND, una tra le poche realtà davvero multinazionali a Palermo, un luogo che non ho mai smesso di definire casa, neppure dopo tanti anni al nord.

Pensando a “Learning by Making”, quali sono gli insegnamenti più importanti che hai ricevuto dalle tue esperienze professionali?

Un insegnamento fondamentale l'ho ricevuto all'inizio della mia carriera, da colui che è stato il mio primo capo. Malgrado fossi nell'azienda da pochi mesi, mi fu affidata la responsabilità di partecipare da solo ad un meeting con il CEO per discutere i risultati di un'analisi da me condotta e che avrebbe avuto un impatto significativo sull'azienda.

Quell'esperienza, oltre ad insegnarmi tanto sul come gestire determinate dinamiche aziendali a tutti i livelli, mi ha trasmesso in modo indelebile l'importanza dell'empowerment nella crescita professionale, quanto il sentire la responsabilità del proprio lavoro sia importante per poter davvero fare la differenza; è la solida base su cui ho impostato il mio modo di gestire i team negli anni.

Cosa ti ha portato a lavorare nel Marketing dal Sud Italia?

Il giorno in cui partii, promisi a me stesso che sarei tornato, ma soltanto quando mi fossi sentito pronto ad offrire un valore concreto.

Il 2020 si è rivelato un anno di svolta, il più difficile per motivi ben noti, vissuto nell’angoscia di non sapere cosa sarebbe accaduto ai miei cari lontani.

Tuttavia, è diventato anche l’anno più straordinario, poiché mi ha reso padre. Questo cambio radicale nella mia vita personale è stato il segnale che aspettavo per fare ritorno.

Due anni dopo, ho trovato l'ambiente perfetto per me: una multinazionale in rapida espansione aveva bisogno di ripensare da zero il suo dipartimento marketing; ecco la mia opportunità: unire strategia e azioni concrete e di breve termine, per fare la differenza; l’analisi al servizio della creatività.

Ho letto volentieri l’intervista di Francesco Anzelmo in cui descrive la Sicilia come il suo punto di partenza; è stato per me all’inizio sorprendente constatare quanti professionisti, come lui, abbiano scelto di investire al Sud.

Questa tendenza sta contribuendo rapidamente a colmare il divario competitivo con le realtà più consolidate e storiche del Nord. Per me, il ritorno in Sicilia rappresenta una nuova partenza, un’occasione per trovare l’equilibrio tra vita personale e professionale, essenziale per garantire il massimo impegno in entrambi gli ambiti.

Pro e contro: quali sono le sfide e quali i vantaggi di lavorare nel marketing dalla Sicilia?

Oltre alle significative motivazioni personali, che indirettamente influenzano in modo decisivo la vita professionale, quello che continua a stupirmi è la cultura dei rapporti umani, sia all'interno dell'azienda sia nella gestione dei clienti. I nostri clienti provengono da ogni angolo del mondo e siamo il loro unico fornitore nel Sud Italia, un fatto che ci rende particolarmente orgogliosi. Un feedback che spesso ci danno è che la loro alta fedeltà nei nostri confronti è anche determinata dalla cura che abbiamo nei rapporti con loro, che trascende le convenzioni del business tradizionale, ponendo un’enfasi speciale sull'elemento umano, come mai mi era capitato di vedere.

Una delle principali sfide è tuttora la diffidenza iniziale da parte di chi non ti conosce, poiché persiste ancora l'idea che i migliori professionisti siano concentrati esclusivamente a Milano, nonostante la situazione sia in netto miglioramento rispetto a solo pochi anni fa.

Un altro ostacolo è la limitata importanza data alla formazione manageriale; spesso, la mancanza di percorsi di crescita e di carriera, produce degli specialisti con una forte focalizzazione sul breve termine ma senza una visione di come far evolvere il business sul lungo termine.

Questa tendenza è influenzata dalle esigenze economiche immediate e da una minore competitività rispetto al Nord Italia. Tuttavia, l'aumento del lavoro da remoto e il ritorno di professionisti con esperienze diverse stanno contribuendo a un miglioramento generale e a un innalzamento degli standard.

Ci dai 3 consigli per chi, come te, vorrebbe fare South working?

Per intraprendere il viaggio del South Working, il primo passo è essere convinti della propria scelta. Spesso le motivazioni personali possono essere così forti da indurci a sottovalutare il nostro valore professionale.

Ricorda: se tornare è difficile fa che ripartire lo sia ancora di più! Una volta rientrat*, concediti il tempo necessario per adattarti. Ci saranno giorni in cui potresti dubitare della tua decisione, ma è tutto parte del percorso.

Il mio secondo consiglio è di non dare per scontato la necessità di riadattarsi ad uno stile di vita e di lavoro differente, con i suoi ritmi particolari e un approccio unico. Prova a capitalizzare sulle esperienze passate per ambire a posizioni di più alta responsabilità e poter mantenere un livello di stipendio adeguato, in una geografia che mediamente continua ancora ad avere un livello retributivo inferiore rispetto al Nord.

Soprattutto se lavori in remoto, è inoltre cruciale costruire una rete di contatti locali, fondamentali per integrarsi in un ambiente lavorativo che potrebbe essere diverso da quello a cui sei abituat*.

Infine, il consiglio più importante: occhio ai pranzi! Dimentica il tipico pranzo da ufficio del Nord, preparati alla sacralità del pranzo al Sud ma, soprattutto, non cadere nella tentazione del pranzo in famiglia se vuoi riuscire a terminare la tua giornata lavorativa senza dover essere costrett* a cedere al riposino forzato!

Ruolo sempre più richiesto e ricercato dalle aziende, oggi il Project Manager racchiude nella stessa figura, conoscenze e responsabilità di ampio respiro.

Una figura chiave per apportare valore e approcciare i progetti in ottica di pianificazione e diffusione di una cultura aziendale volta all’organizzazione efficiente ed efficace.

Ma chi è e cosa fa oggi un project manager e in che modo si è evoluto questo ruolo dalle tante sfaccettature? Ve lo raccontiamo in questo articolo, facendo tesoro della nostra esperienza nel digital marketing e con l’approccio di chi accompagna le aziende nel percorso di crescita e valore.

I pilastri del project management

Partiamo dalle fondamenta, ovvero dagli elementi che in sinergia rappresentano la chiave del Project Management: le persone, i processi e la tecnologia.

Un corretto allineamento di essi favorirà il raggiungimento del massimo successo di un progetto e un vantaggio competitivo sia in termini di fluidità delle connessioni aziendali, sia in termini di comprensione delle sfide che qualunque settore pone.

In un panorama complesso come quello del digital marketing, che impone lo stare al passo con le continue evoluzioni, la competitività è fortemente caratterizzante, dunque esclusivamente un approccio accurato di pianificazione, esecuzione e monitoraggio, potranno portare al successo e al corretto funzionamento di tutti gli ingranaggi della macchina aziendale.

Ma di quali strumenti si avvale una buona strategia di project management? Vediamo insieme le fasi clou del ciclo di vita di un progetto:

Ciò che infatti abbiamo imparato nel corso del tempo, cadendo a volte in errori essenziali per una vera crescita, è quanto sia fondamentale saper intervenire, ancora meglio anticipare, problematiche e deviazioni dal piano per apportare le correzioni necessarie a un percorso che a un certo punto potrebbe non essere più quello giusto.

La gestione di un progetto infatti è un campo infinito di variabili, a volte prevedibili, altre no. La capacità del Project Manager sarà saperle gestire e non perdere mai il controllo.

Da qui l’esigenza di una figura che abbia competenze e skills non solo di tipo hard, prettamente legate al settore di riferimento, ma anche soft.

Molti degli aspetti di un progetto infatti passano e dipendono dalle persone, con sfaccettature diverse, modi differenti di approcciare il lavoro e i momenti di crisi.

Un Project Manager deve sempre sapere come adattarsi al meglio a chi ha di fronte, con intuizione e una buona dose di empatia. Per ultimo ma non meno importante, la pazienza e la perseveranza, doti imprescindibili per ritenersi dei buoni PM.

Chi è il project manager

Partendo dalla premessa che il cambiamento in corso negli ultimi anni del mercato del lavoro ha imposto una profonda riflessione delle professioni, oggi sempre più si parla di figure trasversali, ibride, non ritrose al cambiamento ma con solide basi che gli ricordino il loro posto nel mondo.

Pensiamo infatti che un buon Project Manager, non sia solo colui o colei che sappia pianificare in maniera categorica e a volte un po’ cieca dal contesto in onore di un perfetto GANTT, ma sia quella persona che con impegno, professionalità, etica e intelligenza emotiva riesca a ritagliarsi un spazio chiave all’interno dell’organizzazione aziendale e come riferimento delle risorse.

In questa ottica di una sempre più rinnovata cultura aziendale, il PM porta tanti oneri. Gestire infatti i team di progetto richiede capacità organizzative non comuni e un’attitude alla leadership orientata all’ascolto e alla gestione dei conflitti.

Questo va poi unito a un’indiscussa competenza di base che con pragmatismo guida al successo dei progetti con un approccio sistemico e strutturato.

Il PM dovrà sapientemente miscelare competenze tecniche legate alla definizione delle attività, dei tempi e dei rischi, con una comprensione profonda dei bisogni del cliente e delle risorse interne. Non a caso, crediamo sempre più che il suo ruolo possa orchestrare e traghettare il team verso una responsabilizzazione compatta e multidisciplinare.

Le soft skills di un Project Manager

Se volessimo quindi riassumere (in questo approccio quasi sciamanico) cosa ci piace oggi trovare in un Project Manager potremmo sicuramente parlare di:

Tutto questo, può davvero fare la differenza tra un progetto che verrà ricordato come discreto e uno che invece che avrà reso straordinario l’aver partecipato.

Il mondo del digital marketing del resto, proprio per la sua mutevolezza e peculiarità, impone sfide emotive e professionali di non poco conto.

Ma l’eterogeneità degli argomenti e delle discipline trattate, possono davvero fare la differenza in termini di qualità e attenzione alta verso il proprio operato, spesso mai noioso ma impegnativo, senza dubbio.

Sarebbe bello poter dire di essersi divertiti durante la gestione di un progetto e nei casi illuminati in cui questo accade, la sensazione è impagabile.

Metodologia Scrum: cos'è?

Naturalmente, come per ogni competenza aziendale, esistono dei metodi utili per governare tra incertezze e rischi, sistemi complessi che già di per sé definiscono un progetto in quanto tale, tra questi certamente lo SCRUM.

Questa metodologia di lavoro trae la sua origine e applicazione principalmente nelle aziende che sviluppano software o prodotti digitali, ma nel tempo ha avuto larga diffusione in diversi settori e ambiti per organizzare il team e velocizzare i processi produttivi basando il suo successo su tre pilastri: trasparenza, ispezione e adattamento.

Inquadrato nel contesto dei modelli organizzativi di tipo Agile, lo SCRUM si basa su diversi aspetti quali:

Nel contesto del marketing digitale, tra tempi serrati e strategie adattate alle mutevoli esigenze di mercato, l’adozione di metodologie agili sta diventando sempre più diffusa.

Lo Scrum infatti si è dimostrato efficace consentendo ai team di essere più flessibili, collaborativi e reattivi, offrendo quindi un vantaggio competitivo sia in termini di produttività che di approccio al cliente.

Inoltre, aiuta a mantenere i componenti del team sempre allineati sugli obiettivi e sul progress del progetto. Su questo approccio iterativo, si pongono le basi per una corretta identificazione dei rischi in modalità e tempistiche congrue ad affrontare rapidamente gli ostacoli, riducendo quindi la probabilità di fallimento del progetto.

Per comprendere al meglio come funziona lo SCRUM, scopriamo le diverse fasi.

Assegnazione dei ruoli

Il primo passaggio necessario è la formazione di uno scrum team in genere formato da:

Il proprietario del prodotto (product owner). Questa figura facilita la comunicazione e le priorità tra il team di sviluppo. È responsabile della massimizzazione del valore del prodotto e si concentra sulla comprensione dei requisiti aziendali, dei clienti e del mercato, e sulla priorità del lavoro che deve essere svolto dal team.

Lo scrum master. Lo scrum master si assicura che il team di sviluppo rimanga creativo e produttivo. Gli scrum master sono gli esperti di Scrum all'interno delle loro squadre. Istruiscono quindi tutti, dal team al product owner, riguardo il processo di scrum. In qualità di facilitatore capo, pianifica le risorse necessarie (sia umane che logistiche) per la progettazione dello sprint, dello stand-up e della revisione retrospettiva dello sprint, vedremo a breve di cosa si tratta.

Il team di sviluppo. Un team di sviluppo è in genere composto da un numero variabile di persone. I membri del team devono essere affiatati, avere competenze diverse e supportarsi a vicenda per il raggiungimento degli obiettivi. Tutte le risorse della squadra devono autogestirsi per decidere come portare a termine le proprie attività ma devono ragionare in termini di “noi” e aiutarsi a vicenda per garantire il completamento di uno sprint di successo.

Creazione di un product backlog

Proseguendo, arriviamo al product backlog, ovvero un elenco dettagliato dei task individuati per il lavoro da svolgere. I punti inclusi nell’elenco sono ordinati dal product owner in termini di importanza e valore commerciale.

Man mano che il progetto si sviluppa e vengono rivelati nuovi requisiti o correzioni, il backlog viene aggiornato. Dunque l’approccio va considerato flessibile e in continuo mutamento.

Una visione chiara in questa fase del processo di scrum è fondamentale. Per creare una gerarchia visiva, può essere utile anche sviluppare una scrum board. I team infatti possono avvalersi dell’utilizzo di varie piattaforme per la gestione dei progetti.

Sprint e incontri di revisione

Nelle diverse fasi del metodo SCRUM lo sviluppo ciclico si realizza in diversi sprint. Uno sprint è un’unità di base dello sviluppo in Scrum ed è di durata fissa, generalmente da una a quattro settimane.

Ogni Sprint è preceduto da una riunione di pianificazione in cui vengono identificati gli obiettivi e vengono stimati i tempi di sviluppo.

La durata di uno sprint, in genere è determinato sulla base di quanto il cliente comunica con il team, pianificando dunque all’interno del lasso di tempo, non solo i tempi di produzione ma anche i momenti cruciali di feedback del cliente, senza il rispetto dei quali si metterebbe a rischio la buona riuscita del progetto.

Una volta stabiliti poi gli obiettivi internamente e il piano di azione, si va in scena con i cosiddetti Daily Meeting, riunioni quotidiane della durata di 15 minuti in cui il team si confronta sul lavoro, ne fa una verifica ed eventualmente individua i cambiamenti da apportare.

Si susseguono poi Review e Retrospective, momenti in cui nel primo caso il team controlla i risultati da presentare al cliente, nel secondo una valutazione di come il team ha agito. Questa è l’ultima fase in cui tutte le risorse hanno la possibilità di autovalutarsi, proponendo miglioramenti da implementare negli sprint e progetti futuri.

Lo SCRUM dunque non solo mero strumento di gestione interna ma un metodo in cui la ratio è vincere in due, velocizzando i processi e limitando gli imprevisti perché il cliente è sempre allineato sullo status del progetto. Ed è in questi termini di conoscenza condivisa che cerchiamo di approcciare le macro e micro attività, riscontrando una soddisfazione del cliente con cui si crea un prezioso ponte di dialogo in cui il confronto sulle reciproche necessità, pone le basi per una gestione ottimizzata delle attività.

Fondamentale è infatti sapere porsi in maniera chiara fin dallo start di un progetto di lavoro, fase di estrema importanza e momento cruciale in cui gettare le basi per un metodo condiviso in funzione delle giuste aspettative.

Il successo di un progetto dipende da diversi fattori e dai diversi attori coinvolti, tutti quanti tasselli importanti e di cui tenere conto nella globalità delle considerazioni da fare.

La prima cosa che infatti un cliente dovrebbe chiedersi approcciandosi a una realtà qualunque del digital marketing è in primis: fa per me? Allo stesso modo, noi abbiamo il dovere di valutare tutti gli aspetti di un progetto per poter pronunciare con onestà un sì senza riserve. Insomma, anche nel mondo del business digitale, ci si sceglie per affinità.

Il fatto infine di aver potuto empiricamente constatare di avere fatto la scelta giusta, è quello che realmente ci rende fieri e soddisfatti del nostro lavoro. Questa consapevolezza è la base per la crescita aziendale e per la definizione sempre più chiara di un modello di business che possa realmente considerarsi vincente.

Come infatti ci suggerisce Walter Romano nella rubrica Econopoly de Il Sole 24 Ore “In qualunque azienda l’inizio del progetto è segnato dalla firma del contratto, a valle di una negoziazione più o meno lunga tra i rappresentanti commerciali delle parti coinvolte.

Ma si sa che una volta firmato il contratto, un pezzo importante della storia del progetto è già segnata. A volte in maniera irreversibile.

Di certo questo non può costituire in alcun modo un alibi per il Project Team, ma resta il fatto che quel progetto è evidentemente cominciato molto prima che la documentazione contrattuale firmata arrivasse sulla scrivania o nell’inbox del Project Manager e dei suoi collaboratori”.

In conclusione, negli anni è ormai diventata indiscussa e imprescindibile una gestione strategica per obiettivi e processi dei progetti.

Il Project management è dunque cruciale per la creazione e il consolidamento di una leadership aziendale attenta ai bisogni del cliente e dell’organizzazione interna, perché va sempre ricordato che prima di tutto ci sono le persone.

E i progetti sono fatti da persone.

Non è affatto casuale che per i progetti più complessi, il team di squadra e il Project Manager vengano individuati già in fase di presentazione offerta e negoziazione. Questo è il nostro approccio e nel tempo si sta rivelando una best practice di valore in cui le power e soft skills delle risorse vengano valorizzate al meglio, permettendo tra l’altro una scelta a monte per affinità e attitude rispetto al progetto e a chi ci approcciamo.

In questo sistema affascinante e complesso, si pongono le basi per gli scenari futuri, tesi sempre verso nuovi obiettivi e percorsi di valore. Da qui parte il beneficio che si trarrà per il prossimo passo.

Guardare sempre oltre, e ora: next step!

Project Management: gli approfondimenti da tenere d'occhio

Cos'è il metodo scrum - Scuola di Palo Alto

Cos'è la metodologia scrum - We are marketing

Guida al project management - We are marketers

Se lavori nel campo del digital marketing, inutile dirti che l’innovazione è la chiave per migliorare le performance e raggiungere gli obiettivi di business. Non stupisce quindi che, a partire dal novembre 2022 (data di rilascio di ChatGPT), l’intelligenza artificiale sia entrata prepotentemente a far parte della nostra quotidianità, cambiando per sempre l’approccio al funnel marketing.

ChatGPT è un’applicazione sviluppata da OpenAI, in grado di sfruttare le capacità di apprendimento automatico del modello GPT (Generative Pre-trained Transformer) per generare testo conversazionale e creare risposte realistiche in conversazioni umane. Ma, oltre alle conversazioni, c’è molto di più.

Se nel nostro precedente articolo avevamo parlato di Google Bard (oggi Gemini) come alternativa a ChatGPT, esplorando a 360° le opportunità offerte dall’AI per il marketing digitale, in questo articolo vogliamo andare al cuore delle strategie per analizzare come ChatGPT possa aiutarci a ottimizzare tutte le fasi del funnel marketing. Dalla consapevolezza (TOFU), alla considerazione (MOFU), fino alla conversione (BOFU), ChatGPT permette infatti di personalizzare il modo in cui interagiamo con il pubblico target, ottimizzare le attività di lead generation, aumentare i tassi di conversione e molto altro.

Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Per cosa è utile ChatGPT?

Personalizzazione ed efficienza sono i due pilastri fondamentali per creare una strategia di marketing di successo e ChatGPT ci offre proprio questi vantaggi. Andiamo quindi al nocciolo della questione, facendo subito una panoramica degli innumerevoli modi in cui questo strumento può aiutarci concretamente a migliorare il funnel marketing.

ChatGPT è estremamente utile per creare contenuti e risposte personalizzate in tempo reale per i nostri utenti, grazie alla sua profonda comprensione dei bisogni e delle preferenze del pubblico target. Ad esempio, integrando ChatGPT in un chatbot, possiamo fornire assistenza ai visitatori del nostro sito, per rispondere alle domande più frequenti, fornire informazioni su prodotti e servizi e accompagnare i nostri clienti verso l’acquisto.

Allo stesso modo, può supportare la lead generation, avviando conversazioni con gli utenti con l’obiettivo di raccogliere contatti. E, dal momento che la sua intelligenza artificiale è in grado di apprendere dalle interazioni, ci consente anche di creare percorsi di automation marketing unici e personalizzati.

Ci supporta, inoltre, nell’analisi dei dati raccolti, in modo da comprendere le tendenze di mercato e il comportamento degli utenti per adattare di conseguenza le nostre strategie.

Nell’ambito della creazione di contenuti, con l’aiuto di ChatGPT possiamo adattare i nostri testi al tono di voce del nostro brand, declinarli secondo differenti framework di copywriting e ridurre il tempo necessario alla correzione di bozze e alla ricerca di ripetizioni o refusi. Può supportarci, inoltre, per le attività di produzione video, per facilitare la stesura di script e testi, con i suggerimenti migliori per incrementare l’engagement.

In definitiva, al contrario di chi sostiene che le intelligenze artificiali rimpiazzeranno l’uomo, già da questa premessa avrai chiaro che sfruttare l’AI permette di migliorare l’apporto umano al marketing digitale: ottimizzando la gestione di compiti ripetitivi, permette di concentrarsi totalmente su strategia e creatività. La sinergia tra l’efficienza e la velocità dell’AI e l’ingegno umano, permette di rendere le attività di marketing ancora più efficaci e coerenti.

l'immagine serve per comprendere come l'AI risponde al prompt specifico per l'elaborazione degli elementi nell'immagine stessa
Una rappresentazione dell'impatto di ChatGPT sul marketing digitale. Per creare questa immagine abbiamo chiesto aiuto a Microsoft Copilot - che sfrutta l’algoritmo Dall-E ovvero l’intelligenza artificiale in grado di generare immagini, anch’esso sviluppato da OpenAI.

L'impatto di ChatGPT nel mondo del marketing digitale

L'introduzione di ChatGPT nel marketing digitale ha rivoluzionato la possibilità di creare esperienze sempre più personalizzate e coinvolgenti per l’utente, migliorando significativamente l'efficacia delle strategie di marketing omnicanale.

La comprensione di bisogni e comportamenti dei potenziali clienti in ogni fase del funnel, consente di sfruttare ChatGPT per recapitare il messaggio giusto al momento giusto, guidando efficacemente gli utenti lungo il percorso d'acquisto. Fornire informazioni pertinenti e soluzioni personalizzate per il cliente, non solo migliora l'esperienza complessiva, ma aumenta anche la fiducia e la fedeltà nei confronti del brand, contribuendo ad aumentare il customer lifetime value.

Come usare ChatGPT per il funnel marketing

Per comprendere come poter impiegare effettivamente ChatGPT lungo il nostro funnel, è doverosa qualche precisazione teorica - ma per niente noiosa, promesso!

Il funnel di marketing è un concetto che identifica il percorso ideale di un utente dalla consapevolezza iniziale di un brand, attraverso l’interesse, fino alla conversione (intesa come l’azione che desideriamo che l’utente compia: acquisto, iscrizione alla newsletter, prenotazione, download di una app e non solo).

Per funnel si intende, infatti, una struttura a “imbuto”, che trasforma la grande platea di utenti in persone effettivamente interessate e, infine, in clienti o fruitori dei nostri servizi: queste tre fasi del percorso vengono chiamate TOFU (TOp of the FUnnel), MOFU (MIddle of the FUnnel), BOFU (BOttom of the FUnnel).

Adesso sì che sei pronto per diventare cintura nera di AI applicata al marketing. Continua a leggere se vuoi capire meglio quali funzionalità di ChatGPT sfruttare esattamente in ogni fase del funnel.

abbiamo chiesto all'AI di generare un'immagine del funnel e ci ha fornito questo risultato: un funnel quasi artistico che porta dentro l'immagine la quotidianità umana per integrarla alle fasi dell'imbuto del marketing
Questa volta, ci siamo divertiti a chiedere all’AI una rappresentazione artistica dell'integrazione di ChatGPT nel funnel marketing.

Integrare l'AI nella fase alta del funnel (TOFU)

Nella fase iniziale del nostro funnel di marketing, l'obiettivo è attirare l'attenzione, farci conoscere dal pubblico e creare consapevolezza sulle necessità che possiamo soddisfare e sui problemi che possiamo risolvere, attraverso i nostri prodotti e servizi. Nella fase alta del funnel, ChatGPT è davvero uno strumento jolly in mano a noi digital marketer:

Contenuti personalizzati: ChatGPT ci aiuta nella stesura di articoli per il blog (che ottimizzeremo poi in ottica SEO, per essere sicuri di essere intercettati da un pubblico potenzialmente interessato al nostro brand), post per i social media e guide adatte agli interessi del pubblico.

Coinvolgimento interattivo: come ti avevamo anticipato, integrare ChatGPT a un chatbot permette di offrire un'esperienza coinvolgente ai visitatori del nostro sito, fornendo informazioni utili e guidandoli attraverso il processo di acquisto.

Lead qualificati: analizzando le conversazioni con gli utenti, ChatGPT può aiutarci a identificare i contatti più inclini alla conversione e raccogliere informazioni preziosissime per ottimizzare le strategie di marketing.

Integrare l’uso di ChatGPT nella fase TOFU ci aiuta quindi a instaurare il primo contatto con gli utenti e suscitare interesse. D’altronde si sa che la prima impressione è quella che conta, no?

Bene, adesso che hai catturato l’attenzione non vorrai certo fermarti. Andiamo avanti!

Usare la leva di ChatGPT per la fase media del funnel (MOFU)

Nel mezzo del cammin del nostro funnel… No, forse quella era un’altra storia.

Dopo aver ingaggiato gli utenti, siamo pronti a guidare i prospect attraverso la fase intermedia, quella della considerazione. Il nostro obiettivo, a questo punto, è nutrire la relazione con gli utenti attraverso informazioni utili e pertinenti per guidarli verso la conversione.

Come sfruttare ChatGPT in questa fase?

Contenuti personalizzati: anche in questo casto, è utile sfruttare ChatGPT per creare newsletter mirate, flussi di automation marketing e articoli ancora più specifici. Questi mezzi ci permettono di rispondere alle domande e alle preoccupazioni più frequenti, anche in modo personalizzato per ciascun segmento di utenti con caratteristiche comuni.

Supporto immediato: anche in questa fase, l'integrazione di ChatGPT ci assicura di poter fornire risposte istantanee agli utenti, proprio nel momento in cui ne hanno bisogno, senza inutili attese e, quindi, senza correre il rischio che possano dubitare della nostra disponibilità e abbandonare la navigazione sul nostro sito.

Raccolta dei feedback: chiedendo e analizzando i feedback e le recensioni, con ChatGPT possiamo ottenere insight sulle preferenze e i comportamenti dei clienti in modo da adattare il nostro approccio alle differenti (e, ammettiamolo, mutevoli) esigenze degli utenti.

In poche parole? Sfruttare ChatGPT nella fase MOFU permette di costruire fiducia, migliorando l'esperienza complessiva in ottica omnichannel.

ChatGPT per la fine del funnel

Nella fase finale del funnel la posta in gioco è alta: i nostri prospect sono a un passo dalla conversione. Anche qui, ChatGPT gioca un ruolo fondamentale.

Avvicinare alla conversione: grazie allo strumento del chatbot, ChatGPT fornisce una pronta assistenza per sciogliere anche i dubbi dell'ultimo minuto, stimolando - anche in nostra assenza - quella fiducia di cui ogni utente ha bisogno prima di compiere un’azione di conversione: un acquisto, la sottoscrizione di un abbonamento, l’iscrizione a un corso, fornire il proprio contatto e così via.

Cross-selling e Upselling: mai sottovalutare la possibilità di suggerire prodotti o servizi da acquistare in abbinamento, arricchendo l'esperienza del cliente e innalzando il valore delle nostre vendite.

Supporto Post-Acquisto: il nostro percorso non si ferma con la conversione. La fidelizzazione è un aspetto importantissimo al fine di aumentare il customer lifetime value. Sfruttiamo allora ChatGPT per continuare a fornire assistenza post-vendita, raccogliere feedback e recensioni, generare contenuti dinamici come raccomandazioni personalizzate di prodotti o servizi.

Insomma, l’intelligenza artificiale di OpenAi in questa fase diventa il nostro piccolo aiutante per perfezionare il percorso degli utenti, garantirne la soddisfazione e persino renderli sostenitori del nostro marchio!

Prova a indovinare: questa volta cosa abbiamo chiesto all’AI?

Ottimizzare la performance attraverso ChatGPT

Ripetiamo ad alta voce ancora una volta: l’intelligenza artificiale non sostituirà l’uomo, figuriamoci i digital marketer! Ci aiuterà a ottimizzare il nostro tempo per portare il nostro lavoro a livelli sempre più alti e competitivi, questo è ormai sotto gli occhi di tutti.

Per ottenere il massimo da ChatGPT nelle attività di funnel marketing, dovremo comunque monitorare le prestazioni al fine di ottimizzarle costantemente. Ecco alcuni modi per farlo:

Monitora le metriche chiave: monitora i KPIs rilevanti come il tasso di coinvolgimento e il tasso di conversione, per valutare quanto il supporto di ChatGPT si stia rivelando efficace in ogni fase del funnel.

Test A/B: sperimenta diverse approcci nelle interazioni con ChatGPT per identificare le strategie più efficaci per il tuo pubblico.

Feedback degli utenti: raccogli i feedback diretti degli utenti in merito all’interazione con il tuo chatbot, per comprendere meglio le loro aspettative e migliorare la loro esperienza.

Non dare mai nulla per scontato, ecco. Soltanto così l’AI potrà essere un prezioso strumento per la crescita del tuo business.

Noi guardiamo sempre al futuro e ti consigliamo di considerare ChatGPT come un vero partner con il quale lavorare fianco a fianco ogni giorno.

Come digital marketer, stiamo assistendo a una svolta epocale nel modo in cui possiamo comprendere e interagire con il nostro pubblico. La possibilità di personalizzare e ottimizzare un’ampia gamma di contenuti e azioni di marketing, di liberarci dai compiti ripetitivi, ci sta offrendo l’incredibile opportunità di concentrarci soltanto su strategia e innovazione, creatività e performance.

What else?!

Adesso chiudi gli occhi e pensa a una marca di spirits in particolare. Bene, ora vai su internet e dai un’occhiata al suo sito ufficiale. Dopo aver visto il prodotto, magari adesso sei incuriosito dalle recensioni o da come ne parlano, insomma, è il momento di stalkerare i canali social. Sei attratto da tutto: dai colori, dal modo in cui lo descrivono e dai valori che trasmette, tanto che hai deciso: uscirai di casa e andrai ad assaggiare quel drink da qualche parte. Sì, ma dove? Ti siederai al tavolino di un locale, dove hai notato il sottobicchiere con la stessa immagine che hai visto online, oppure sceglierai di gustartelo comodamente dal tuo divano, dopo aver seguito la scia della pubblicità esposta nella vetrina del tuo supermercato?

In questo caso hai appena vissuto, seppur con l'immaginazione, un'esperienza omni-channel, passando in modo fluido dal mondo digitale a quello fisico.
Eppure, perché stiamo parlando proprio del mondo degli spirits? Seguici in questo viaggio tra il digitale e la realtà e te lo sveleremo!

Marketing omnichannel: cosa significa?

Il marketing omni-channel, in italiano omnicanale, è una strategia di marketing integrata che mira a fornire un'esperienza uniforme ai clienti su diversi canali di comunicazione e vendita, sia online che offline. Questo approccio coinvolge la gestione sinergica dei punti di contatto con i consumer sia digitali che fisici, come siti web, negozi fisici, social media, newsletter e app mobile, al fine di ottimizzare l'engagement, la fedeltà e la soddisfazione del consumatore.

Prima di addentrarci nei meandri di questo ambito, abbiamo già un piccolo spoiler per te: una corretta implementazione del marketing omni-channel può migliorare significativamente le performance aziendali e la visibilità online del marchio.

DigitalMakers e la strategia omnicanale

Multicanalità vs omnicanalità

Quando si parla di marketing strategy, è importante distinguere tra multicanalità e omnicanalità: due concetti che possono sembrare simili, ma che influiscono in modo significativo sull'esperienza del cliente. Nella multicanalità, le aziende utilizzano diversi canali di comunicazione e vendita in modo indipendente l'uno dall'altro. Ciò significa che i consumatori possono avere esperienze diverse su ciascun canale e che le informazioni non sono sempre integrate.

Al contrario, nell'omnicanalità, i diversi canali sono integrati per offrire un'esperienza unica e coerente agli utenti, che possono passare senza soluzione di continuità da un canale all'altro. Questo approccio favorisce una migliore condivisione delle informazioni sui consumatori e consente un servizio personalizzato su tutti i canali.

I vantaggi di una strategia marketing omnicanale

Le ragioni per adottare una strategia omnichannel possono rivelarsi decisive per qualsiasi azienda. Offrendo un'esperienza fluida su tutti i canali di comunicazione e vendita, si riesce a coinvolgere e a soddisfare maggiormente i consumatori. 

Inoltre, l’omni-channel consente la raccolta di dati preziosi sui clienti provenienti da diversi canali, migliorando la comprensione delle loro esigenze e consentendo una maggiore personalizzazione delle offerte; insomma, un risvolto che aumenta di sicuro la fedeltà del consumatore verso il brand

Una strategia omnicanale ottimizza anche i processi interni, riducendo i costi operativi e migliorando l'efficienza delle sue performance. Infine, favorisce la crescita aziendale, grazie al raggiungimento di nuovi clienti, così da ampliare il suo bacino di utenza.

Casi studio di strategia omni channel

Omnichannel marketing: tre casi che hanno fatto la storia: Sephora, Amazon, Starbucks

Se vuoi ulteriormente comprendere l'efficacia dell'omnichannel marketing, eccoti tre casi studio iconici: dal mondo del beauty con Sephora, a quello del caffè in ogni forma e sapore di Starbucks, fino al retail firmato Amazon.

Starbucks

Fondato nel lontano 1971 a Seattle, Starbucks è diventato sinonimo di esperienza del caffè e innovazione nel settore. Grazie a una strategia omnicanale ben strutturata, il cosiddetto “Terzo Posto” ha integrato in modo fluido i vari punti di contatto con i clienti, offrendo un'esperienza coerente su tutti i canali, dai negozi fisici, all'app mobile fino ai social media

La riconoscibilità del brand, la sua iconica sirena verde e l'applicazione mobile che permette ai clienti di gestire il programma fedeltà sono solo alcuni esempi di come Starbucks abbia saputo coinvolgere la propria community e distinguersi dalla concorrenza.

Sephora

Fondato nel 1970 come "Shop 8", è diventato un punto di riferimento nel settore della bellezza. Con oltre 2600 negozi in 36 paesi, Sephora ha abbracciato l'omnicanalità, personalizzando le offerte attraverso l'app e coinvolgendo la community con contenuti educativi e interattivi sui social media. 

Inoltre l'azienda ha saputo guardare al futuro grazie al digitale, offrendo esperienze uniche attraverso la realtà aumentata e Sephora Virtual Artist, che consente ai clienti di provare i prodotti del catalogo prima dell'acquisto. 

Amazon

Fondata nel 1994 come libreria online, Amazon è diventata uno dei leader mondiali del retail, abbracciando anche l'uso dei media tradizionali come la TV. Gli spot pubblicitari coinvolgenti ed emotivi hanno fatto storia, particolarmente significativi data l'esigenza del brand di migliorare la propria immagine in risposta alle lamentele sul trattamento dei lavoratori. Nell'ottica omnicanale, si è pensato perfino al dettaglio: per questo motivo il pacco di Amazon è diventato tanto iconico, quanto riconoscibile, grazie al disegno di una freccia che, in realtà, forma un sorriso.

Attraverso anche altri servizi come Amazon Prime e Amazon Web Services, l'azienda ha creato una customer experience senza soluzione di continuità, influenzando le abitudini di acquisto dei consumatori in tutto il mondo. Gli investimenti in tecnologie avanzate, come il riconoscimento facciale e la gestione automatizzata degli ordini, hanno ulteriormente migliorato l'esperienza d'acquisto e contribuito al suo continuo successo nel settore del retail online.

Il caso della strategia omnicanale di Amaro Averna

Averna Italia: abbiamo messo il consumer al centro di tutto 

Tutto questo parlare di omnicanalità, customer experience e digitalizzazione ci ha quasi fatto venire sete. Proprio per questo, torniamo al nostro esempio di partenza e cominciamo a parlare di un brand di spirits in particolare: ma quale? E perché ci riferiamo proprio ad Averna?

Averna Italia ha deciso di affidarsi alla nostra esperienza e di adottare una strategia omni-channel completa e integrata. Il suo obiettivo è stato coinvolgere e comunicare con i consumatori in modo olistico, abbracciando sia i canali tradizionali che quelli digitali. Il brand, infatti, si è concentrato sull'interconnessione e sulla complementarità tra diversi touchpoint, come l'on trade (la vendita nei locali e nei punti di ristoro), l'off trade (la vendita al dettaglio nei negozi fisici) e il digital engagement (il coinvolgimento online tramite piattaforme digitali e social media).

Un esempio tangibile di questa strategia è rappresentato dall'introduzione del contest online “Persone Open” all’interno della campagna omnichannel 2023 “Open Sicily”. Attraverso l’introduzione di una card digitale, l’“Averna Open Card”, abbiamo potuto offrire agli utenti un'esperienza interattiva del brand, incentivando la partecipazione attraverso diverse attività. I consumer accumulavano "timbri" partecipando alle iniziative digitali, oltre a quelle on trade che off trade. Questo sistema ha permesso di incentivare il coinvolgimento e l'engagement su tutti i canali dell'ecosistema Averna, mettendo al primo posto il consumer.

Parola ai talent Averna Italia (sì, l’influencer marketing funziona!)

Il main target della campagna del 2023 si è concentrato in particolare sui Millennial e la GenZ, mentre l'obiettivo è stato quello di coinvolgere attivamente i siciliani nella narrazione della loro Sicilia Open e generare buzz attorno alla campagna stessa. Un ulteriore strumento di potenziamento è stata la strategia di influencer marketing e creazione di contenuti su Instagram, abbiamo coinvolto micro e nano influencer locali specializzati nei settori Lifestyle, Travel e Moda.

Piccolo passo indietro: cos'è l'influencer marketing?

L'influencer marketing è una strategia di promozione che sfrutta la popolarità degli influencer sui social media per pubblicizzare prodotti, servizi o marchi.

Esperti nella loro nicchia, questi talent godono di una fiducia consolidata da parte dei propri followers. Utilizzando sponsorizzazioni e menzioni da parte degli influencer, i marchi possono capitalizzare su questa fiducia per raggiungere e coinvolgere il proprio pubblico di riferimento in modo autentico e persuasivo.

Nel nostro caso, gli influencer hanno ideato e condiviso Reel personalizzati su Instagram, offrendo diverse prospettive sulla "Sicilia Open" con un tono personale e spontaneo, proprio per instaurare un legame emotivo con il giovane pubblico target. I risultati sono stati tangibili, con oltre 4 milioni di visualizzazioni ai Reel, oltre 12,5 mila interazioni su Instagram e più di 7 mila partecipanti al contest "Persone Open" di Averna Italia in meno di 2 mesi.

Attraverso la creazione e diffusione di contenuti mirati, è stato possibile coinvolgere numerosi utenti in diverse fasi del funnel di conversione, generando un impatto positivo sulla partecipazione al contest e sulla percezione del marchio. Ogni operazione sui social da parte dei talent coinvolti ha amplificato l'attività del brand, indirizzando i loro followers sia su Averna Spazio Open che sul contest “Persone Open”.

Averna Italia, il consumer al centro di tutto

Tra le tante iniziative, Averna Italia ha coinvolto i consumatori creando uno spazio unico che riflette la sua identità: l’Averna Spazio Open. Questa iniziativa di riqualificazione urbana è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Palermo e l'ETS Cantieri Culturali alla Zisa. Situato nell'ex padiglione industriale ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, lo spazio è stato trasformato in una vivace piazza giardino, diventando il fulcro di un calendario ricco di eventi e incontri. Un luogo unico, nato anche per far conoscere ai visitatori il nuovo drink firmato Averna: l’Averna Sicilian Mule.

Oltre ai concerti e ai talk, Averna Spazio Open è stato teatro di party indimenticabili come MALAFESTA; due sarete uniche che hanno visto la direzione artistica de La Rappresentante di Lista. Ancora una volta, i 23 talent coinvolti nel 2023 hanno fatto da cassa di risonanza per tutte le iniziative di cui è stato protagonista ASO, aumentando l’affluenza dei partecipanti agli eventi e l’hype sia sull’evento che sul brand.

I nostri influencer hanno svolto un ruolo fondamentale nel diffondere le attività all'interno di Averna Spazio Open, contribuendo a promuovere le tante esperienze offerte dallo spazio, come la stessa preparazione del già citato Averna Sicilian Mule. E proprio in funzione di questo luogo, è stata creata una Call for Ideas aperta a chiunque, in modo che ognuno potesse divenire l'artefice delle attività da implementare sotto il nome di Averna. Dopo la selezione dell'idea vincitrice tra le numerose proposte presentate sul sito ufficiale, l’utente-consumatore che l'ha suggerita la vedrà realizzata in un luogo che riflette l'anima di Averna e della Sicilia in ogni suo dettaglio.

La strategia omnicanale ha giocato un ruolo fondamentale nel riposizionamento del brand Averna Italia, infondendo nuova vita e cambiando radicalmente la percezione dei consumatori nei confronti del marchio. Attraverso una presenza integrata su diversi canali, Averna è riuscita a raggiungere e coinvolgere il suo pubblico target in modo più efficace e diretto, trasmettendo un'immagine di modernità, innovazione e coinvolgimento. Grazie alla combinazione di esperienze fisiche presso Averna Spazio Open e una presenza online attraverso social media e altre piattaforme digitali, il brand è riuscito a creare un legame più profondo con i consumatori, generando un maggiore interesse e fedeltà verso i suoi prodotti e valori. In questo modo, la strategia omni-channel ha fornito ad Averna gli strumenti necessari per prosperare in un mercato sempre più competitivo, posizionandolo come un marchio moderno, autentico e orientato al consumatore.

Nel mondo del marketing, il cambiamento è costante, e noi di DigitalMakers ci adattiamo di conseguenza. Lo sappiamo, ci saranno nuove strategie da esplorare e sfide da affrontare, ma siamo già pronti a farlo. Tuttavia, in ogni strategia che si rispetti, c'è sempre un elemento fondamentale che deve essere posto al centro di tutto, e lo dimostrano i brand menzionati in questo articolo: le persone, i nostri consumatori finali. È questo legame che alimenta l'engagement, genera fiducia e trasforma i brand da semplici prodotti o servizi, in esperienze significative per il pubblico. In fin dei conti, in un panorama in continua mutazione, sono le persone a rimanere il vero motore del marketing e dell'innovazione.

- "Hai visto la pagina di questo brand?"

- "Ma chi, loro? Li amo!"

Se avete mai assistito a un simile scambio di battute, vogliamo rassicurarvi, non siete i soli.
Amare un brand è davvero possibile, e Cupido, stavolta, c’entra poco.

Diventare un Love Brand è un obiettivo ambizioso che pochi retailer raggiungono con successo. La strategia adottata da Doppio Malto ha permesso a un birrificio artigianale di scoprire che tra i bisogni dei propri utenti non c’era soltanto conoscere un prodotto di qualità, gustare una birra autoprodotta e un approccio casual, ma anche scoprire un luogo felice, da vivere insieme ad amici, familiari e colleghi di lavoro. 

Esploreremo i passi chiave, il significato di Love Brand nel contesto del retail e l'evoluzione del customer journey attraverso la strategia di branded content adottata da Doppio Malto.

Come si diventa un Love Brand?

Diventare un Love Brand richiede una combinazione di elementi che va oltre la mera offerta di un prodotto. La chiave è costruire una connessione emotiva con i consumatori attraverso una consapevole strategia di social media marketing; e per creare una relazione, la cosa migliore da fare è conoscersi! Già, conoscere il proprio pubblico (o meglio target) rientra fra gli aspetti più importanti per riuscire a creare una relazione speciale ed emotiva, e garantirsi in questo modo l'amore e la fedeltà del proprio pubblico, al di là degli aspetti razionali, come può essere una logica misura della qualità offerta o ancora un prezzo più basso e via dicendo.

Il processo richiede un approccio strategico centrato sul consumatore, composto da alcuni punti chiave:

Qual è lo scopo del Love Brand?

Il principale scopo di un Love Brand è andare oltre la mera transazione commerciale, cercando di stabilire un legame emotivo duraturo, che resista oltre le tendenze di mercato. 

Oltre a generare affetto e fedeltà, un Love Brand aspira a essere parte integrante della vita quotidiana dei consumatori, diventando un punto di riferimento e di fiducia nel panorama del retail. Ciò può avvenire incorporando valori positivi, ad esempio offrendo valori condivisi basati su esperienze positive e senso di appartenenza, che induce il consumatore a continuare a scegliere il brand.

I lovemark che riescono a dare origine ad una connessione profonda con il consumatore, stimolano la sua intimità e sensibilità, tanto che quest’ultimo non potrà più fare a meno di quei prodotti. Farsi portavoce di valori universali come amore, uguaglianza, sostenibilità, inclusione, etc. quindi, può facilmente rendere un brand ancora più desiderato e “amabile”.

Il legame profondo stabilito tra brand e consumatore consente di rafforzare le difese del marchio ad influenze di mercato che potrebbero destabilizzare il suo operato, mantenendo così una rilevanza nel tempo agli occhi del proprio pubblico.

Lovemarks: come hanno cambiato il customer journey

I lovemarks, concetto introdotto da Kevin Roberts, vanno oltre il concetto tradizionale di brand. Essi rappresentano un connubio tra amore e rispetto, trasformando il customer journey in un'esperienza emozionale

Il nuovo percorso d’acquisto, infatti, migra da una concezione basata su partenza e arrivo, per innovarsi in un concetto differente. Un ciclo continuo che si allontana dall’ottica del classico funnel, per concentrarsi su un tipo diverso di analisi del pubblico, quella legata agli aspetti emotivi e di percezione di affinità del pubblico per il marchio, come la customer experience, le tematiche sociali o i branded content.

I lovemarks pongono al centro del customer journey le emozioni. Non più una strada lastricata di intenti promozionali e dettagli sempre più razionali o funzionali sul prodotto, con l'obiettivo di arrivare, dopo una naturale scrematura, al bottone acquista. Ma un motore autoalimentato che guida il consumatore all’interno di un’esperienza, non immediatamente finalizzata al consumo, e per questo misurabile più facilmente sul lungo termine, ma coinvolgente, che sorprende e supera le aspettative dello spettatore.

Un’esperienza gratificante, capace di costruire un legame duraturo che va oltre la fedeltà al brand e ai suoi prodotti.

Branded content di Doppio Malto: la nostra strategia

La strategia di branded content di Doppio-Malto si basa su una comunicazione autentica e coinvolgente dei propri valori. La mission: spillare ettolitri di felicità. 

Attraverso i social media e altri canali digitali, l'azienda ha veicolato contenuti che vanno oltre la promozione dei prodotti. Storie coinvolgenti, racconti positivi, dietro le quinte e interazioni con la community sono parte integrante di questa strategia, che alimenta il legame emotivo con i consumatori. La coerenza nella qualità del prodotto e la trasparenza contribuiscono ulteriormente a instaurare la fiducia.

L’ideazione di una nuova content strategy ha permesso di creare una narrazione più frizzante e in linea con il tono di voce caldo e amichevole del brand, così come l’implementazione di una strategia mirata per raggiungere tutti i target di interesse, da veicolare online e offline. 

Parte della nostra strategia di storytelling si è basata sul branded content, un genere di contenuto costruito appositamente per parlare del brand e dei suoi valori (nel nostro caso, la felicità e la spensieratezza), coinvolgendo e intrattenendo l’utente. Pane per i denti di un Love brand.

Per Doppio Malto abbiamo studiato e creato diverse tipologie di branded content con lo scopo di generare, attraverso contenuti leggeri e poco invasivi, un sentimento positivo e un engagement misurabile, piantando un seme per far crescere ciò che un Love Brand desidera maggiormente, un legame duraturo.

Per fare ciò, abbiamo legato il concetto di posto felice a numerosi focus. Come la naturalezza, l’entusiasmo e la color calda dei contenuti food & beer, ponendo in risalto un’emozione e una situazione autentica che conquista e mette a proprio agio l’utente, e valorizzando il cibo, la birra e i momenti felici.

Abbiamo in secondo luogo mostrato visi e sorrisi, delle persone, dei dipendenti, dei consumatori che si approcciavano al brand, rendendolo vero grazie al riflesso del tutto umano di vivere un’esperienza positiva, come può essere quella del piacere legato alla birra e alla buona compagnia.

Siamo riusciti a coinvolgere l’utente nell’atmosfera di un tipico pub delle più note sitcom americane, rendendo il brand stesso un luogo felice, dove il lieto fine è rappresentato dal cibo. Un racconto esploso sul tavolo da pranzo e da gioco, grazie alla narrazione di un’esperienza fisica unica e divertente che è possibile vivere nei locali Doppio Malto, ricchi di attività e giochi (come tavoli da biliardo e biliardino) che i clienti possono utilizzare per giocare insieme.

Il consumatore stesso, infine, è stato il protagonista del racconto del brand, immergendosi nelle tematiche sociali, in particolare quella dell’inclusione, grazie ad una tovaglietta tematica in occasione del Pride Month, da utilizzare come mezzo per la creazione di UGC sui canali Doppio Malto.

Durante il periodo di attività, dopo aver lavorato in ottica di riconoscibilità e capacità di engagement personalizzata e capillare sul territorio, la reach della pagina Facebook nazionale di Doppio Malto è aumentata del 2.6%, mentre i nuovi follower Instagram sono cresciuti del 62.3%. Le visualizzazioni della sezione “prenota” sul sito e la ricerca della keyword “Doppio malto” sui motori di ricerca sono aumentate rispettivamente del 13% e del 22%, mentre la copertura delle campagne digital adv attivate su 26 pagine (di cui due estere) ha superato i 3 milioni di utenti e 11 milioni di impression.

Cosa significa branded content

Un mercato sempre più saturo di pubblicità e inserzioni e maggiormente popolato da un pubblico giovane ha la necessità evidente di costruire una risposta efficace, che oltrepassi le pubblicità tradizionali, ormai tendenti a sommergere il pubblico di informazioni.

Il branded content è una tecnica di comunicazione che va oltre la pubblicità tradizionale. Definito come un qualsiasi contenuto capace di essere ricollegato ad un brand, un branded content è un contenuto costruito specificatamente per parlare di un brand e dei suoi valori. Lo scopo principale è quello di intrattenere, educare o coinvolgere  il pubblico, senza necessariamente promuovere direttamente un servizio o un prodotto. 

Se la pubblicità, infatti, è un contenuto chiaramente informativo, spesso giudicato negativamente dal pubblico, o per lo meno frutto di una chiara finzione, il branded content si configura come un prodotto più leggero e meno commerciale. Il suo scopo è più legato all’awareness del brand e in ogni caso finalizzato a costruire una relazione più profonda con i consumatori, soprattutto appartenenti alle nuove generazioni, consapevoli della manipolazione pubblicitaria e interessati a connettersi con qualcosa (brand compresi) solo se capace di comunicare anche la loro identità. Un pubblico maggiormente disposto a recepire un contenuto incentrato sul consumatore, più che sul prodotto e quindi propenso a dare fiducia.

Rispetto a un classico spot, un branded content ha inoltre il vantaggio di essere meno invasivo e più credibile. Non si concentra mai direttamente su prodotti e servizi, che nonostante tutto potranno comparire nel contenuto, il suo obiettivo principale è quello di veicolare i valori o la storia del marchio.

Come riscontrato nel caso in esame, i branded content si sono dimostrati efficaci, e capaci di portare benefici al marchio e alla brand awareness (soprattutto sul lungo periodo), creando riconoscibilità, facendo riscuotere al brand maggiore attenzione da parte del pubblico e generando risultati superiori in termini di engagement e ROI.

Grazie alla fondamentale connessione emotiva, alla narrazione coinvolgente e a una strategia di branded content efficace, Doppio Malto ha trasformato la scelta di una birra e di un ristorante in un'esperienza felice e significativa per i suoi consumatori, dimostrando che la costruzione di un Love Brand è un processo raggiungibile con passione, felicità e (ovviamente) una buona birra.

“Storie di South Working” è la nuova rubrica del nostro blog in cui riportiamo, dalla loro viva-voce, le testimonianze di professionisti del digitale che hanno scelto di lavorare nel Marketing dal Sud Italia. C’è chi è “rientrato dal Nord”, chi è rimasto sempre “fedele” alla sua regione o chi ha scelto la Sicilia come terra di adozione.

La prima storia è quella di Francesco Anzelmo, CEO di DigitalMakers e siciliano “di ritorno", che, nella sua intervista, ci racconta:

Perché avviare una Digital Agency in Sicilia

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Digitale?

La risposta a questa domanda è in fondo alla bio che ho scritto anni fa e che mi trascino cucita addosso con non poco orgoglio.

Arrivo al Marketing da un percorso trasversale iniziato con una laurea in Filosofia, non casuale e per niente funzionale, almeno all’inizio, al mondo della comunicazione. Poi la mia passione per la scrittura e il mio percorso da giornalista mi hanno portato da Roma a Palermo a diventare, di fatto, un professionista del marketing digitale.

Ho iniziato proprio a Palermo a far diventare il Digital marketing il core delle mie attività; prima era un asset secondario che mettevo al servizio del mio scrivere come giornalista.

Come nasce DigitalMakers e perché hai deciso di investire nel settore del digital marketing in Sicilia?

DigitalMakers esiste dal 2019, ma già nel 2017/18 era nei miei pensieri. Ho coltivato clienti e relazioni come libero professionista e quando tutto è diventato troppo per me ho deciso di investire nel Marketing in Sicilia, in un progetto scalabile e più solido, dove ho messo tutto me stesso.
La Sicilia come punto di partenza era perfetta, c’era molto spazio e sono assolutamente convinto ce ne sia tanto ancora oggi.

Non ero solo in questa sfida, per metà del percorso siamo stati in due a sognare, ora sono da solo ma sento sempre una spinta doppia. Questa però è un’altra storia.

I vantaggi del south working

Quali sono le sfide che hai affrontato e affronti per lavorare in questo settore da una regione del Sud Italia?

La narrazione dell’azienda del Sud che deve fare più fatica rispetto a una del Nord, purtroppo non è una leggenda. Ma negli anni, dal 2012 ad oggi, questa narrazione fortunatamente è cambiata molto. Fino al Covid, nel 2020, imprenditori e professionisti come me che decidevano di investire in una regione del Sud erano visti per lo più come “mosche bianche”, se non addirittura “giocatori d’azzardo”.

La pandemia, e la conseguente “normalizzazione” del lavoro da remoto, ha cambiato le regole del gioco: adesso che un’agenzia di Digital Marketing si trovi in Sicilia, Lombardia o Veneto sembra avere meno importanza per i clienti; ciò che conta è dimostrare che il lavoro che fai è all’altezza delle aspettative del tuo interlocutore, qualunque sia la sede geografica da cui lo stai portando avanti.

Cosa apprezzano i clienti del Nord Italia nel collaborare con una digital agency del Sud?

Inizialmente pensavo che la motivazione principale fosse legata al costo dei servizi: il costo più basso della vita, e di conseguenza del lavoro al Sud, permette di uscire con delle offerte economiche più competitive.

Negli anni, mi sono però ricreduto anche su questo aspetto: i nostri clienti apprezzano soprattutto la qualità della relazione che si crea con le persone del team, oltre, chiaramente, alla capacità di generare risultati. E questo aspetto ha a che fare con i valori e le visioni che sposiamo nella nostra cultura organizzativa, più che con la nostra collocazione geografica.

Digital Marketing e remote working

DigitalMakers, dal punto di vista della modalità di lavoro, si definisce un’azienda remote-first. Cosa significa e cosa ti ha portato a questa scelta?

Il remote work è stata la principale modalità di lavoro dalla nascita di DigitalMakers, quindi ben prima della pandemia.

Personalmente ritengo che il contributo al lavoro delle persone non dipenda dalla loro presenza fisica in ufficio, al contrario: quello di cui ci rendiamo conto ogni giorno è che la produttività in smart working aumenta, grazie alla maggiore concentrazione di cui, in buona parte dei casi, si gode da casa. Al tempo stesso, e potrebbe sembrare un paradosso, da inizio anno abbiamo cambiato sede trasferendoci in uno studio di oltre 800mq al 16° di un attico di Palermo con vista porto.

La scelta di mantenere una sede fisica e di investire su una struttura anche esteticamente d’impatto è dovuta alla volontà di vivere l’ufficio come uno spazio confortevole in cui poter continuare a incontrarsi, confrontarsi e coltivare i rapporti umani tra colleghi.

La maggior parte dei colleghi ad oggi preferisce, quindi, adottare una modalità di lavoro ibrida. Prima di scegliere di costituire un’azienda ho lavorato vari anni come dipendente in diverse agenzie tra Roma e Palermo e in primis ho vissuto le ore in mezzo al traffico e l’ansia da ricerca del parcheggio: condizioni che non ti permettono di iniziare la giornata “al meglio dell’umore”.

Per questo oggi la mia priorità da imprenditore è quella di pensare al benessere delle persone che contribuiscono alla crescita di DigitalMakers e la scelta di adottare la modalità remote-first risponde esclusivamente a questo obiettivo.

Nel vasto panorama degli influencer sui social media, spicca una classe di imprenditori-creator che sta rivoluzionando la visibilità online.

In questo affascinante scenario, gli imprenditori-creator emergono come pionieri. La loro presenza distintiva e autentica sui social media si traduce in opportunità imprenditoriali tangibili, ridefinendo il concetto di influencer nel contesto digitale.

Figure di spicco come Donato De Caprio, Carmen Fiorito - di NewMartina, Tommaso Mazzanti e Martina Strazzer hanno tracciato un percorso unico, introducendo - attraverso format - contenuti coinvolgenti e memorabili. Questi audaci innovatori convergono gestualità uniche, claim accattivanti e autenticità per plasmare mondi digitali straordinari, consolidandosi come imprenditori-creator che trascendono i confini del digitale. In un panorama in continua evoluzione dunque, il personal branding si rivela cruciale, evidenziando la maestria di questi influencer nel creare connessioni durature e trasformare la loro presenza online in un impatto tangibile nel mondo degli affari.

Ma questo è solo l'inizio di una trasformazione epica nel mondo dell'influencer marketing e della rivoluzione degli imprenditori-creator. Anche il personal branding si evolve, dando vita a opportunità imprenditoriali concrete.

Analizziamo insieme alcune delle chiavi del loro successo:

Lavoro manuale e processo creativo 🖐🏻🧠

La caratteristica unica di questi imprenditori-creator risiede nel loro lavoro manuale. Che si tratti di creare un oggetto o apportare modifiche, il processo creativo costituisce il cuore pulsante dei loro contenuti. Dai primi passi con la materia prima fino al prodotto finito, i loro video offrono al pubblico un coinvolgente viaggio attraverso il loro mestiere, dalla A alla Z.

Gestualità ipnotica e signature moves ✨🕺

La maestria e l'eleganza con cui questi creatori eseguono le loro attività conferiscono loro una gestualità ipnotica. Queste gestualità diventano vere e proprie firme, come il "giro con tela" di Sara di dipingo.s o i veloci gesti di NewMartina mentre nebulizza l’acqua.

Ognuno di loro presenta mosse distintive, riconosciute istantaneamente dal pubblico.

Claim accattivanti e status da influencer come leva, non come fine 🏄📣

L'utilizzo di slogan accattivanti, come «bada come la fuma» - dellinconfondibile @allanticovinaio - conferisce un elemento distintivo ai contenuti. Tuttavia, la vera forza trainante di questi imprenditori-creator risiede nell'adozione della celebrità come leva e non come obiettivo finale. A differenza delle generazioni precedenti di personaggi famosi infatti, la loro strategia è orientata a capitalizzare la popolarità per espandere in modo proattivo il loro core business.

Effetti ASMR e produzione senza montaggio 🫦👁️

L'inclusione di effetti ASMR, sia a livello visivo che audio, è un'altra tattica vincente. Gli effetti più comuni sono udibili, come sussurri, graffi o mormorii, ma anche movimenti specifici possono funzionare come trigger: dai macro sul coltello che affondano nella focaccia, ai suoni avvolgenti del processo creativo, questi imprenditori creano un'esperienza sensoriale coinvolgente. Sorprendentemente, producono senza bisogno di montaggio, mantenendo la naturalezza e la spontaneità nei loro video, che spesso durano perfettamente 30 secondi.

La chiave del successo dei “nuovi influencer” dunque sembra risiedere nella loro natura imprenditoriale. Utilizzano la loro fama sui social media per aprire nuovi punti vendita, lanciare nuovi prodotti e nuovi e-commerce. 

Questa nuova classe di creator si adatta perfettamente alle piattaforme social che verticalizzano sulle singole professioni e uniscono la creazione di contenuti alla vendita di prodotti.

Il futuro dell'influencer marketing appartiene dunque a chi ci mette la faccia? A coloro che con passione e maestria non solo creano, ma plasmano mondi digitali che vanno oltre la superficie? Sono di certo artefici di ispirazione, narratori che catturano l'attenzione di una platea sempre più vasta. In questo contesto, la chiave del loro successo risiede non solo nella capacità di intrattenere e affascinare, ma anche nell'abilità di tradurre questa visibilità in opportunità concrete.

Partire dai like e arrivare a mettere in piedi un’azienda: è "l'impresa" - in tutti i sensi - portata avanti da questi giovani talenti . Diversi i casi di studio che offrono spunti per comprendere dinamiche nuove di imprenditoria e massimizzare gli investimenti in un mondo con enormi margini di crescita. 

Gli imprenditori-creator da tenere d’occhio:

Donato De Caprio: dai like all'apertura di un locale di successo a Napoli

Donato De Caprio, tiktoker e influencer partenopeo, ha ottenuto uno straordinario successo con i suoi video sulla preparazione di panini. Con oltre 81 milioni di like, ha trasformato la sua fama sui social in un'opportunità imprenditoriale. Il suo locale a Napoli è diventato un punto di riferimento, evidenziando come partire dai like possa portare alla creazione di un'azienda di successo.

Martina Strazzer: un successo enorme nel settore dei gioielli

Martina Strazzer è una delle tiktoker italiane più conosciute con un seguito di oltre un milione e mezzo di follower. Oltre a creare contenuti coinvolgenti, è anche un'imprenditrice di successo nel settore dei gioielli. Il suo brand ha conquistato fette di mercato inesplorate dalla concorrenza, grazie alla sua abilità nel pubblicizzare i prodotti attraverso i social. Il suo motto «oggi mi cambio le orecchie» ha stimolato la curiosità e l'interesse dei suoi follower, trasformandoli in clienti fedeli.

Carmen Fiorito - NewMartina: dal negozio di telefonia alla ribalta internazionale

Carmen Fiorito, nota come NewMartina, ha dimostrato che la viralità può essere raggiunta in modi inaspettati. Gestendo un negozio di telefonia a Napoli, il suo approccio semplice di cambiare le pellicole degli smartphone ha attirato l'attenzione di milioni di persone. Con oltre 4.8 milioni di follower su TikTok, ha conquistato la ribalta internazionale, dimostrando che la capacità di catturare l'interesse del pubblico può portare a un successo straordinario.

Oggi il suo negozio principale - da una media di 50 clienti al giorno - vanta di “essere quotidianamente invaso” da 200, 1000, 1500 persone: “ci sono anche giornate da 2mila accessi”. 

Ha aiutato la famiglia ad assumere personale, a ristrutturare e ampliare il negozio di Napoli e da poco ha aperto un altro punto vendita a Bologna. Ha creato anche una sua linea di gioielli e ha scritto un libro che uscirà l’8 dicembre.

Tommaso Mazzanti - All’Antico Vinaio: dal retro di piazza della Signoria al locale più famoso al mondo

Tommaso Mazzanti ha trasformato un locale fiorentino, All’Antico Vinaio, in un fenomeno globale. Specializzato in schiacciate fiorentine, il suo business è diventato il più votato e recensito al mondo, con oltre 675.000 follower su Instagram. Ha aperto sette sedi in Italia e negli Stati Uniti, dimostrando che la combinazione di una materia prima eccezionale e una tendenza incontenibile può portare al successo su scala internazionale.

Questi sono solo alcuni di quella calsse di nuovi imprenditori-creator che testimoniano la potente fusione tra creatività, intraprendenza e visibilità online, capaci di trasformare il successo digitale in opportunità imprenditoriali concrete. 

La capacità di plasmare il futuro del proprio business è nelle mani di coloro che sanno coniugare gli ingredienti fondamentali di questo successo. Tieni a mente e coniuga anche tu: passione, maestria creativa e strategie di marketing

Ci lasciamo con questo nuovo mantra e… good luck!


>>> shape your business' future - it's in your hands! 🚀

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