Storie di South Working ospita Silvia Gennaro, Head of Marketing per Southside, per la nuova intervista che vuole esplorare e raccontare cosa significa lavorare nel digital marketing dalla Sicilia.

Silvia è nata a Palermo ma negli ultimi 15 anni della sua vita ha avuto modo di vivere in California, a Roma, a Barcellona (dove si è formata professionalmente) e persino alle Canarie, dove torna con molto piacere a lavorare da remoto ormai ogni anno.

Se vivere nella capitale, negli Stati Uniti e anche in Spagna le ha dato molto sia a livello personale che professionale, la pandemia è stata per lei il trigger per iniziare un percorso di rientro in Sicilia con Palermo come base.

Tra voglia di tornare e la possibilità di essere una nomade digitale, Silvia Gennaro ci racconta come sta partecipando al cambiamento che vede la Sicilia come l’attuale frontiera del South Working.

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Digitale?

Il mio percorso professionale è stato super variegato come la mia storia, ho sempre amato la sfida che si lega alle vendite e sono una persona che cerca di trovare il valore nelle cose e nelle persone.

Ho sempre saputo di volere una certa flessibilità nel lavoro e sono sempre stata una persona tanto pratica quanto creativa.

La mia carriera inizia a Barcellona, con un primo lavoro in una startup molto nota in Spagna (Wallapop), qui ho iniziato nella moderazione di catalogo e dopo un mese ho avuto l’opportunità di mettere su un team di 20 moderatori e di creare processi e gestire i loro flussi di lavoro.

Questa prima esperienza di junior management è stata molto importante per me e mi ha dato modo di familiarizzare con l’ecosistema startup, di cui mi sono innamorata.

Dopo un po’ è nato in me il desiderio di fare qualcosa che potesse ancora di più coinvolgere la mia personalità, metodica ma anche abbastanza creativa. Così ho iniziato un percorso di upskilling, in cui prima di tutto ho individuato quale settore potesse interessarmi di più.

In questo periodo durato un anno, ho lavorato in Amazon e collaborato come stagista con una agenzia di social media marketing, finché a settembre 2018 ho iniziato a lavorare in una startup che si occupa di sostenibilità ambientale come Country Manager Italia e lì sono rimasta per più di due anni ricoprendo successivamente anche altri ruoli per il sud Europa.

Con l’arrivo della pandemia ho cominciato la mia attività di libera professione, con consulenze per aziende e di personal branding in seguito all’esperienza maturata con campagne di influencer marketing.

In questo momento ho cominciato la vita da nomade digitale tra Barcellona, la Sicilia e le isole Canarie. Questa maggiore frequenza di permanenza in Sicilia mi ha permesso di osservare cosa si stesse muovendo a Palermo in termini di opportunità grazie al digitale e di investire ancora una volta nel mio upskilling con un master in digital marketing di Edgemony, che mi ha aiutato non solo a chiudere il cerchio delle mie competenze nel digital marketing complementando con Paid ads e nozioni di CRM che ho potuto subito mettere in pratica con una startup palermitana in ambito health tech Restorative Neurotechnologies.

Nell’ultimo anno e mezzo ha avuto modo di collaborare con tante aziende, persone e realtà interessanti (Magnisi, LB&Partners, Lisca Bianca solo per citarne alcuni) fino a giungere alla mia attuale società, Southside.

Sono felice della posizione che ricopro adesso come Head of Marketing per Southside, società di consulenza per aziende, credo che sia una bellissima realtà, con cui stiamo costruendo tante cose belle per e con imprenditori locali e non.

Quali sono gli insegnamenti più importanti che hai ricavato dalle tue esperienze professionali precedenti?

Le tappe più significative delle mie esperienze precedenti sono quelle in cui ho pianificato un cambiamento, ho avuto fede sul fatto che “Rome wasn’t built in a day” e che ci sono dei momenti in cui stai vivendo un'evoluzione interiore e stai reinvestendo in te stessa senza che nessuno capisca dove tu voglia andare e va bene così.

Ci sono stati momenti in cui ho dovuto prendere il cuore in mano e buttarmi, altri in cui ho dovuto avere fede nel processo e pazienza, non ho mai smesso di studiare, imparare cose nuove e assorbire da chi aveva qualcosa da insegnarmi.

Cosa ti ha portato a lavorare nel digitale dal Sud Italia?

Tornare a far base a Palermo è stata una mia scelta, lungamente ponderata, che ha stupito molto alcuni e non troppo altri.

Diciamo che una parte della scelta è stata personale e un’altra legata a una forte voglia di dare il mio contributo dopo tanto tempo lontana da casa mia.

Fare il South Working mi appaga perché applico le mie regole quali la flessibilità, lavoro da remoto, sport (pratico il surf da quando visito le Canarie), viaggi, remote work da altre località. Da un paio d’anni dedico anche parte del mio tempo all’insegnamento del digital marketing per diverse realtà e ho scoperto che mi piace molto.

Ho visto che l’insegnamento amplifica in altro modo il mio impatto sul territorio e le persone che incontro, grazie alla possibilità di offrire degli strumenti alle persone per comunicare meglio i propri business o dar vita ai loro progetti.

Pro e contro: quali sono le sfide e quali i vantaggi di lavorare nel marketing digitale dalla Sicilia?

I veri pro per me sono quelli di avere vicina la mia famiglia, e di poter riconnettermi con le tradizioni che mi sono mancate o in alcuni casi neanche conoscevo avendo passato la metà della mia vita altrove.

I contro invece riguardano la grossissima sfida di mentalità e ambientale/sociale: spesso se hai gli occhiali dell’”altrove” come me puoi sentirti molto solo al tuo rientro.

C’è una cosa chiamata “reverse culture shock” che è proprio quel sentimento identificato in psicologia nelle persone che hanno vissuto tanto tempo in un altro contesto e poi sono rientrate a casa.

Penso che per la vita che faccio e per come sono fatta forse convivrò sempre un po’ con questo sentimento, ma d’altra parte penso che sia molto bello accogliere come uno straniero qualcosa che in realtà ti appartiene e allo stesso tempo sentirsi parte attiva del cambiamento.

A parte che ho potuto conoscere tante persone che come me hanno vissuto altrove e sono rientrati in Sicilia e con loro anche sognare la Sicilia che vorremmo.

Ci dai 3 consigli per chi, come te, vorrebbe fare South Working?

Consiglio n.1: ascolta il tuo istinto e trova i tuoi motivi per farlo!

Consiglio n.2: trova il tuo modo, non c’è un solo modo per farlo, è necessario conoscere te stesso e avere chiare quelle competenze forti e quelle caratteristiche forti che sempre ti salveranno anche nelle difficoltà, se ancora non ce le hai, aspetta a fare questo passo

Consiglio n.3: se credi di poter fare il passo, ma ti stai cag**do sotto è normale anche quello, se non arriva il momento giusto stic**zi, inizia a pianificare e muoviti! Le cose, se ti muovi, arrivano.

La nostra rubrica Storie di South Working si arricchisce dell’esperienza di Riccardo Tumminello, palermitano di nascita e oggi Global Marketing Director di FFIND, che ci racconta il suo percorso atipico dall'ingegneria verso il marketing.

Leggi l’intervista per scoprire come sia arrivato a lavorare dal Sud, dopo l'esperienza in grandi multinazionali italiane in cui, tra le tante responsabilità, si è occupato della brand rejuvenation di un marchio storico e alla realizzazione di un brand event visto in diretta tv da oltre 10 milioni di telespettatori.

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Strategico?

La mia avventura nel mondo del marketing è una scelta ponderata. È un mondo che mi ha sempre affascinato, tuttavia, è stato durante il corso di marketing all'università che ho avuto la conferma: questa era la mia passione, doveva essere anche il mio futuro.

Ho lasciato la Sicilia con l’ambizione di assorbire il più possibile da aziende grandi e strutturate; ho avuto la fortuna di poter lavorare in alcune di quelle che reputo delle vere e proprie “scuole di marketing”, con dei professionisti che mi hanno, di fatto, insegnato un mestiere.

Per anni sono andato di corsa esplorando quasi ogni angolo del marketing: dalle ricerche di mercato e analisi dei dati, allo sviluppo e lancio di prodotti in mercati internazionali, la gestione di eventi e complessi shooting per la produzione di contenuti, la strategia di comunicazione digitale.

Da poco più di un anno ho realizzato il sogno di rientrare in Sicilia; tutte le esperienze mi hanno permesso di poter gestire il dipartimento marketing di FFIND, una tra le poche realtà davvero multinazionali a Palermo, un luogo che non ho mai smesso di definire casa, neppure dopo tanti anni al nord.

Pensando a “Learning by Making”, quali sono gli insegnamenti più importanti che hai ricevuto dalle tue esperienze professionali?

Un insegnamento fondamentale l'ho ricevuto all'inizio della mia carriera, da colui che è stato il mio primo capo. Malgrado fossi nell'azienda da pochi mesi, mi fu affidata la responsabilità di partecipare da solo ad un meeting con il CEO per discutere i risultati di un'analisi da me condotta e che avrebbe avuto un impatto significativo sull'azienda.

Quell'esperienza, oltre ad insegnarmi tanto sul come gestire determinate dinamiche aziendali a tutti i livelli, mi ha trasmesso in modo indelebile l'importanza dell'empowerment nella crescita professionale, quanto il sentire la responsabilità del proprio lavoro sia importante per poter davvero fare la differenza; è la solida base su cui ho impostato il mio modo di gestire i team negli anni.

Cosa ti ha portato a lavorare nel Marketing dal Sud Italia?

Il giorno in cui partii, promisi a me stesso che sarei tornato, ma soltanto quando mi fossi sentito pronto ad offrire un valore concreto.

Il 2020 si è rivelato un anno di svolta, il più difficile per motivi ben noti, vissuto nell’angoscia di non sapere cosa sarebbe accaduto ai miei cari lontani.

Tuttavia, è diventato anche l’anno più straordinario, poiché mi ha reso padre. Questo cambio radicale nella mia vita personale è stato il segnale che aspettavo per fare ritorno.

Due anni dopo, ho trovato l'ambiente perfetto per me: una multinazionale in rapida espansione aveva bisogno di ripensare da zero il suo dipartimento marketing; ecco la mia opportunità: unire strategia e azioni concrete e di breve termine, per fare la differenza; l’analisi al servizio della creatività.

Ho letto volentieri l’intervista di Francesco Anzelmo in cui descrive la Sicilia come il suo punto di partenza; è stato per me all’inizio sorprendente constatare quanti professionisti, come lui, abbiano scelto di investire al Sud.

Questa tendenza sta contribuendo rapidamente a colmare il divario competitivo con le realtà più consolidate e storiche del Nord. Per me, il ritorno in Sicilia rappresenta una nuova partenza, un’occasione per trovare l’equilibrio tra vita personale e professionale, essenziale per garantire il massimo impegno in entrambi gli ambiti.

Pro e contro: quali sono le sfide e quali i vantaggi di lavorare nel marketing dalla Sicilia?

Oltre alle significative motivazioni personali, che indirettamente influenzano in modo decisivo la vita professionale, quello che continua a stupirmi è la cultura dei rapporti umani, sia all'interno dell'azienda sia nella gestione dei clienti. I nostri clienti provengono da ogni angolo del mondo e siamo il loro unico fornitore nel Sud Italia, un fatto che ci rende particolarmente orgogliosi. Un feedback che spesso ci danno è che la loro alta fedeltà nei nostri confronti è anche determinata dalla cura che abbiamo nei rapporti con loro, che trascende le convenzioni del business tradizionale, ponendo un’enfasi speciale sull'elemento umano, come mai mi era capitato di vedere.

Una delle principali sfide è tuttora la diffidenza iniziale da parte di chi non ti conosce, poiché persiste ancora l'idea che i migliori professionisti siano concentrati esclusivamente a Milano, nonostante la situazione sia in netto miglioramento rispetto a solo pochi anni fa.

Un altro ostacolo è la limitata importanza data alla formazione manageriale; spesso, la mancanza di percorsi di crescita e di carriera, produce degli specialisti con una forte focalizzazione sul breve termine ma senza una visione di come far evolvere il business sul lungo termine.

Questa tendenza è influenzata dalle esigenze economiche immediate e da una minore competitività rispetto al Nord Italia. Tuttavia, l'aumento del lavoro da remoto e il ritorno di professionisti con esperienze diverse stanno contribuendo a un miglioramento generale e a un innalzamento degli standard.

Ci dai 3 consigli per chi, come te, vorrebbe fare South working?

Per intraprendere il viaggio del South Working, il primo passo è essere convinti della propria scelta. Spesso le motivazioni personali possono essere così forti da indurci a sottovalutare il nostro valore professionale.

Ricorda: se tornare è difficile fa che ripartire lo sia ancora di più! Una volta rientrat*, concediti il tempo necessario per adattarti. Ci saranno giorni in cui potresti dubitare della tua decisione, ma è tutto parte del percorso.

Il mio secondo consiglio è di non dare per scontato la necessità di riadattarsi ad uno stile di vita e di lavoro differente, con i suoi ritmi particolari e un approccio unico. Prova a capitalizzare sulle esperienze passate per ambire a posizioni di più alta responsabilità e poter mantenere un livello di stipendio adeguato, in una geografia che mediamente continua ancora ad avere un livello retributivo inferiore rispetto al Nord.

Soprattutto se lavori in remoto, è inoltre cruciale costruire una rete di contatti locali, fondamentali per integrarsi in un ambiente lavorativo che potrebbe essere diverso da quello a cui sei abituat*.

Infine, il consiglio più importante: occhio ai pranzi! Dimentica il tipico pranzo da ufficio del Nord, preparati alla sacralità del pranzo al Sud ma, soprattutto, non cadere nella tentazione del pranzo in famiglia se vuoi riuscire a terminare la tua giornata lavorativa senza dover essere costrett* a cedere al riposino forzato!

Inizialmente adottato come misura di sopravvivenza per oltre 6 milioni di lavoratori durante il lockdown del 2020, oggi il remote working rappresenta non più un'alternativa, ma la normalità per numerose aziende, e DigitalMakers è tra queste.

A un anno e mezzo dalla sperimentazione del sistema ibrido, a cui è seguita una transizione completa al remote working sei mesi fa, siamo pronti a tirare le somme e a fare un’analisi dei pro e dei contro di questa nuova modalità di lavoro.

Leggi l’articolo e scopri i 5 vantaggi e i difetti che abbiamo riscontrato dall’adozione del full remote working.

Che cosa significa lavorare (davvero) da remoto?

Liberarsi dai confini fisici degli uffici tradizionali significa aprirsi a un nuovo mondo di possibilità. Ma partiamo con ordine facendo una distinzione tra smart working, telelavoro e remote working.

Lo smart working trasforma il modo in cui intendiamo la produttività e il benessere a lavoro, cambiando approccio non solo in merito al luogo in cui si lavora, ma anche rispetto a una maggiore flessibilità di orari e puntando in primo luogo all’efficienza.

Qui il focus è sulle competenze e sugli obiettivi: se il lavoro viene completato nei tempi stabiliti, non importa dove o come il lavoratore scelga di dedicarsi alle proprie attività. È una filosofia lavorativa che mette il talento e i risultati al centro, senza vincoli temporali rigidi.
Segue poi il telelavoro, in cui al lavoratore viene semplicemente concesso di lavorare da un luogo diverso rispetto alla sede aziendale, seppur dovendo rispettare orari e tempi della base operativa.

Infine, il remote working offre la libertà di scegliere il luogo da cui lavorare e una discreta flessibilità sull’organizzazione della propria timeline, pur dovendo rispettare le necessità dell’organizzazione. Che sia una tranquilla spiaggia o un vivace co-working, nel remote working ogni spazio può diventare un ufficio.

Lavoro da remoto, ogni luogo può diventare un ufficio

Chi sono i South worker? Gente come noi!

Quali sono le sfide che hai affrontato e affronti per lavorare in questo settore da una regione del Sud Italia?

Grazie all’apertura verso questi sistemi di lavoro stiamo andando verso un mondo destrutturato in cui non importa più avere una sede fissa, perché il lavoro non è l’unica sfera di cui gli individui devono tener conto. È il caso dei nomadi digitali, che scelgono di adottare uno stile di vita itinerante lavorando da ogni parte del mondo grazie all’aiuto della tecnologia.

Ma il lavoro da remoto permette anche il ritorno alle origini per chi sente forte il richiamo della propria terra: è l’esempio dei giovani talenti del Sud che non hanno più bisogno di emigrare per lavorare in un’azienda del Nord Italia.

South working: lavorare a distanza dal Sud Italia

Il South working, anche questo figlio dell’esperienza del Coronavirus, è un fenomeno che è stato studiato a lungo dall’associazione omonima, South working, che dimostra quanto non serva la fuga dal Mezzogiorno per trovare lavoro e per far crescere il paese.
Lavorare in maniera agile dalle aree marginalizzate dell’Italia contribuisce a produrre effetti positivi per lavoratori, aziende e nel complesso per tutto il territorio.

Ma non finisce qui. Anche noi di DigitalMakers abbiamo imparato che lavorare nel marketing digitale dalla Sicilia è possibile applicando un sistema ibrido remote-first. Come per tantissimi in Italia, lo scenario post pandemico ci ha aperto l’orizzonte di nuove scelte sia strutturali che di workflow. Quindi, sì: riorganizzando i nostri flussi interni e implementando alcune piccole best practice, siamo fieri di poter dire che il remote working per DigitalMakers si conferma una modalità di lavoro che contribuisce al benessere di tutti i Makers e ne migliora la produttività.

Ma non ci dimentichiamo mai dei contatti tra colleghi che restano fondamentali ai fini dell’output e fanno bene al cuore. E poi, il nostro ufficio vista mare rimane sempre l’headquarter da cui prendono forma i progetti, da cui incontriamo i clienti e da cui ci riuniamo per qualche aperitivo improvvisato.

Smart working, i rischi per i lavori creativi

Operativi da remoto: i 5 vantaggi…

Il 2023 si è chiuso con un trend positivo per il lavoro da remoto, registrando un 541% di lavoratori in più rispetto al periodo pre-Covid. I dati, raccolti dall'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, riportano una tendenza in aumento che porterà entro il 2024 a 3,65 milioni di remote worker.

La possibilità di plasmare il proprio spazio di lavoro in modo unico e personale si riflette positivamente sul completamento delle task: si è dimostrato che immergersi nella quiete di un luogo familiare con meno stimoli può favorire la concentrazione e aumentare la produttività fino al 20%.

Ma gli aspetti positivi del remote working sono evidenti anche su altri livelli, a cominciare da quello del benessere del lavoratore. L'OMS ha condotto una ricerca sul benessere psicologico, fisico e relazionale dei remote workers, evidenziando che il 30% dichiara di stare bene fisicamente, il 35% riporta un elevato livello di benessere psicologico e il 37% riferisce un alto benessere relazionale.
In generale remote worker e smart worker mostrano livelli di benessere simili e più elevati rispetto a quelli dei lavoratori on-site.

Spostare la sveglia di un'ora e più, concedersi un power-nap in pausa pranzo e coltivare hobby dopo le 18 sono solo alcuni tra gli aspetti più noti che contribuiscono a ridurre lo stress legato alla routine.

Ma il remote working registra anche dati incoraggianti nella tutela e salvaguardia dell’ambiente. Riducendo gli spostamenti e l'utilizzo degli uffici, si risparmiano fino a 600 kg di CO2 all'anno per lavoratore e oltre 150 ore di tempo da dedicare a se stessi.

I 5 vantaggi del remote work

Tirando le somme, ecco i 5 vantaggi del lavoro da remoto che abbiamo individuato sulla base della nostra esperienza (e che non sembrano discostarsi dalle statistiche):

  1. Work-life balance migliorata
  2. Maggiore concentrazione e produttività
  3. Miglioramento del benessere fisico rispetto al lavoro in presenza
  4. Stress in calo grazie a una routine meno serrata
  5. Minor spreco di risorse per raggiungere il posto di lavoro, nonché un minor impatto sull’ambiente.

Nonostante questo, vogliamo precisare che il remote working non è privo di difetti e che, se non regolamentato, può comportare dei rischi tanto per i lavoratori quanto per le organizzazioni.

…e tutti i difetti. Come fare per non sprecare l’opportunità del lavoro da remoto

Sempre secondo i dati dell’Osservatorio del PoliMi, il 30% dei remote worker riferisce una maggiore percezione di tecnostress, vale a dire una forma di stress causata da un utilizzo eccessivo, smodato e disfunzionale della tecnologia.
D’altronde, se prima si riusciva a risolvere una questione con un semplice confronto a voce, adesso anche il più piccolo dubbio si trasforma in una mail o in una call. E tra calendar, notifiche, mail e telefonate, risulta evidente che il remote working porta tutti ad essere inevitabilmente ancora più connessi.

L’impatto del remote working per i creativi sembra essere ancora più rischioso, in quanto privati del confronto periodico con i colleghi. Questi momenti rappresentano non solo un'opportunità per valutare il progresso dei progetti, ma anche un'occasione per alimentare l'ispirazione reciproca. La diminuzione delle interazioni riduce inevitabilmente lo scambio spontaneo di idee e la contaminazione delle esperienze, ridimensionando tutto ciò che rende il luogo di lavoro un ambiente creativo e pulsante.

Come fare per trovare un equilibrio?

Prima di tutto, è essenziale auto-imporsi dei limiti fisici e temporali. Lavorare da casa non significa necessariamente trasformare la propria abitazione in un ufficio. Trovare un luogo dedicato o stabilire una collocazione routinaria aiuta a separare concettualmente lo spazio dedicato al lavoro da quello familiare e domestico.
Anche rispettare gli orari di inizio e di fine è fondamentale: concedersi un’ora di pausa pranzo e un paio di pause caffè aiuta a mantenere alta la produttività e a non gravare sulla salute della schiena e degli occhi, nonché dello stress generale.

Il remote working non deve trasformarsi in isolamento: la socialità è cruciale quando si lavora per obiettivi comuni. Nel lavoro team-driven, conoscere i colleghi con cui si lavora aiuta il coordinamento e la collaborazione e contribuisce a ridurre gli unconscious biases, vale a dire la tendenza naturale ad avere pregiudizi impliciti.

Le vie di comunicazione devono rimanere aperte per evitare che la distanza fisica diventi anche una barriera creativa: organizzando incontri e confronti periodici, anche di natura ricreativa come un aperitivo, può essere un’ottima occasione per fare brainstorming.

Per concludere, non esiste un equilibrio perfetto. Ecco perché l’ideale è restare aperti alle esigenze di ognuno e provare ad abbracciare la diversità dei metodi e degli stili lavorativi. Mentre alcuni Makers trovano ispirazione nel comfort di casa o da una spiaggia soleggiata, altri prosperano nella collaborazione dell’ufficio.
Il sistema ibrido è l’approccio semplice che lascia che ognuno trovi il proprio equilibrio, massimizzando la produttività nel rispetto della propria work-life balance.

“Storie di South Working” è la nuova rubrica del nostro blog in cui riportiamo, dalla loro viva-voce, le testimonianze di professionisti del digitale che hanno scelto di lavorare nel Marketing dal Sud Italia. C’è chi è “rientrato dal Nord”, chi è rimasto sempre “fedele” alla sua regione o chi ha scelto la Sicilia come terra di adozione.

La prima storia è quella di Francesco Anzelmo, CEO di DigitalMakers e siciliano “di ritorno", che, nella sua intervista, ci racconta:

Perché avviare una Digital Agency in Sicilia

Come è iniziata la tua carriera nel settore del Marketing Digitale?

La risposta a questa domanda è in fondo alla bio che ho scritto anni fa e che mi trascino cucita addosso con non poco orgoglio.

Arrivo al Marketing da un percorso trasversale iniziato con una laurea in Filosofia, non casuale e per niente funzionale, almeno all’inizio, al mondo della comunicazione. Poi la mia passione per la scrittura e il mio percorso da giornalista mi hanno portato da Roma a Palermo a diventare, di fatto, un professionista del marketing digitale.

Ho iniziato proprio a Palermo a far diventare il Digital marketing il core delle mie attività; prima era un asset secondario che mettevo al servizio del mio scrivere come giornalista.

Come nasce DigitalMakers e perché hai deciso di investire nel settore del digital marketing in Sicilia?

DigitalMakers esiste dal 2019, ma già nel 2017/18 era nei miei pensieri. Ho coltivato clienti e relazioni come libero professionista e quando tutto è diventato troppo per me ho deciso di investire nel Marketing in Sicilia, in un progetto scalabile e più solido, dove ho messo tutto me stesso.
La Sicilia come punto di partenza era perfetta, c’era molto spazio e sono assolutamente convinto ce ne sia tanto ancora oggi.

Non ero solo in questa sfida, per metà del percorso siamo stati in due a sognare, ora sono da solo ma sento sempre una spinta doppia. Questa però è un’altra storia.

I vantaggi del south working

Quali sono le sfide che hai affrontato e affronti per lavorare in questo settore da una regione del Sud Italia?

La narrazione dell’azienda del Sud che deve fare più fatica rispetto a una del Nord, purtroppo non è una leggenda. Ma negli anni, dal 2012 ad oggi, questa narrazione fortunatamente è cambiata molto. Fino al Covid, nel 2020, imprenditori e professionisti come me che decidevano di investire in una regione del Sud erano visti per lo più come “mosche bianche”, se non addirittura “giocatori d’azzardo”.

La pandemia, e la conseguente “normalizzazione” del lavoro da remoto, ha cambiato le regole del gioco: adesso che un’agenzia di Digital Marketing si trovi in Sicilia, Lombardia o Veneto sembra avere meno importanza per i clienti; ciò che conta è dimostrare che il lavoro che fai è all’altezza delle aspettative del tuo interlocutore, qualunque sia la sede geografica da cui lo stai portando avanti.

Cosa apprezzano i clienti del Nord Italia nel collaborare con una digital agency del Sud?

Inizialmente pensavo che la motivazione principale fosse legata al costo dei servizi: il costo più basso della vita, e di conseguenza del lavoro al Sud, permette di uscire con delle offerte economiche più competitive.

Negli anni, mi sono però ricreduto anche su questo aspetto: i nostri clienti apprezzano soprattutto la qualità della relazione che si crea con le persone del team, oltre, chiaramente, alla capacità di generare risultati. E questo aspetto ha a che fare con i valori e le visioni che sposiamo nella nostra cultura organizzativa, più che con la nostra collocazione geografica.

Digital Marketing e remote working

DigitalMakers, dal punto di vista della modalità di lavoro, si definisce un’azienda remote-first. Cosa significa e cosa ti ha portato a questa scelta?

Il remote work è stata la principale modalità di lavoro dalla nascita di DigitalMakers, quindi ben prima della pandemia.

Personalmente ritengo che il contributo al lavoro delle persone non dipenda dalla loro presenza fisica in ufficio, al contrario: quello di cui ci rendiamo conto ogni giorno è che la produttività in smart working aumenta, grazie alla maggiore concentrazione di cui, in buona parte dei casi, si gode da casa. Al tempo stesso, e potrebbe sembrare un paradosso, da inizio anno abbiamo cambiato sede trasferendoci in uno studio di oltre 800mq al 16° di un attico di Palermo con vista porto.

La scelta di mantenere una sede fisica e di investire su una struttura anche esteticamente d’impatto è dovuta alla volontà di vivere l’ufficio come uno spazio confortevole in cui poter continuare a incontrarsi, confrontarsi e coltivare i rapporti umani tra colleghi.

La maggior parte dei colleghi ad oggi preferisce, quindi, adottare una modalità di lavoro ibrida. Prima di scegliere di costituire un’azienda ho lavorato vari anni come dipendente in diverse agenzie tra Roma e Palermo e in primis ho vissuto le ore in mezzo al traffico e l’ansia da ricerca del parcheggio: condizioni che non ti permettono di iniziare la giornata “al meglio dell’umore”.

Per questo oggi la mia priorità da imprenditore è quella di pensare al benessere delle persone che contribuiscono alla crescita di DigitalMakers e la scelta di adottare la modalità remote-first risponde esclusivamente a questo obiettivo.

Restiamo in contatto?

Ogni tanto ti invieremo un’email per raccontarti le cose belle che facciamo.

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