Per la rubrica di Storie di Southworking, abbiamo intervistato Valeria Rossitto, la nostra Social Media Content Manager, una dei talenti di ritorno in Sicilia.
La sua storia inizia a Palermo e prosegue tra Pisa e Siviglia, dove Valeria ha fatto l’esperienza dell’Erasmus che le ha spianato la strada verso la crescita professionale.
Dopo aver concluso gli studi in Mediazione Artistica a Barcellona e in Arti Visive a Bologna, Valeria è entrata nel mondo del lavoro: oggi è tornata nella sua città natale e lavora nel digital marketing dalla Sicilia.
Scopriamo insieme il suo affascinante percorso!
Le mie prime esperienze lavorative sono legate proprio al mondo della creatività. Ad esempio a Barcellona ho collaborato con un’associazione che si occupava di realizzare laboratori artistici per i bambini ricoverati in pediatria. Per preparare gli atelier, ho quindi usato Canva per la prima volta, insieme ad altri tool che pian piano mi sono tornati utili nel mio lavoro. In quel periodo ho aperto un blog tramite WordPress: senza saperlo, avevo creato i prodromi che mi avrebbero condotta alla realizzazione del mio libro e avevo cominciato a fare esperienza di quel famoso data entry che avrei approfondito meglio in seguito, lavorando nel marketing.
Successivamente, collaborando con gli eventi culturali, tra cui Manifesta e la Mostra del Cinema di Venezia, non solo ho avuto a che fare con il dipartimento di comunicazione (nel primo caso ero all’Ufficio Stampa), ma ho anche coltivato le public relations dato che a Venezia mi occupavo degli ospiti. Qualcosa che sembra lontano dal marketing; eppure il marketing è fatto di un elemento imprescindibile che si ritrova anche nella relazione con il pubblico: l’empatia e la capacità di intuire le necessità di chi si ha davanti.
Empatia, ascolto e capacità di problem solving che ho dovuto mettere in pratica dopo la pandemia, quando l’Italia non voleva accettare il mio CV e io mi improvvisavo come SMM di un negozio nascente. Motivo per il quale mi sono trasferita in Francia dove ho tenuto laboratori culturali in una scuola media, e senza sapere il francese!
Quando sono andata via, avevo 21 anni: sapevo che c’era tanto da vedere e volevo allargare i miei orizzonti. Così è stato perché ho avuto modo di conoscere tante persone, ognuna con la propria mentalità e soprattutto entrare in contatto con tantissime nuove idee. Abituarsi al diverso non è mai facile, ma la capacità di adattamento credo sia una delle skill più utili di tutte, oltre alla pazienza.
Dopo dieci anni di giri, nuovi letti su cui dormire, nuovi ambienti da conquistare, ho sentito il richiamo della mia isola e del suo mare. C’è una bellissima poesia di Kavafis che si intitola “Itaca”: una terra natia che ci mancherà sempre ovunque andremo. Eppure a volte è necessario prendervi le distanze anche per capirne il valore e guardarla diversamente quando torneremo.
Palermo ha riacceso i suoi colori anno dopo anno, ed era un peccato non poterla vivere davvero, per colpa di un lavoro che faticavo a trovare.
Finché tutti i tasselli si sono messi al proprio posto: tante esperienze quasi slegate tra loro che univano le lingue, la scrittura e la creatività si sono assommate in un unico lavoro: quello del marketing digitale.

Tornare a lavorare nella mia terra è un desiderio che la maggior parte degli espatriati non riescono a realizzare. Avere la possibilità di riappropriarsi della propria città e di importare quelle skills imparate altrove, non è scontato.
Tuttavia, c’è chi come me, ha dentro di sè “due sangui”, come diceva Elsa Morante: quello di colei che vuole restare, ma anche di chi vuole ancora partire. Infatti, una parte di me rimarrà per sempre “la ragazza con la valigia”.
Nonostante tutto, tornare al Sud non significa abbandonare del tutto quel lato: la possibilità di lavorare nel marketing, quindi fare un lavoro per cui servono fondamentalmente il computer e una rete internet, dà grandi vantaggi nel plasmare la vita che si vuole. Inoltre, lavorare da remoto ci permette anche di continuare a viaggiare per non perdere mai il contatto con tutte quelle belle persone che si sono conosciute durante il percorso e conoscerne di nuove.
Ci sono aspetti del vivere fuori che mancano e che gettano luce su quanto Palermo abbia ancora da imparare dal resto del mondo. Ma noi rimpatriati guardiamo a questa città con amore e facciamo in modo da poter contribuire al suo progresso.
Si impara tanto dall’esperienza sul campo e soprattutto dagli errori che questa comporta. Inizialmente ogni errore lo vivevo male: specie in una società che pretende efficienza sempre e comunque. Con il tempo ho capito che l’errore è parte del processo di apprendimento; che più che un’onta è un insegnante severo, ma capace di insegnare la lezione.
Pazienza, gentilezza verso il prossimo, rispetto e caparbietà: questi gli ingredienti che servono per imparare un nuovo mestiere e pian piano salire di grado, fino a padroneggiarlo. E qui, usando il plurale maiestatis, siamo ancora in cammino.
Innanzitutto mettere mano ai tool principali: che siano i social quali Instagram o TikTok, vedere i trend e riproporli secondo il proprio Tone of Voice. O aprire il proprio primo sito, impostarlo a propria immagine e somiglianza per fare personal branding. Trattare se stessi come clienti, creare una propria Visual Identity e far vedere agli altri le proprie potenzialità. Sfruttare anche siti come LinkedIn e aggiornarsi con corsi online, come Learnn, Udemy, quelli di LinkedIn stesso o di Google. Il tutto senza dimenticare la prima vera forma di networking: il passaparola.
In un mondo dove internet è alla portata di tutti, imparare le basi del mestiere è davvero possibile. Mettersi le mani in pasta e fare del buon sano networking con chi specialmente è ritornato in Sicilia, farà il resto.


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